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EDITORIALE ECONOMIA

Il ruolo della transizione ambientale nella ripresa post pandemia

di Alfredo Alessandrini -

31 maggio 2021, 12:05

Il ruolo della transizione ambientale nella ripresa post pandemia

La transizione ambientale sarà il motore della ripresa dopo la lunga e drammatica pandemia Covid 19. 
La crescita del Pil del nostro Paese, che l’Unione Europea prevede già al 4,2% nel 2021 e al 4,4% nel 2022, avrà dalle risorse del Next Generation EU e del fondo nazionale recentemente approvato dal Governo con lo  scostamento di bilancio un contributo decisivo; infatti i 248 miliardi del Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza ,  se investiti in progetti che creano valore, sosterranno la crescita anche negli anni successivi al 2022. 
Questa prospettiva di aumento del Pil è l’unica possibilità che ha il nostro Paese per far fronte al debito pubblico sul Pil che nel 2021 la Ue stima raggiunga  il livello del 160% con il deficit annuale che sempre per quest’anno  è stimato all’ 11,7%.
Ecco perché la crescita sostenuta è una necessità vitale per il nostro Paese. Ed ecco perché le riforme, a partire da quella della Pubblica Amministrazione, sono l’elemento fondamentale per realizzare i progetti e rendicontare i  risultati raggiunti alla Commissione Europea in modo da potere ottenere la corresponsione delle quote dei contributi previsti.


L’elemento trainante di questa fase di crescita sarà sicuramente la transizione ambientale. Infatti la Commissione Europea  fissa il target di spesa per la transizione ambientale al 37% dei fondi complessivi ottenuti, la percentuale più consistente.
E il nostro Paese ha risposto con il suo Pnrr con una percentuale su questa missione addirittura superiore al target della Commissione; infatti viene prevista una percentuale di spesa pari al 40% dei fondi ottenuti dal Pnrr. La scelta è corretta anche alla luce di un recente  studio del Global Wind Energy Council, organizzazione Belga creata nell’anno 2005 per promuovere l’energia eolica e per abbandonare l’uso dei combustibili fossili. Questo studio riguarda tutti i settori industriali, comprese le catene del valore. 


Le risorse umane più ricercate saranno quelle che avranno conseguito specifiche competenze nell’installazione, costruzione e nello sviluppo  delle tecnologie necessarie all’utilizzo dell’energia eolica. Questo studio è particolarmente interessante e attuale in quanto sviluppa uno dei temi centrali 

dell’agenda 2030 relativamente alla sostituzione delle energie fossili con quelle rinnovabili; alla base di queste ultime vi è appunto l’energia eolica.
Infatti gli Stati Uniti hanno previsto di aumentare  la capacità delle turbine eoliche  fino a 30 GW entro il 2030, l’Unione Europea  fino a 60 GW nel 2030 e a 300 GW nel 2050.

Uno sforzo importante che potrà dare, ce lo auguriamo, un contributo decisivo alla lotta all’emergenza climatica che sta mettendo a rischio le condizioni di vita del nostro pianeta e che sta portando a migrazioni di massa di intere popolazioni a seguito della desertificazione e dell’innalzamento delle acque.
Il beneficio degli investimenti in questo settore ha certamente alla base l’obiettivo ambientale e il miglioramento del clima.
Ma ha anche un obiettivo molto rilevante in termini occupazionali delle persone impiegate in questa trasformazione e nella transizione verso un maggior rispetto delle esigenze ambientali  che riguardano i processi produttivi, i prodotti, le catene del valore, il packaging, la trasformazione ecologica degli edifici, la rigenerazione delle città a partire dalle periferie. Un grande progetto che è al centro del Next Generationi Eu ed anche del nostro Piano di Ripresa e Resilienza.


Ebbene, lo studio della GWEC stima che  lo  sforzo complessivo in questo settore possa portare a 3 milioni di posti di lavoro nei prossimi cinque anni.
Quindi è giusto aver assegnato a questo obiettivo il peso maggiore da parte della Commissione Europea e del nostro Governo sia per la valenza prioritaria di difesa delle condizioni ambientali che per le concrete prospettive di crescita economica.