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I similmostri della funivia e la nostra indignazione

I similmostri della funivia e la nostra indignazione

di Vittorio Testa

28 Maggio 2021,08:45

Ma chi erano quei tre individui che sotto le spoglie del proprietario, del direttore e del consulente avevano deciso di togliere ogni misura di sicurezza alla funivia del Mottarone? Hanno mogli, figli, amano, vivono  in mezzo a noi; dite che  sono come noi, che incontrandoli non li distingueremmo da tutti noi? Ma no, impossibile: sotto i loro tratti somatici si nascondono per forza tre mostri, che abitano la parte peggiore di sé. Ma i signori Tadini, Nerini e Perocchio non si erano accorti di nulla. Badavano a fare il loro mestiere al meglio, che significa una cosa precisa: fare provare a più persone possibile la meraviglia dell’ebbrezza aeronautica dell’incielarsi sempre più  su e poi gettarsi nella discesa celeste e planare a terra dentro questo scatolone magico che ballonzola, fa impressione, ma tutti dicono che è sicuro. E oltre a far felice tanta gente il mestiere del funiviario rende bene, il biglietto andata e ritorno costa 20 euro, gli scatoloni metallici contengono fino a quaranta persone, in un mese si tirano su anche 150mila euro, ma che tutto fili liscio! A volte, si sa, la meccanica fa le bizze. Un paio di anni fa uno scatolone zeppo di turisti era rimasto fermo lungo il tragitto, attaccato alla fune lassù in alto. 
 

N on vi dico la fatica e la spesa per andare a recuperare i quaranta viaggiatori atterriti. E poi? Fermo imposto dalla Sicurezza, revisione dell’impianto, centinaia di corse annullate. Insomma, basta poco a far sì che ci si rimettano bei quattrini. Il tempo instabile, troppi temporali, il vento. Anche quest’anno non va benissimo, piove spesso, brutto tempo significa zero incassi. Occorre essere pronti a fare il proprio dovere: far fruttare al meglio la funivia. E che succede? Succede che qualcosa non va. Ci sono problemi meccanici complicati. Bisogna fermare l’impianto, capire che cosa non funziona. Ma in fretta, ché la primavera s’è data una mossa e adesso arrivano turisti a grappoli. Quindi: accada quel accada, domenica prossima bisogna che la funivia sia fruibile. I tre mostri in tutto e per tutto simili a noi, entrano in funzione. Sovvertono forse i valori morali? Ma che dite, nemmeno a parlarne. Anzi spronano la nostra intelligenza a trovare un rimedio alle difficoltà che minacciano di intralciare il nostro compito: che è quello di attenersi a un rigido e pure scomodo comandamento: fai tutto il  possibile per sbrigare in fretta e con precisione il ruolo che ti ha dato la società. E dunque ecco un esempio di professionista esemplare. Accusato, svilito,  condannato: ma che ha difeso con orgoglio la sua propria missione, il suo lavoro assegnatogli dai superiori. Un tale Adolf Eichmann. Gli era caduta addosso un’incombenza pesante: organizzare alla perfezione lo smistamento dei treni che portavano il loro carico in una determinata località. Su un’enorme cartina i  treni erano bandierine verdi, le località cubetti rossi, e Eichmann cronografava, misurava, migliorava il traffico. Traffico di che cosa? E che importa? Che c’entrava lui? Fossero frutta o bombe o esseri umani che gliene veniva in tasca a questo zelante lavoratore obbediente? Torniamo a Stresa, sul Mottarone. Dunque la funivia ha acciacchi seri. I tre signori le provano tutte. C’è un solo modo per farla funzionare: lasciare che scorra normalmente in su e in giù senza l’ingombro di un paio di aggeggi che in caso di emergenza bloccano tutto ed evitano che gli scatoloni piombino giù per terra. Mai successo una cosa simile! La prova che si tratti addirittura forse di un eccessivo allarmismo è che, senza che nessuno  lo sapesse all’infuori dei tre similmostri, i tre mostri similnostri,  la funivia ha già fatto viaggi senza avere e senza dare alcun problema. E dunque? Che si parta, la domenica assolata è  l’ideale per toccare il cielo e rituffarsi giù nel celeste lago Maggiore. Ed ecco che  un qualcosa di maledetto va storto. Lo scatolone torna su ma d’improvviso sobbalza e arretra, sta piombando giù, prende velocità, in un attimo è una bara d’acciaio  e vetri che sta per schiantare a morte il contenuto, donne, uomini, bambini che gridano, urlano, piangono, hanno il tempo di rendersi conto dell’atroce fine che li attende. Ai cento all’ora la bara che corre per quattrocento metri fino all’impatto finale, impiega 14,4 secondi. Un frammento d’eternità, terribile cadenza di disperazione: signori Nerini, Perocchio e Tadini, qui con noi al conteggio mortale. Contiamoli insieme questi ultimi 14,4 secondi di vita di 14 persone: uno- pausa- due- pausa- tre….- quattro…- cinque… La bara rotola e si sfascia in clangore terrificante, otto sventurati corpi sfracellati vengono lanciati nel bosco. Sono passati appena altri quattro secondi. Siamo a nove secondi…. ….dieci….. undici…… dodici…. tredici…..quattordici..e quattro decimi. L’atroce terrificante agonia ci ha lasciati sgomenti, vero signori della Funivia? Ma dove sta il Bene e dove il Male dentro noi similmostri, capaci di poesia e nefandezze, un giorno santi e il giorno dopo furfanti, un giorno Sanfranceschi e l’indomani Adolf Eichmann.  Oggi il sito della Funivia provoca indignazione. Un manifesto fotografico con il panorama mozzafiato: «Sospesi sul Maggiore», strilla ammirata  l’enorme scritta. Poi una nota di servizio:.«La funivia è chiusa. The cable car is closed» dice un secondo cartello con bilingue faccia tosta che culmina in sette righe di vertiginosa, vergognosa iattanza: «La  società Ferrovie del Mottarone, quale gestore dell’impianto (..) esprime il proprio cordoglio e la propria vicinanza alle famiglie delle vittime in questo momento di dolore». Più sotto è rimasto lo slogan: «In venti minuti dal lago alla montagna». Ma perché, sant’Iddio ci hai fatti così similmostri?

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