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EDITORIALE  

Dal mugugno al ribellismo: la rotta va corretta 

di Domenico Cacopardo -

08 aprile 2021, 08:46

Dal mugugno al ribellismo: la rotta va corretta 

La novità di questi giorni è che gli italiani stanno passando dal mugugno al ribellismo strisciante. Una situazione, quella del ribellismo strisciante, estremamente pericolosa sia per il caso che qualcuno, nel governo, pensasse a una repressione sia che, invece, si cedesse immediatamente, dimostrando in modo plateale la casualità delle misure adottate. 
C’è da dire che l’indirizzo espresso da Mario Draghi per un atteggiamento dei componenti del Cts consono al loro delicato compito non è stato ascoltato. Tanti, troppi tecnici e scienziati continuano a sentenziare giorno dopo giorno in modo sempre diverso spesso contraddittorio, accentuando le insicurezze nelle quali viviamo. E occorre aggiungere che la sensazione - a pelle -, spesso confermata da saltuarie ricerche sui dati, è che il terrorismo informativo profuso a piene mani soprattutto dalla Rai ha cessato di essere fonte di paura, diventando solo un inaccettabile fastidio. Le trasmissioni si soffermano su casi tragici e su casi limite, evitando di enfatizzare tutte le situazioni positive, nelle quali il sistema sanitario o i singoli sono riusciti a battere il virus. 
Il manifestarsi di episodi di esplicito ribellismo suggerisce di correggere la rotta.  Infatti, se è vero che il bene della salute è un bene costituzionalmente tutelato, bisogna ricordare che la Costituzione guarda alla vita, nel cui concetto c’è di certo la salute, insieme a tanti altri valori. Semmai, c’è l’indicazione dell’utilità collettiva, come bussola con la quale graduare le scelte di governo e Parlamento. 

Rimane, quindi, nelle mani della politica realizzare la sintesi tra i valori in campo, in modo da non trascurare tutte le componenti della vita-valore, dall’istruzione all’economia, dalla socialità al salutare esercizio di attività sportive.   Non basta l’orientamento dei tecnici ad assicurare la bontà delle scelte. Anzi, la storia (e l’esperienza) insegnano che le opinioni tecniche debbono essere sempre bilanciate dagli altri fattori della vita quotidiana, nazionale e dei singoli. Mancando una visione equilibratrice, il sistema collassa.  E i sintomi dell’imminenza di un collasso ci sono tutti.   È di queste ore la notizia che Palazzo Chigi si stia dotando di un «social manager», cioè di una funzione dedicata ai «social» e alla dilagante disinformazione. Non basta. 

Tutti vediamo come, per esempio, i ristoranti siano luoghi gestibili con il distanziamento e con il controllo sanitario dei dipendenti. Altrove le statistiche non hanno indicato i ristoranti come luoghi elettivi di contagio. Da noi, chissà sulla base di quali ancestrali pulsioni, i ristoranti vengono considerati luoghi di perdizione sanitaria.   Poiché Mario Draghi è uomo di esperienze ai livelli più importanti non manca a lui la conoscenza dei limiti della tecnica e dei tecnici e la consapevolezza che chi è in comando deve andare oltre e realizzare quel contemperamento tra esigenze che è la chiave del buon governo. Una chiave che serve ora, non tra una settimana o a fine mese. 
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