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EDITORIALE

I partiti e la Rai, l'ennesimo festival dell'ipocrisia

di Stefano Pileri -

04 maggio 2021, 09:51

I partiti e la Rai, l'ennesimo festival dell'ipocrisia

D  a due giorni i politici italiani discutono del caso Fedez-Rai.  Quello che sorprende della polemica non sono le opinioni sul Ddl Zan che riguarda un tema, la lotta all’omotransfobia, su cui da anni il Parlamento non riesce a legiferare. Tema delicato perché  quasi tutti sono d’accordo sul fatto che servano dei paletti chiari su questo terreno. Ma non tutti, anche tra  omosessuali e transessuali,  sono convinti che quella legge sia la soluzione migliore possibile. 


Ciò che lascia attoniti è l'ennesimo festival dell'ipocrisia dei politici italiani. Non si può definire altrimenti la levata di scudi arrivata di quasi tutti i partiti  su quello che Fedez ha denunciato come un tentativo di censura da parte della Rai.

Tutti d’accordo, i partiti, a  indignarsi per l’episodio, per la situazione della Rai e per la gestione dei suoi dirigenti. Come se la radio televisione pubblica in questi decenni non fosse sempre stata «cosa loro», un terreno di conquista e di spartizione. Non c’è partito dell’arco costituzionale (Cinque stelle compresi)  che, una volta   arrivato in Parlamento, non abbia usato il  proprio peso politico per strappare qualche  spazio negli organi di gestione  della Rai, qualche posto da direttore o caporedattore.  Senza differenze fra maggioranza e opposizione, senza remore o rispetto per le professionalità in ballo.