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EDITORIALE

Miliardari nello spazio: bene così?

di Paolo Ferrandi -

08 giugno 2021, 08:41

Miliardari nello spazio: bene così?

La notizia da ieri è ufficiale: ci sarà anche Jeff Bezos, il padre-padrone di Amazon, tra i sei turisti-astronauti che il 20 luglio andranno nello spazio a bordo della navetta New Shepard che è stata prodotta da una società dello stesso Bezos, cioè la Blue Origin.  Il 20 luglio 1969 è la data del primo allunaggio, quello dell’Apollo 11 con Neil Armstrong e Buzz Aldrin. Assieme a Bezos ci sarà suo fratello Mark e la Blue Origin ha messo all’asta uno dei posti rimanenti per beneficenza: l'offerta attuale, secondo il sito della società, è di 2,8 milioni di dollari. Naturalmente anche l’organizzazione benefica a cui andranno i soldi è diretta da Bezos. Non si tratta, per ora, di un viaggio verso la Luna, ma piuttosto di un «assaggio», visto che sarà un volo che durerà 11 minuti durante i quali la navetta porterà il suo equipaggio di sei persone a 100 km dalla superficie terrestre.  E d’altronde anche il nome della navetta di Bezos, la «New Shepard», ha come eroe eponimo l’astronauta Alan Bartlett Shepard che fu il primo americano a compiere un volo suborbitale, come quello di Bezos il 5 maggio del 1961. Shepard era uno dei primi sette astronauti americani del progetto Mercury, i famosi «Mercury Seven».
Bezos – come chi scrive – è un baby boomer, cioè è nato nella prima metà degli anni Sessanta del secolo scorso quando la corsa allo spazio  tra Stati Uniti e Unione sovietica era uno dei tanti fronti aperti della Guerra fredda. Forse il più avventuroso e sicuramente il più spettacolare, anche se ugualmente cruento, visto che molti persero la vita per ottenere risultati il più velocemente possibile. C’è quindi da credergli quando confessa che da quando aveva cinque anni ha sognato di viaggiare nello spazio. Se confrontiamo, però, quello che successe negli anni Sessanta e quello che sta succedendo ora potremo capire quanto profondamente è cambiata la società. 
I programmi spaziali dell’Unione Sovietica e degli Stati Uniti erano gli eredi legittimi dello sforzo bellico dei due Paesi. E anche del nazismo, in effetti, visto che la tecnologia dei primi razzi russi e americani venne sviluppata a partire dall’avanzatissimo programma missilistico della Germania hitleriana. I cosmonauti e gli astronauti erano i figli prediletti della «Big Science», l’immane sforzo che portò a sviluppare, con il progetto Manhattan, la tecnologia delle bombe nucleari, prima quelle a fissione poi quelle a fusione. Insomma, senza quello che lo stesso Dwight Eisenhower, il presidente Usa che volle il progetto Mercury, chiamò con enorme preoccupazione il «complesso militare-industriale e politico» è difficile pensare che Armstrong avrebbe mai posato il suo piede sulla Luna. E lo stesso vale per il totalitarismo dirigista sovietico, quello delle città chiuse e segrete dove si sviluppavano le armi di distruzioni di massa e i missili per portarle a destinazione. E naturalmente si celebrava il culto dell’uomo nello spazio.
Ora la situazione è completamente cambiata, tanto cambiata che la Nasa ha appaltato la maggior parte del programma spaziale. Non a Jeff Bezos, ma ad Elon Musk, l’altro protagonista, assieme a Richard Branson, di questa corsa dei miliardari allo spazio. Quindi in qualche modo lo sviluppo di tecnologie così complesse e dispendiose è ora alla portata dell’iniziativa privata. Anzi della parte più innovativa e distruttiva – in senso schumpeteriano – della new economy. Amazon e Tesla al posto di Stati Uniti e Unione Sovietica. 
E non è un caso che Bezos si sia offerto il viaggio spaziale 15 giorni dopo che ufficialmente sarà fuori dagli incarichi operativi di Amazon: un modo per festeggiare con un primato una stupefacente carriera imprenditoriale.  Il motto di Blue Origin è «Gradatim ferociter», cioè, tradotto con un po’ di libertà, «un passo alla volta, ma con feroce determinazione» si attaglia benissimo  a Jeff Bezos (e anche a Elon Musk, se si aggiunge una dose di pazzia).  
Ma questo mondo dove miliardari «ferocemente determinati» hanno i mezzi che una volta avevano le grandi potenze è meno pericoloso di quello di prima? È una domanda  che, forse,  non ha risposta, ma che ci lascia, comunque, un certo senso d'inquietudine.