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EDITORIALE

La crescita: Recovery, una rivoluzione culturale

di Augusto Schianchi -

29 aprile 2021, 09:43

La crescita: Recovery, una rivoluzione culturale

Il discorso del presidente Draghi passerà alla storia della Repubblica, per almeno due ragioni. La prima è che traccia una via per un rilancio del sistema economico italiano, afflitto fondamentalmente da una bassa produttività: le risorse che abbiamo a disposizione «rendono» poco, rispetto a quando fanno gli altri paesi avanzati. E per questo soffriamo di una bassa crescita e di redditi stagnanti. Le risorse in arrivo con il Next Generation Plan Dovrebbero consentire quegli investimenti che rilancino l’efficienza nel nostro sistema, così da aumentare la produttività delle risorse impiegate, a partire dal lavoro. La seconda ragione è che Draghi ha esattamente precisato le nostre responsabilità: qualora le riforme a supporto del Piano dovessero fallire, il nostro futuro - inclusi i nostri figli e nipoti - ne sarebbe compromesso irrimediabilmente, questo per le prossime generazioni di italiani. Ha ben illustrato i rischi che potrebbero danneggiare il Piano, ovvero i nostri vizi storici: la corruzione, l’incompetenza (la stupidità), la salvaguardia di interessi particolari sempre e comunque. 


Il discorso di Draghi ha avuto una vasta risonanza internazionale. In parte per la sua eccezionale autorevolezza internazionale, dopo quel «whatever it takes» che ha salvato non solo l’euro, ma il sistema finanziario internazionale. In parte perché l’Europa è in una lunga fase di transizione. A settembre si terranno le lezioni in Germania, l’anno prossimo in Francia. 


Mentre Oltralpe si ripeterà il confronto tra l’estrema destra guidata dall’ultima erede della dinastia Le Pen ed il presidente Macron, ben più incerte saranno le elezioni in Germania.
Dopo la drammatica crisi greca del 2010, in cui la leadership tedesca aveva sostenuto una politica di austerità a qualsiasi costo, grazie all’azione della Merkel è stato avviato un esteso processo di revisione interna. I falchi, il ministro delle finanze Schaeuble (che di recente ha riconosciuto il suo sbaglio) ed il presidente della Bundesbank Weidmann, sono stati allontanati dai loro incarichi. Il piano di stabilità è stato sospeso, in attesa di una sua ridefinizione a pandemia terminata. 
A settembre si confronterà la Cdu-Csu con la forza emergente dei Verdi. Questi saranno guidati dalla nuova leader quarantenne Annalena Baerbock, che ha trasformato i Verdi da agguerrito movimento d’opinione in un partito che aspira alla guida del governo, con un programma fortemente keynesiano, europeista e naturalmente ambientalista. 


La Cdu-Csu, per la prima volta dopo 4 mandati, sarà guidata da Armin Laschet, che alla fine ha prevalso sull’alleato bavarese Markus Soder. Laschet, un leader non particolarmente brillante, rappresenta la tradizione del moderatismo tedesco, lo status quo nel segno della prudenza sociale e della sobrietà fiscale.
Ma i tempi sono cambiati, l’Europa è sempre l’area più ricca del mondo, ma la pandemia ne ha rivelato la sua cronica lentezza decisionale, sia per quanto riguarda i programmi di vaccinazione che la ripresa economica. Ma per realizzare una solida accelerazione è necessario un nuovo passo avanti nell’unificazione europea, a cominciare dall’adozione di un budget fiscale europeo, con l’emissione di titoli europei. Di questo fino ad oggi si è parlato tanto, ma deciso troppo poco e con troppe incertezze, perché si tratterebbe di una svolta radicale, dopo 30 anni, rispetto al progetto originale di Maastricht.


Di questa fase di cambiamento, il presidente Draghi può assumerne la guida, per le sue già dimostrate capacità di leadership, la conoscenza profonda dei processi decisionali europei, le sue convinzioni per una mediazione costruttiva tra interessi e culture diverse.


Ma la sua prima prova sarà l’avvio e la progressiva realizzazione del piano di Recovery qua in Italia. Prima di essere un piano di nuovi investimenti, il Recovery è una rivoluzione politico-culturale, per una presenza non burocratico-ostativa dello Stato, per la decostruzione di poteri consolidati, autoreferenziali, refrattari ai normali controlli esterni di efficienza ed efficacia.
La partita europea, verso un ulteriore passo nel processo di unificazione, comincia qua in Italia.