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Mario il monaco e il tribuno padano

Mario il monaco e il tribuno padano

di Vittorio Testa

08 Ottobre 2021,08:47

Ci piacerebbe molto poter controllare l’orologio segnatutto che Mario Draghi porta al polso - un aggeggio che misura in diretta la pressione, i battiti del cuore e il livello di ossigenazione - e vedere che cosa succede nell’intimo di spirito e visceri quando sente o si imbatte in Salvini. Finora, davanti a quel trisillabo, il presidente del Consiglio ha mantenuto un’imperturbabilità degna di uno scettico seguace di Democrito o di un monaco esicasta del Monte Athos. Draghi  guarda in un punto imprecisato, ascolta, parla adagio. Con la mascherina poi il premier può persino concedersi un impercettibile serrar di labbra e mandar giù i rospi salviniani senza batter ciglio. 

Ogni giorno i due non se le mandano a dire, con stile assai diverso: spesso insolente e sempre chiassoso è  il leader della Lega Salvini, che quando agita il braccio nel gesto oratorio fa sbatacchiare i  braccialetti che porta al polso destro.  Il clima cambia totalmente quando invece risponde il premier con sdegnato aplomb e periodi acuminati. 

Anche ieri Matteo Salvini ha ribadito la sfiducia netta della Lega nei confronti della manovra finanziaria ipotizzata dal presidente del Consiglio e illustrata ai leader alleati, tutti presenti salvo il disertore «Padano». 

Padano è Salvini e in Padanìa pare essere iniziato il declino di consensi per la Lega che nell’arco di tre anni Salvini ha schierato di volta in  volta su posizioni diverse nonché in alcuni casi contraddittorie, passando dall’opposizione al governo sull’onda di un consenso virtuale risultato infine nefasto. Il leader leghista provocò infatti la crisi e la caduta del governo Conte cioè di se stesso, sperando di andare ad elezioni anticipate e monetizzare in voti il presunto favore popolare captato dai sondaggisti.

 Formidabile suscitatore di entusiasmi piazzaioli, mediante comizi spesso conclusi con l’invocazione alla Santa Vergine, l’esibizione di un rosario benedetto nientemeno che dalla Madonna di Medjiugorje, il Matteo milanese era riuscito a quadruplicare i voti leghisti mietendo consensi anche al Sud. Passò un’estate seminudo sulle spiagge italiche, dalla Porto Cervo miliardaria ai popolarissimi Bagni di Rimini e Viserbella, aragoste e champagne, piadine e Sangiovese. Tanto efficace nella propaganda quanto incapace di una strategia di lungo respiro, fermo a un tatticismo di giornata, Salvini ora è giunto davanti a un bivio: o rompe ed esce dalla maggioranza o ritorna sui suoi passi e china la testa, come ha sempre fatto finora. 
Nel primo caso, farà felici i «duri e puri» leghisti vocati alla guerra contro il Super Tecnocrate, Il Grande Banchiere, regista di un’Europa fino a ieri considerata nelle mani di un capitalismo affamapopolo. Nell’altro caso dovrà dimettersi e lasciare spazio al leghismo neoriformatore, moderato e razionalmente interpretato e condotto dal gruppo facente capo al senatore  bocconiano Giorgetti. 

Nel frattempo il panorama politico va evidenziando la formazione di un sempre più solido e cospicuo fronte della destra, con Fratelli d’Italia a quote impensabili fino a qualche mese fa. La Meloni è sirenica verso Salvini: ha approvato con entusiasmo l’intifada orale del Matteo «padano» contro Draghi e la minaccia di far saltare il banco. Ma da sempre schierato al fianco del Premier e della cosiddetta «governabilità», Silvio Berlusconi ha posizionato  Forza Italia sulla linea di un moderatismo che garantisce a Draghi uno spazio di manovra interno e un appoggio «europeo» antisovranismi.
 Pressocché in via di estinzione i Pentastellati, con il Pd ringalluzzito dal voto delle recenti Comunali e pronto a garantire il sostegno al premier, il terribilismo di Salvini sui temi di economia, finanza e tasse sembra non aver sufficiente forza per sfondare. Il premier Draghi prende atto, tiene botta e parla poco, a significare la superiorità in una sfida che non ha cercato e che si gioca su un terreno da lui prediletto: perché - spiega uno  dei suoi più intimi collaboratori - in materia di economia e di tasse chi è più credibile: il Salvini comiziante che parla di cose  a lui semisconosciute o il Draghi Eurobanchiere  dal curriculum stellare?
 

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