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EDITORIALE

Dal Governo un Def fortemente espansivo

di Alfredo Alessandrini -

20 aprile 2021, 08:48

Dal Governo un Def fortemente espansivo

Il documento di economia e finanza 2021, approvato dal Consiglio dei ministri del 15 aprile, ha la caratteristica fondamentale di essere fortemente espansivo, prevedendo un aumento  dell’indebitamento orientato ad investimenti pubblici, al sostegno di quelli privati, al lavoro e quindi alla crescita complessiva dell’economia sostenibile, come ricordato recentemente nel suo discorso dal presidente Draghi. Prendiamo a prestito il senso delle parole del ministro dell’Economia Franco che prevede, a fianco degli interventi di sostegno alle categorie colpite dalle chiusure legate alla pandemia, compreso l’ultimo scostamento di bilancio di 40 miliardi da portare all’approvazione del Parlamento, un Def improntato ad una visione strategica di crescita attraverso un forte impulso di investimenti pubblici. «È un Def che prefigura un piano di rilancio, uno shock positivo di investimenti pubblici e incentivi agli investimenti privati, alla ricerca e sviluppo, alla digitalizzazione e innovazione, senza precedenti nella storia recente» dice il ministro.
I sostegni erogati arriveranno a un ammontare imponente pari al 4% del Pil. Il  Def prevede poi l’utilizzo di ulteriori risorse nel 2022-2023 per finanziare progetti legati al Piano nazionale di ripresa e resilienza.

Il Pil programmato prevede un + 4,5 nel 2021 ed un + 4,8 nel 2022. Previsioni superiori a quelle di Banca d’Italia che nel 2021 prevede comunque un PIL in buona crescita del 4%.
Naturalmente questo sforzo incredibile sul lato degli investimenti porta con sé una crescita straordinaria dell’indebitamento pubblico:  il debito pubblico rispetto al PIL è previsto del 159,8% nel 2021, del 158,3% nel 2022, del 155% nel 2023, del 152,7% nel 2024, quindi con un trend calante legato ovviamente alla previsione di crescita del PIL.
 Per il 2021 avremo  un debito  al livello di quelli del primo  dopoguerra, come ricorda il Presidente del Consiglio.
Una annotazione importante va fatta relativamente alle previsioni  sull’andamento del disavanzo rispetto al PIL previsto nel 2021 al 11,8%, un livello elevato dovuto alle misure di sostegno all’economia,  ma con una previsione di riduzione del rapporto deficit/PIL al 5,9% nel 2022, al 4,3% nel 2023, nel 3,4% nel 2024 e al 3% nel 2025; un risultato straordinario che se si verificherà, come è ragionevole prevedere, riporterà il disavanzo netto delle pubbliche amministrazioni ad un valore rispetto al PIL in linea con i parametri dell’Unione Europea; e questo potrà avvenire grazie ad un indebitamento destinato a produrre una vera crescita, in altre parole a creare valore e non a distruggerlo. 
È il principio del debito buono che il nostro presidente del Consiglio ricorda sempre nei suoi interventi: debito buono è quello destinato agli investimenti pubblici ed al sostegno a quelli privati, più le spese per sanità e scuola che devono essere assimilate a tutti gli effetti ad investimenti.  
Le generazioni future avranno il peso del debito ma beneficeranno del valore positivo portato dagli investimenti sulla crescita. 
La grande sfida del Governo Draghi, con il Def 2021 e con l’ulteriore scostamento di bilancio di 40 miliardi è di intervenire sicuramente là dove c’è il bisogno  ma altresì di puntare decisamente sulla crescita definita giustamente sostenibile ed inclusiva, capace di generare quell’aumento del Pil previsto dal Def.
Le previsioni del  Def si collegano al Piano nazionale di ripresa e resilienza a cui si aggiungono le risorse del React Eu (Pacchetto di assistenza alla Ripresa per la coesione e i territori d’Europa) che  vale per il nostro Paese 13,5 miliardi. 
A questo fondi si aggiungono le disponibilità del pacchetto Sure per il sostegno alla cassa Integrazione erogato da Bei.
Tutti questi interventi  sono in grado di generare quella crescita in grado di raggiungere l’importante obiettivo di prevedere di portare, come indicato da Draghi nel suo recente discorso, nel 2025, il deficit Pil al livello del 3%.
Sul problema del debito e delle regole dell’Eurozona  occorre rilevare che la tragedia della pandemia in termini di vite umane e di danno economico porterà alla necessità di rivedere il Patto di stabilità e Crescita ed il fiscal compact. Dice Draghi che  su questi temi «gli occhi di oggi sono completamente diversi» sia dei mercati ma anche delle Istituzioni Europee, in quanto l’attenzione in questo momento è concentrata sulla crescita.
Quindi consideriamo le linee guida enunciate dal presidente Draghi  sul piano di uscita dalla crisi pandemica e di forte rilancio dell’economia non  solo condivisibili ma soprattutto convincenti in quanto costruite sulla base dei fondamentali dell’economia del Paese. 
Ci auguriamo che questo lavoro imponente che aspetta il Governo possa avere la partecipazione convinta delle forze politiche in Parlamento ed anche delle Istituzioni locali, delle forze economiche e sociali e ,aggiungiamo, il sostegno della società civile in modo da poter procedere rapidamente nella realizzazione dei progetti individuati nel DEF e nel  Piano di Ripresa e Resilienza per il quale si aprirà a breve il confronto in Parlamento per la successiva presentazione alla Commissione Europea.


Quindi consideriamo le linee guida enunciate dal presidente Draghi  sul piano di uscita dalla crisi pandemica e di forte rilancio dell’economia non  solo condivisibili ma soprattutto convincenti in quanto costruite sulla base dei fondamentali dell’economia del Paese. Ci auguriamo che questo lavoro imponente che aspetta il Governo possa avere la partecipazione convinta delle forze politiche in Parlamento ed anche delle Istituzioni locali, delle forze economiche e sociali e ,aggiungiamo, il sostegno della società civile in modo da poter procedere rapidamente nella realizzazione dei progetti individuati nel Def e nel  Piano di ripresa e resilienza per il quale si aprirà a breve il confronto in Parlamento per la successiva presentazione alla Commissione europea.