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EDITORIALE

L'incertezza della scienza e il caso vaccini

di Paolo Ferrandi -

14 aprile 2021, 09:11

L'incertezza della scienza e il caso vaccini

Secondo Karl Popper ogni affermazione scientifica è per sua stessa natura falsificabile: è, cioè, possibile pensare a una qualche situazione di fatto che, presentandosi, consenta di mostrare il suo essere sbagliata. Questo significa che una teoria è scientifica se può  essere contraddetta da esperimenti adeguati. Quindi  la verifica è un procedimento aperto mentre alla falsificazione basta una sola prova negativa. Se vogliamo certezze assolute dobbiamo rivolgerci alla religione o a quella che Popper - che era, almeno all'inizio, un  filosofo neopositivista  - considerava anche peggio della religione, cioè la metafisica.
Mi scuso per  questa lunga digressione epistemologica, ma è utile per capire quello che sta succedendo con i vaccini a vettore virale, cioè quelli che usano un virus - adeguatamente ingegnerizzato e reso innocuo - per combattere il virus che provoca il Covid-19.
Sia il vaccino AstraZeneca che il vaccino Johnson & Johnson, infatti, hanno superato tutti  i test clinici a cui sono stati sottoposti e che sono stati  rigorosi, anche se veloci per l'emergenza pandemica. Per questo sono stati autorizzati dalle agenzie regolatorie, come la Fda negli Stati Uniti, l'Ema nell'Unione europea e l'Aifa in Italia. Ma i test clinici difficilmente intercettano reazioni avverse rarissime come quelle che sono state segnalate con AstraZeneca e quelle che - pur ancora in fase iniziale di studio - hanno portato allo stop al vaccino Johnson & Johnson. Insomma, anche in questo caso la conoscenza procede analizzando fatti e se i fatti ci danno nuove informazioni dobbiamo tenerne conto.

Nel caso del vaccino AstraZeneca  queste nuove evidenze hanno prodotto una diversa decisione di utilizzo. Prima - proprio perché i test clinici non avevano abbastanza partecipanti anziani - si è deciso di riservarlo agli under 55, poi agli under 60 e infine ora - visto che i casi di trombosi osservati sono quasi tutti in soggetti relativamente giovani - il vaccino è consigliato per gli over 60. Questo non vuol dire che chi è già stato vaccinato con una prima dose di AstraZeneca e ha meno di 60 anni (il mio caso, per esempio)  debba fare la seconda dose con un vaccino diverso. Un'eventualità, peraltro, non ancora testata. Per ora non ci sono segnalazioni di eventi avversi dopo la seconda dose, quindi si va avanti come stabilito. Ma ricordando che, appunto, il fatto che non si siano ancora verificati non vuol dire che non possano verificarsi quando aumenterà il numero delle persone totalmente vaccinate. E allora si modificheranno ancora una volta le modalità di somministrazione. 
Lo stesso potrebbe accadere con il vaccino Johnson & Johnson qualora si dimostrasse  che questi eventi avversi sono in qualche modo legati alla somministrazione. 
Resta da dire che in ogni caso - data la rarità del numero delle trombosi osservate - il rapporto costi-benefici, almeno per i non giovanissimi, è assolutamente a favore della vaccinazione.
Resta da capire perché l'Unione Europea - e per quel che riguarda il vaccino Johnson anche gli Stati Uniti - abbiano scelto questo tipo di vaccini e non quelli a Rna messaggero, come Pfizer e Moderna. Questa è una domanda a cui è difficile rispondere, ma ci si può provare.
Prima di tutto i vaccini a vettore virale sono più «tradizionali» rispetto a quelli a Rna messaggero. Forse è per questo che, in una condizione di grande incertezza e di assoluta urgenza, la Commissione europea ha deciso di puntare più sui primi che sui secondi.
Poi ci sono i problemi logistici: i vaccini a Rna messaggero devono essere conservati a temperature molto più critiche di quelli a vettore virale. E quindi possono essere usati con più difficoltà. In più il vaccino Johnson & Johnson è monodose e quindi dimezza i tempi - e la logistica - che servono per immunizzare una persona. In poche parole sono più semplici da usare e perciò erano, sulla carta, preferibili. 
A questo punto cosa succederà? Forse avremo un ulteriore piccolo rallentamento della campagna. Ma ormai la strada per uscire dalla pandemia è stata imboccata. E passa sempre per la vaccinazione di massa.