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Il dramma di Saman non cada nell'oblio

di Patrizia Ginepri -

10 giugno 2021, 08:40

Il dramma di Saman non cada nell'oblio

Dawn, il quotidiano più diffuso e antico del Pakistan, ha pubblicato con grande risalto, la notizia della scomparsa di Saman, la diciottenne di Novellara che aveva rifiutato un matrimonio combinato e che per questo sarebbe stata uccisa dai familiari, verità atroce ormai, più che un'ipotesi. Tanti i commenti online sotto l’articolo e la condanna è unanime: “Spero che un singolo caso di delitto d’onore non sia proiettato come riflesso della cultura di un paese», scrive un lettore. “Matrimonio forzato per una ragazza di 18 anni in terra straniera e fuga dalla criminalità? Queste persone danneggiano l’orgoglio di tutta la nazione. Deve essere punito», Non solo. Dopo aver saputo che i genitori della giovane si sono rifugiati in Pakistan alcuni chiedono che venga negato loro l'ingresso nel Paese e che vengano rimandati in Italia fino al completamento delle indagini. E navigando tra social e Internet , talune sentenze inappellabili sulla vicenda sono davvero “senza rete”. Da chi vorrebbe tutti i familiari della giovane impiccati in piazza, a chi butta il discorso in politica, sottolineando come una parte o l'altra abbia fallito. Non solo. 

Per qualcun altro servono muri ancora più alti tra culture incompatibili. Parole che fanno rabbrividire, ma anche riflettere e procedere a piccoli passi. Nadia Bouzekri, vice presidente dell'Unione delle comunità islamiche italiane, dice basta a silenzi e omissioni invitando a combattere insieme una arretratezza culturale che non ha a che vedere con l'Islam. Vero. 

La storia di Saman è inquietante e nessun alibi culturale va dato a quello che in Italia chiamiamo in un solo modo: femminicidio e odiosa violenza contro le donne. Se è vero che prevalgono l’indifferenza sociale e l’agnosticismo morale nei confronti di queste pratiche, oggi certamente minoritarie, non è consentita alcuna comprensione sociologistica, nel nome di costumi e di valori altri. La repressione di simili delitti richiede una attività parallela di prevenzione, educazione e persuasione. Come ha sottolineato l'onorevole Lucia Annibali, nell'intervista rilasciata alla Gazzetta di Parma «la violenza contro le donne va sconfitta nella società, con la prevenzione, la formazione, l'ascolto e gli strumenti per aiutare le donne ad affermarsi e a essere indipendenti». Tutto questo a prescindere da religioni e paesi di provenienza. 
Il caso di Saman è anche un conflitto intergenerazionale molto aspro, che deve risolversi (e per fortuna oggi avviene spesso) a favore di processi di emancipazione dall’ordine dispotico familiare. In una società democratica e in uno Stato di diritto, non permettere agli adolescenti di andare a scuola, non riconoscere la parità di genere, sottoporre le bambine a mutilazioni genitali, imporre matrimoni non consensuali viola i diritti fondamentali della persona e va sanzionato. 

Si deve intervenire sul piano educativo, bisogna parlarne nelle scuole dove, l’uno accanto all’altro, si trovano bambini italiani e bambini stranieri. Anche se questo non basta, ovviamente. È necessario investire grandi risorse nell’opera di mediazione culturale e sociale, nel rafforzamento e nella diffusione dei servizi, quelli destinati al controllo e alla tutela, così come quelli inerenti alla formazione. Ma soprattutto serve un’adeguata mobilitazione da parte dei cittadini, almeno di coloro che hanno a cuore la convivenza pacifica tra residenti e nuovi arrivati. È il parametro dei diritti umani che consente di misurare la qualità e l’intensità dei processi di integrazione. La gioia più grande per un genitore è vedere realizzati i sogni dei propri figli. La storia di Saman non deve cadere nell'oblio.