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Disastro vaccinazioni: l'Italia ha dato il peggio di sé

di Augusto Schianchi -

02 aprile 2021, 09:03

Disastro vaccinazioni: l'Italia ha dato il peggio di sé

Nella nostra storia ci sono stati dei momenti in cui il paese Italia, nelle sue articolate variazioni, ha dato il meglio di sé. Dal Piave all’alluvione di Firenze, la meglio gioventù è scesa in campo, con spontaneità, entusiasmo e grande senso della solidarietà; ce l’ha messa tutta e alla fine ha conseguito risultati di successo, forse inatteso. 

Ci sono momenti invece in cui il paese Italia ha dato il peggio di sé. E questo è stato il piano di vaccinazione finora realizzato.  L’arrivo scaglionato dei vaccini, con il big pharma largamente inadempiente nelle consegne, ha contribuito ad un avvio disorganizzato e soprattutto ingiusto in termini di priorità nelle vaccinazioni. 
A questo disastro ha contribuito il governo in carica, che ha sottovalutato il problema logistico, fidandosi di una burocrazia, da sempre disorganizzata nell’esecuzione delle proprie funzioni istituzionali. Hanno contribuito le regioni (a parte, in parte, l’Emilia e probabilmente il Lazio), dove i governatori hanno interpretato il piano di vaccinazione come grande opportunità per farsi la campagna elettorale. Abbiamo contribuito noi italiani (con le solite eccezioni), che abbiamo ancora una volta mostrato la nostra migliore qualità, la furbizia, opportunamente governata in un sistema di reti di casta. 
Con l’aggravante che il privilegio di essere vaccinati per primi è apparso come l’affermazione di status sociale. «Io ho già ricevuto la seconda dose», è diventata una sorta di mantra. 

E non c’è un perché del vaccino assegnato in via prioritaria a queste persone,  dal momento che molti lavorano in uffici dove non incontrano nessuno, anche per via del lockdown. Come se le email trasmettessero il virus. L’intollerabile storia dei furbetti del quartierino che si ripete ancora una volta. 

Con l’aggravante, però, che il piano governativo di vaccinazione ha partorito stranezze e inspiegabili incongruenze. Qualche esempio: ha sollevato indignazione popolare il fatto che siano stati vaccinati docenti universitari (e anche dottorandi, perfino di poco più di vent’anni), che non vedono uno studente da un anno o più. O personale amministrativo delle aziende sanitarie, che non hanno mai incrociato un paziente. E invece ci sono ancora tantissimi malati affetti da patologie gravi, o definiti «estremamente fragili», che sono ancora in attesa di una chiamata, o della possibilità di prenotarsi. Obiettivamente non è degno di un Paese civile. 

A questa situazione hanno pure contribuito gli anti-vax, con la loro più o meno nascosta propaganda, un mix di vago complottismo e ignoranza antiscientifica. Ciascuno è libero di non vaccinarsi, ma non è libero di contagiare gli altri. Ma poiché anche gli anti-vax votano, solo con questo governo «tecnico» si è deciso di prendere i necessari provvedimenti per una prudente precauzione. 

Sono tanti gli esempi di questa distopia vaccinale: ognuno potrebbe aggiungerne dei nuovi. E non possiamo dimenticarne l’altro aspetto: ancor’oggi (a 3 mesi dall’inizio delle vaccinazioni) proseguono i quasi 500 decessi giornalieri, che sommati ai precedenti, danno oltre 100 mila morti. Una guerra, con più morti dei nostri alpini caduti in Russia nel 1942.  

Questa grande tragedia (in tempo di pace) dovrebbe indurre tutti, a partire dai più giovani, a riflessioni severe. 

A noi cittadini uno stato così, che ci abbandona nei momenti difficili, non serve. La riforma dello stato non è più un problema di lungaggini burocratiche, è un problema di sopravvivenza. Il Covid passerà e tutti saranno vaccinati, ma i problemi globali che ci stanno di fronte, a partire dal riscaldamento climatico, non sono meno difficili da affrontare. Anzi in quel caso non c’è vaccino. Ci possono essere solo comportamenti individuali responsabili e solidali, che si traducono in comportamenti collettivi che soli potranno assicurarci una sopravvivenza planetaria. 

Gli esempi riferiti ai nuovi furbetti del quartierino, a discapito delle persone fragili (in tante poi decedute), sono stati obiettivamente troppi. Ci sovviene purtroppo il dubbio che la tradizione degli «italiani brava gente», in questa storia delle vaccinazioni, si stia rivelando davvero un’esperienza piena di tragica amarezza. 
AUGUSTO SCHIANCHI