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Sciagure e speranze per le nuove generazioni

di Vittorio Testa -

03 aprile 2021, 08:35

Sciagure e speranze per le nuove generazioni

Tristi, ansiosi e sfiduciati, i nostri ragazzi nati dopo l’11 settembre del 2001, sono le generazioni sulla quale si abbatte la crisi economica più intensa e duratura e, quando pareva che ci si potesse risollevare, ecco  il Covid19: un’autentica enorme sciagura sociale e sanitaria, con morti, coprifuoco, isolamento, quarantene, mascherine, diffidenza per il prossimo che potrebbe essere l’untore. Solitudini, scuole chiuse e lezioni a distanza: meno apprendimento e meno occasioni di incontro, la possibilità di abbracciarsi, di baciarsi. 

Per la verità quest’ultima inibizione a stampare uno o due smàk sulle gote  di tutti quanti non è la peggiore delle cose capitate in tempi Coronovirusiani. Imperava una stucchevole baciomanìa, tutti baciofili  praticanti senza distinzione di affetti e legami. Sicché se a sera ciascuno di noi avesse conteggiato il numero di schioccolabiali dati e ricevuti, saremmo stati al conteggio vasto. Madre, moglie, padre, cugini, zii, figli, parenti. E amici, barbieri, salumieri, medici. Una lunga stagione di esibito affetto bisognoso di corporalità? Sta di fatto che la stretta di mano non bastava più, e nemmeno le robuste pacche distribuite un po’ alleviate persino  alle signore. Non che le danze gomito a gomito o addirittura caviglia a caviglia, somiglianti a un rito neandertaliano, siano granché. Ma almeno non si corre il rischio di sudaticce mani e afrori ascellari. A di là delle scherzose annotazioni comportamentali, un fatto è certo. Le nuove generazioni, a partire dalla prima, quella che adesso è in età universitaria o in cerca di primo lavoro, formeranno cittadini di diversissima indole, educazione, rapporto con le persone.  

A loro lasciamo in eredità un mondo bislacco: gli stiamo distruggendo l’ambiente, ogni giorno piovono notizie di incendi, tsunami, devastazioni provocate a scopo di lucro: il babbeo che, per bramosia pecuniaria, sega il ramo sul quale sta seduto. Il futuro è incerto, e le certezze sono soltanto negative: una di queste indica che la nostra società ha imboccato il  declino che chiude ogni partita, ogni possibilità di rinascita: già rinascita impossibile se le  nascite sono sempre meno. L’anno scorso il record: in Italia si sono verificate 300mila decessi rispetto alle venute al mondo. Ce ne sarebbe abbastanza per gettare la spugna, ritrarsi, fuggire dalle responsabilità. Invece, procedendo alla ricerca di valori positivi, si apre un pertugio alla speranza. Non va sottovalutata, spiegano fior di sociologi e psicologi, la prodigiosa capacità di adattamento dell’uomo. Primi segnali: il ruolo dei giovani ha assunto nell’ambito familiare un peso determinante. I ragazzi - e che ragazzi, visto che il 40 per cento di loro resta dai genitori fino a 35 anni d’età - padroneggiano la tecnologia, e si stanno specializzando sempre di più. Si stanno formando uomini adulti che hanno subito un periodo tragico, dipinto alla peggio da noi operatori di un’informazione privilegiante le negatività. Morti, sofferenze, dolori devastanti. Ma anche tanta solidarietà. Ed esempi indimenticabili di quello che può e sa fare l’uomo, la dedizione disinteressata, e gli stupendi, commoventi slanci di generosità. La salda grandezza d’animo, ma diciamo pure l’eroismo di centinaia di migliaia di piccoli grandi atti, sì, d’eroismo. Medici e infermieri che hanno dato la vita in uno slancio, in un atto d’amore universale. E infine, l’esempio che ogni giorno, inosservato nella routine quotidiana, arriva dalle persone capaci di aiutare il prossimo. Una prospettiva possibile? Non ci resta che sperare. Sperare nei giovani. Peggio di noi non potranno certo fare.

 VITTORIO TESTA