Sei in Editoriale

editoriale

L'enigma primarie per il centrosinistra

di Stefano Pileri -

20 giugno 2021, 09:24

L'enigma primarie per il centrosinistra

Questa sera dalle primarie del centrosinistra non
 usciranno solo i candidati  sindaco per le prossime elezioni comunali a Roma e Bologna. Arriveranno anche una serie di risposte  sul futuro del Pd, sul peso  delle  varie anime  del centrosinistra e sulle possibilità di alleanza con il Movimento 5 Stelle.  I numeri   della quasi scontata affermazione dell’ex ministro Gualtieri a Roma,  e ancor più  il risultato finale della sfida bolognese fra l’uomo del partito,  Matteo Lepore, e la  «renziana» Isabella Conti, sono destinati a influenzare parecchio il dibattito politico dei prossimi mesi.   Ma da come andranno queste consultazioni si capirà anche se le primarie hanno ancora un futuro come strumento  per la scelta dei candidati. Ed è un tema che riguarda anche  Parma, in vista delle elezioni comunali dell’anno prossimo. Il sindaco Pizzarotti ha già detto chiaro e tondo che, se il Pd vuole allearsi con Effetto Parma, di primarie non se ne parla. La reazione  dei vertici Dem è  stata formalmente ferma, ma dalle loro parole è apparso chiaro che, neanche in casa Pd, dopo  le deludenti esperienze del passato, c’è poi  tutta quella  voglia di passare da questo tipo  di consultazioni per scegliere il  prossimo candidato sindaco. 
Questa sera  una buona dose del  successo o dell’insuccesso dell’operazione primarie si misurerà dai numeri dei partecipanti al voto.   Dopo il clamoroso flop  registrato domenica scorsa a Torino, gli occhi sono puntati prima di tutto sull’affluenza ai gazebo.  Ma è innegabile che l’entusiasmo per questo genere di consultazioni si è  parecchio smorzato negli anni.  Per aumentare la partecipazione è necessario che il dibattito fra i candidati si infiammi, ma questo rischia di lasciare traumi e ferite che si pagano poi nei mesi successivi, quando ci sono le elezioni, quelle vere.   Lo ha ricordato nei giorni scorsi un padre nobile del centrosinistra come Romano Prodi: «Le primarie  sono per definizione uno scontro di personalità e, come dicono tutti politologi, fanno “scorrere sangue”», ha detto l’ex premier  sottolineando  poi  che «devono  svolgersi molto prima delle elezioni proprio perché le ferite possano  rimarginarsi e i contendenti alle primarie possano correre insieme per  vincere alle elezioni».  Frasi ovvie,  verrebbe da dire.  Ma, nel clima  ad alta tensione che si respira da settimane nel centrosinistra bolognese, hanno provocato una lunga sequenza di polemiche. 
Ieri in un tweet il segretario Dem Enrico Letta ha  provato a rispondere a chi in questi giorni  criticava le primarie, dentro e fuori il partito:  «Noi siamo fatti così. E, su questo, non cambieremo». Una  riaffermazione di principi  e una difesa delle regole interne del Pd. Ma è certo che un altro flop di partecipazione o, ancor più, un risultato deludente alle amministrative  di quest’autunno potrebbero spingere anche il centrosinistra a trovare altre strade per la scelta dei propri candidati.