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EDITORIALE

L'eredità della pandemia e le prospettive dei rapporti fra gli Stati Uniti e la Cina

di Giancarlo Elia Valori -

22 maggio 2021, 08:40

L'eredità della pandemia e le prospettive dei rapporti fra gli Stati Uniti e la Cina

Il 2020 è stato un anno cruciale a causa del Covid-19 che ha sconvolto l’evoluzione dell’ordine mondiale nella direzione di differenziazione e trasformazione. Questa è la crisi più grave che il mondo umano abbia dovuto affrontare dalla seconda guerra mondiale.
Al 10 maggio 2021, secondo il Global new crown epidemic statistics report della Hopkins University, ci sono stati 158.993.826 casi confermati in tutto il mondo e 3.305.018 decessi.
La pandemia è come un esiziale esperimento sociale globale. Sulla base di un ordine mondiale che è già entrato in crisi, essa non solo ha causato una pausa e quindi la decelerazione dello sviluppo economico, ma ha anche premuto l’accelerazione della divisione sociale e del trasferimento di potere dal politico al tecnico.
Al momento, sebbene gli analisti più esperti e le principali istituzioni di ricerca abbiano pubblicato vari rapporti di ricerca, nessuno di loro può prevedere con precisione e in dettaglio l’enorme impatto della pandemia sulla storia del XXI secolo.
Tuttavia la pandemia apporterà grandi cambiamenti in quattro aree. In primo luogo, essa accelererà il trend generale di recessione e differenziazione economica globale.
 

