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EDITORIALE

Pil, alla base della crescita c'è la stabilità del Governo

14 settembre 2021, 08:34

Pil, alla base della crescita c'è la stabilità del Governo

Alfredo Alessandrini

Le previsioni dell’Ocse sull’andamento dell’economia italiana nel 2021, avvalorate dai recentissimi dati Istat, confermano una crescita importante.

Infatti le previsioni per l’anno in corso prevedono un Prodotto interno lordo  in crescita di quasi il 6%, trascinato da una produzione industriale che viaggia a luglio 2021 con una crescita del 7% rispetto ad un anno fa, superiore del 1,5% rispetto al dato annuale pre-pandemia.

Questi dati sono veramente importanti perché certificano che l’economia italiana sta viaggiando ad una velocità uguale o addirittura superiore rispetto alle economie di altri paesi europei.

Tutto questo non è frutto del caso ma di un momento economico caratterizzato da una crescita di fiducia interna ed esterna nel nostro Paese. Infatti, da un lato pressoché tutti i settori industriali stanno crescendo a ritmi sostenuti: dall’altro lato la fiducia dei mercati per il nostro Governo e quindi per il Paese è elevata.

Questo quadro di credibilità internazionale, legato però alla stabilità del quadro politico e del Governo, consente di conservare un livello di tassi sul debito pubblico accettabile e quindi compatibile con un quadro economico di sviluppo.

La credibilità del Governo è a livelli alti in quanto sta operando concretamente per mantenere gli impegni assunto nel Piano di Ripresa e Resilienza. Lo testimonia la puntualità con cui è giunta la prima tranche del Pnrr da 24,9 miliardi, legata però alla puntualità con cui il Governo ha mantenuto gli impegni sulla Riforma della Giustizia.

L’ottimo Ministro dell’economia Daniele Franco ha confermato nel suo recente intervento al Forum Ambrosetti a Cernobbio l’andamento positivo del Pil e di conseguenza con un andamento del deficit e del debito rispetto al Pil migliori rispetto alle previsioni. L’obiettivo del Ministro però non è solo quello di recuperare l’andamento pre-pandemia, ma quello di imprimere all’economia italiana una crescita strutturale che non abbiamo visto da anni nel periodo precedente. Per far questo, però, occorre l’impegno di tutto il Paese nelle sue varie componenti.

 A questa riflessione aggiungiamo una ulteriore considerazione: il risultato positivo raggiunto è dovuto anche all’intervento della Bce che con il suo programma straordinario di acquisto di titoli di Stato per uscire dalla crisi economica indotta dalla pandemia ha consentito di immettere liquidità nell’economia e di conseguenza di contenere il livello dei tassi del debito pubblico anche del nostro Paese.

Ora la presidente della Bce ha annunciato una rimodulazione del programma denominato Pepp di acquisto di titoli di Stato: gli acquisti scenderanno dagli 80 miliardi al mese a circa 60 miliardi al mese. Il fatto importante è però che questo programma straordinario continui, assieme al quantitative easing lanciato proprio da Mario Draghi nella sua presidenza alla Bce. Ecco dunque che i risultati positivi raggiunti dalla nostra economia sono dovuti all’intervento straordinario della Bce, all’impegno del mondo industriale e al clima di fiducia indotto dalla stabilità del Governo e dal prestigio del presidente del Consiglio.

Riprendendo le parole del ministro Franco, il Paese ha bisogno ora di un piano di rilancio strutturale per avere un livello di crescita che, una volta recuperati i valori pre-pandemia, lo faccia uscire dalla situazione di stagnazione e modesta crescita precedente. A nostro avviso la condizione principale è che l’attuale Governo possa operare fino a fine mandato dell’attuale Parlamento, in modo da portare a termine le riforme e i progetti previsti nel Piano di Ripresa e Resilienza. Naturalmente occorrerebbe anche che vi fosse una prosecuzione dell’attuale presidenza della Repubblica. Dietro questo ragionamento non ci sono opzioni politiche né partitiche ma solo l’osservazione della realtà e dei possibili scenari evolutivi.