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EDITORIALE 

L'impresa «impossibile» di Berlusconi al Quirinale

di Vittorio Testa -

09 luglio 2021, 08:49

L'impresa «impossibile» di Berlusconi al Quirinale

«Io amo le imprese impossibili. E poi l’ho promesso a mio padre: diventerò presidente della Repubblica». Stavolta il Cavaliere è giunto davvero all’ultima sfida: e vi si getta totalmente anima e corpo: un’anima mai come ora vibrante di accenti sentimentali: e un corpo mai come ora debilitato. 

E’ un Berlusconi dispiegante tutta la sua residua potenza seduttiva, quello che annuncia l’ennesima discesa in campo convinto di poter conquistare il Quirinale. E come al solito è caricando di valori primari affettivi che il Cavaliere si accinge a un’impresa da molti ritenuta «impossibile». Questa volta a caricarlo di esplosivo deflagrante non ci sono dirigenti del Pci che nel 1994, convinti di vincere le elezioni mediante la «gioiosa macchina da guerra» di Occhetto, ridacchiavano di voler vedere lui in gattabuia e la moglie Veronica battere il marciapiede (Massimo D’Alema dixit). 
No, adesso che la vita non è più il lungo punto esclamativo che il Cavaliere ha già percorso, ma una stagione finale e precaria da affrontare con i farmaci, l’imperativo categorico è il «resistere, resistere, resistere» del premier Emanuele Orlando dopo la rotta di Caporetto del 1914.

Triplice appello rispolverato giusto ottant’anni dopo, dal Procuratore capo di Milano, Saverio Borrelli, per far barriera contro la riforma della Giustizia del primo Governo Berlusconi, Guardasigilli Alfredo Biondi. E’ straniante vedere la parabola esistenziale di Berlusconi, il grande seduttore televisivo che attribuiva buona parte del successo politico, anche,e soprattutto per il pubblico femminile, al proprio fascino corporale, sorriso da capolavoro di Capodimonte in primis a riverberare il viso sempre cosmeticamente abbronzato. Memorabile quel «cribbio!», l’imprecazione pudica da uomo dabbene, uscitagli dopo che nella ressa mediatica un cronista l’aveva colpito in faccia con il microfono. «Cribbio», ribadì poco dopo: «Se mi rovinano i denti finisce che perdo almeno il dieci per cento dei voti» assicurava il Cavaliere che infatti aveva una cura maniacale nella «manutenzione del sorriso», per dirla con Fruttero&Lucentini. 

Dunque ecco Berlusconi di nuovo in battaglia. Ancora una volta sta riuscendo a trasformare gli eventi elettorali in un referendum su sé stesso. Se spegniamo le luci artificiali della propaganda e lo guardiamo a occhio nudo, il Cavaliere è un uomo ottantacinquenne malato che va e viene da un ospedale a una delle tante ville domestiche, con qualche apparizione da brividi in brevi momenti televisivi. Il viso gonfio, il sorriso un po’ sghembo, muove a compassione o acuisce la crisi di rigetto negli avversari. Questo uomo è stato per quattro volte presidente del Consiglio; detiene il record di governo più duraturo della Repubblica italiana. E’ forse la persona più inquisita e indagata del Dopoguerra, sia come imprenditore sia come uomo incline al Femminino spinto.

E’ stato condannato una sola volta e, probabilmente unico tra i premier occidentali, ha scontato la pena ai servizi sociali: non c’è traccia nella storia di un altro presidente del Consiglio che abbia dovuto portare i formaggini in tavola ai coetanei di un ospizio. Così come unica, tra i potenti politici, è la posizione di processato per induzione alla prostituzione e per aver corrotto decine di ragazze affinché tacessero sulla partecipazione a feste orgiastiche. E’ in corso il processo al quale Berlusconi non può presenziare in quanto seriamente malato. Quindi molti lo ritengono ormai fuori gioco. Ma non è così. Silvio, glorioso per un decennio e caduco per altri dieci, ha attraversato deserti politici con carovane in marcia per anni. Miliardario a molti zeri è in grado di predisporre tentazioni a volte irresistibili. Proprietario di tv e editore può far felici anche gli avversari: per esempio ordinando di invitare o non invitare il tal dei tali o pubblicando il libro di un acerrimo nemico politico non disdegnante di incassare il gruzzolo generoso dell’azienda di cui è proprietario il Cavaliere Nero. Nel 2013 i deputati di allora votarono in 314 a favore di Berlusconi per via della vicenda Ruby: la ragazza prostituta che secondo lui era la nipote di Mubarak. Insomma, appare evidente il fatto che il Cavaliere ora giunto all’ultima stagione sia stato assolto da mezza Italia e visto con rassegnato disappunto dell’altra metà. 

La situazione politica è fluida ma si sta profilando un contesto nel quale il centrodestra è più forte in Parlamento. E con Matteo Renzi che potrebbe essere decisivo con i suoi 45 parlamentari nell’elezione del nuovo presidente della Repubblica. Berlusconi ha già pronto un conteggio: «Ho con me 476 elettori», garantisce l’eterno Silvio. La quota fatidica, dopo le tre prime votazioni che richiedono la maggioranza di due terzi, è a 505 cioè la maggioranza semplice. Per il centrodestra l’occasione è di quelle imperdibili, ha con sé anche la seconda carica dello Stato, la presidente del Senato, la Casellati. Oggi a Berlusconi mancherebbero una trentina di sostenitori. Il voto è segreto. Da qui al 22 Febbraio 2022 hai voglia se ce n’è di tempo. E poi stavolta il Cavaliere non suona la tromba della carica «Avanti per Silvio», ma sommesso e declinante è riuscito a fare della propria fragile precarietà un argomento compassionevole.

«E poi», dice, presago d’aver davanti a sé una non lunghissima strada, «ci starei per un paio d’anni...». Intanto ha già detto che bisognerà cambiare la disposizione di alcuni arredi in due o tre stanze del Quirinale. A cominciare dallo studio presidenziale, quello dei discorsi alla nazione. 
Sarebbe l’ avverarsi di un sogno berlusconiano che dura dalla discesa in campo del ’94, quella dell’«Italia è il Paese che amo…». Ma stavolta, finalmente, con tutte le reti Raitv e Mediaset unificate.