 Ciò è dovuto alle politiche di sovremissione di valuta adottate da vari Paesi e all’intensificata polarizzazione sociale interna. La crisi economica e finanziaria mondiale dal 2008 non ancora è stata risolta. Al contrario, la crisi è stata nascosta solo dalla risposta a breve termine della politica monetaria.
In secondo luogo, la pandemia velocizzerò i cambiamenti interni e la riorganizzazione dell’ordine politico ed economico internazionale dovuti appunto dalla differenziazione sociale interna. A causa dell’influenza turbolenta della politica interna e internazionale, i rischi politici ed economici nelle fragili regioni del mondo si intensificheranno o avranno effetti a catena.
In terzo luogo, la pandemia promuoverà il rafforzamento della società digitale e la concorrenza tra i Paesi nella costruzione di nuove tecnologie diventerà più intensa. L’impatto più significativo della società digitale è l’arrivo silenzioso di una società trasparente che esiste ma non ha contatti umani.
In quarto luogo, la pandemia favorisce l’ascesa del nazionalismo dei vaccini e accelera la rinascita del valore della comunità dei Paesi dell’Asia orientale, il che ha un significato epocale dal punto di vista della storia della civiltà mondiale. Per ciò che riguarda lo scorso anno l’evento politico ed economico più influente nel 2020 sono state le elezioni statunitensi e il relativo cambio di amministrazione. Le elezioni statunitensi hanno rappresentato il cambio più netto ma anche il più frustrante nella storia degli Usa. Sebbene Trump abbia perso le elezioni, 74.216.154 cittadini hanno votato per il presidente uscente.
Per gli Usa, il mutamento di direzione non può essere considerato l’avvento di una politica determinata in una direzione, in quanto la realtà di base della società americana altamente divisa non è stata cambiata, ma è stata rafforzata a causa delle elezioni generali. L’enorme impatto ha promosso la diffusione della violenza politica e delle manifestazioni di protesta negli Usa.
Prima di tutto, Trump ha perso, ma lo spettro del trumpismo è rimasto negli Usa e persino nel continente europeo, il che  non favorisce lo sviluppo delle relazioni con la Cina. In secondo luogo, l’antagonismo della strategia statunitense nei confronti della Cina non è cambiato radicalmente. Trump ha aperto un contenzioso politico-economico con Pechino. È  degno di nota che la generazione più giovane della leadership repubblicana stia gradualmente diventando ostile e negativa verso la Cina, ed eserciti grande influenza nel Congresso, e ciò non favorisce la pace nel mondo. Terzo, se tale atteggiamento non viene contenuto, porterà a impatti negativi a lungo termine: fra disaccoppiamento high-tech e concorrenza ideologica. Infine, la politica della Cina verso gli Usa è stata perfezionata: sebbene il governo stia ancora aspettando e osservando, la voce della ricerca della cooperazione e dell’essere razionali e pragmatici è  la corrente principale a Pechino.
Il 2021 sta dimostrando che il fulcro dell’analisi delle tendenze politiche ed economiche globali sarà ancora la concorrenza tra Cina e Stati Uniti. L’amministrazione Biden considera ancora la Cina come il suo principale concorrente strategico, ma i metodi per affrontare il tema sono abbastanza diversi da quelli dell’amministrazione Trump. La differenza principale sta nel fatto che Biden si concentra sulla risoluzione dei problemi interni e non esclude le questioni più importanti con la Cina. L’amministrazione Biden ha adeguato la sua strategia per la Cina in quanto l’influenza di importanti gruppi di interesse come la finanza e l’industria militare statunitensi sulla politica è costante rispetto alla precedente amministrazione, ma il fattore cinese nella catena di interessi globali mantiene livelli più alti. Infatti sono in aumento anche le voci dei due partiti al Congresso degli Usa che chiedono il contenimento dell’ascesa della Cina. In breve, in termini di orientamento della politica cinese, si prevede che l’amministrazione Biden si opporrà a una guerra commerciale perché danneggia gli interessi fondamentali della comunità imprenditoriale americana. Tuttavia, è probabile che ci saranno problemi per Taiwan, Xianggang (Hong Kong), Xinjiang Weiwu’er (Uyghur), Mar Cinese Meridionale, Xizang (Tibet) e altre questioni. Si prevede che la possibilità di rinnovati negoziati commerciali tra Cina e Stati Uniti aumenterà notevolmente in futuro e verrà riformata la strategia degli Stati Uniti di concorrenza costruttiva.
Indipendentemente dai cambiamenti nelle relazioni sino-statunitensi, la Cina promuoverà sicuramente una maggiore cooperazione bilaterale e multilaterale sugli investimenti, cercando nuovo sviluppo e dando forma a nuovi modelli di cooperazione. Le aree chiave che sono attualmente le più importanti e degne di attenzione sono, in primo luogo, l’adesione della Cina al Regional comprehensive economic partnership (Rcep) e cerca di entrare nel Comprehensive and progressive agreement for trans-pacific partnership (Cptpp), il che dimostra che l’alta dirigenza cinese ha deciso di continuare la strategia di riforma della promozione interna ed esterna.
Il Rcep è un accordo di libero scambio nella regione dell’Asia del Pacifica tra i dieci Stati dell’Association of South-East Asian Nationse cinque dei loro partner di libero scambio: Australia, Cina, Rep. di Corea (sud), Giappone e Nuova Zelanda. I predetti Paesi membri rappresentano circa il 30% della popolazione mondiale e del PIL, rendendolo il più grande blocco commerciale. Il Cptpp, invece, è un progetto di trattato di regolamentazione e di investimenti regionali alle cui negoziazioni, fino al 2014, hanno preso parte dodici Paesi dell’area pacifica e asiatica: Australia, Brunei, Canada, Cile, Giappone, Malaysia, Messico, Nuova Zelanda, Perù, Singapore, Usa e Vietnam.
 È probabile che venga firmato l’accordo commerciale e di investimento Cina-Ue, che ha evidenti interessi a breve termine per l’Europa e interessi strategici a lungo termine per la Cina. Tuttavia, la Cina deve ancora assumere un atteggiamento cauto nei confronti della politica europea e dei suoi sistemi legali a due pesi e due misure. Cina e Russia al contempo rafforzano una cooperazione strategica globale e ci saranno nuove opportunità per la loro cooperazione nei settori energetico e militare.