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Cop 26, è l'ora di nuovi valori per un modello di sviluppo

Cop 26, è l'ora di nuovi valori per un modello di sviluppo

di Marco Ziliotti

07 Ottobre 2021,09:06

La imminente stangata sulle bollette è solo un segnale, ma utile per convincersi definitivamente: la transizione energetica non sarà una passeggiata bucolica, la rivoluzione verde non sarà un pranzo di gala. La prossima Cop 26 (Conferenza delle Nazioni sui cambiamenti climatici, che si aprirà a Glasgow il prossimo 31 ottobre) è chiamata a dare nuovo, forte impulso ad una sfida che si presenta tanto non più evitabile quanto immane, con la mobilitazione di enormi risorse finanziarie (si parla, come ordine di grandezza, di migliaia di miliardi nel decennio). Ma la sfida se possibile ancor più cruciale riguarda la necessità di un profondo cambio di paradigma nei comportamenti sia individuali (consumatori, lavoratori, cittadini) che collettivi (imprese, istituzioni, stati).

Il motore di tale cambiamento (che porterà ad un nuovo modello di sviluppo) non può che trarre origine dalla condivisione, a livello culturale ed etico, di una adeguata struttura valoriale. Quali nuovi valori, dunque, servono allo scopo? A ben vedere, non sembra necessario inventare nuovi principi; anzi, forse si tratta solo di rieditare comportamenti già in passato ampiamente condivisi, facendoli convivere con quanto la tecnologia ci ha fatto scoprire.

Sarebberosufficientitre. 
- Responsabilità: scegliere ed agire responsabilmente non rappresenta un limite alla libertà individuale, ma, al contrario, ne costituisce indispensabile presupposto. Senza consapevolezza e giudizio di valore circa gli effetti dei propri comportamenti, la libertà degenera nel dantesco “viver come bruti”. La priorità è recuperare il senso di responsabilità, lasciandosi alle spalle ubriacature di edonismo autoassolutorio, superare la mistificazione con cui si confonde la libertà con la tendenza egoistica a rifiuto di ciò che, qui ed ora, non ci conviene, non ci interessa, non ci riguarda.

- Cooperazione: il riscaldamento globale ed i virus superano tutte le frontiere senza bisogno di alcun passaporto. Viviamo nel mondo più popoloso e più interconnesso della storia dell’umanità. Perciò, i beni pubblici (ambiente; salute) e le esternalità (attività inquinanti come esempio di esternalità negative; campagne vaccinali come esempio di esternalità positive), fenomeni tradizionalmente trattati come eccezionali “fallimenti del mercato” dai manuali di economia, sono ormai pervasivi e di preminente rilievo, e lo saranno sempre di più.

C’è un solo modo per affrontarli: farlo tutti insieme, con processi che necessitano tempo, pazienza, dialogo, compromessi, ma anche determinazione e pragmatismo. Insomma, l’esatto contrario delle ricette autarchiche che affascinano per semplicità ed immediatezza. La cooperazione - come la democrazia - è una strada difficile e spesso tortuosa, ma è l’unica percorribile per affrontare problemi globali.

- Efficienza: non c’è un pianeta B, è uno degli slogan più in voga. Verissimo, viviamo in un mondo caratterizzato da scarsità delle risorse (come sapevano molto bene, per dura esperienza quotidiana, i nostri avi). 
La regola aurea, dunque, è di evitare sprechi. Il termine preciso - che spesso, ingiustamente, suona antipatico - è efficienza, che non vuol dire solo non lasciare aperto il rubinetto mentre ci si lava i denti, ma anche - soprattutto - non sprecare risorse economiche in attività non competitive (qui il mercato, aperto alla libera concorrenza, è il miglior regolatore). Vuol dire anche non sprecare risorse umane nella inattività o nell’impiego inadeguato (qui il merito, che significa incentivo a dare il meglio dei propri talenti, deve essere la regola condivisa).

Responsabilità, cooperazione, efficienza: a ben vedere, dalla summa dei tre già ben noti valori, emerge la caratteristica attualmente fra le più evocate, spesso abusate: la sostenibilità. La coincidenza è evidente se si pensa alla impresa sostenibile: il senso di responsabilità nei confronti dell’ambiente e delle persone; la cooperazione fra collaboratori, coi clienti e fornitori e con le comunità circostanti; la gestione efficiente delle risorse umane e finanziarie; questo è il miglior viatico per una duratura e stabile creazione di valore. Se infine, del tutto legittimamente, ci si chieda se si sarà in grado di passare dalle parole ai fatti e se tale impegnativo cambio di paradigma possa realisticamente realizzarsi in tempo utile, un formidabile segnale di speranza potrebbe arrivare dalle generazioni dei nostri giovani e giovanissimi, che dimostrano consapevolezza e sensibilità riguardo alle prossime sfide, per affrontare le quali, per natura, possiedono l’energia e l’entusiasmo - anche utopico - necessari. Si tratta (solamente…) di metterli in condizione di lavorare

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