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La rabbia di Mirko contro le donne

di Vittorio Testa -

23 novembre 2021, 08:55

La rabbia di Mirko contro le donne

No, non c’era più nemmeno il lontano ricordo di un qualche gesto di tenerezza, né alcun frammento di pietà e di amore che potesse salvarlo dall’abisso buio e gelido in cui viveva rivivendo l’atroce morte della madre, uccisa sotto i suoi occhi di inerme diciottenne dal convivente Jella, nome che in italiano suona fatidico. In sei anni, Mirko da vittima è diventato carnefice, scriveva ieri su queste pagine, con stile e resa da grande cronista, Roberto Longoni. Sei anni, cioè duemiladuecento giorni di sofferenza brutale senza che nessuno abbia avuto modo di entrare in quell’anima esacerbata dallo spettacolo di  violenza inferta alla madre, la figura totemica che ti ha dato la vita, generatrice di affetto e di bene che tutt’a un tratto viene spenta con un’esibizione di quella maligna forza tribale che  abita in noi uomini, capaci di trovare soddisfazione nell’uccidere lentamente e nel modo più atroce possibile. C’è un equivoco lessicale di fondo da chiarire, una torsione semantica di comodo nel definire la rabbia cieca e assassina cui purtroppo sempre più spesso noi umani ci abbandoniamo. Nei casi di maggior strazio parliamo di «furia bestiale»,  «belluina» e di «ferinità». Sarebbe dunque da ascrivere al cattivo esempio delle fiere e delle belve il ricorso all’efferatezza più spinta:  L’homo sapiens  che finisce per comportarsi da animale. Magari fosse così:  ciò che accade  è esattamente il contrario. In un’immaginaria letteratura canina, raccontando una battaglia per il cibo o per la monta particolarmente feroce, un sociologo  quadrupede potrebbe lanciare l’allarme sul rischio che l'inevitabile, normale e istintiva  rissa animale possa un giorno trasformarsi in una raccapricciante strage tipica dell’homo insapiens, capace, lui sì, di una scandalosa violenza contrassegnata da quella famigerata  e terrificante sete di sangue insita nell’ «umanità». Altro che «ferinità». 

La memoria, maledetta memoria: ecco l’incubatrice di rabbia vendicativa più dolorosa e foriera di pazzie incontrollabili. Ma tutto questo tragitto di Mirko da  vittima a carnefice, di accumulo tracimante rabbia e aggressività, è avvenuto alla luce del sole per ben sei anni. Non si poteva fare qualcosa di più, erigere una barriera invalicabile per il ragazzo perduto nel suo mondo terremotato dal trauma materno? 
Ora naturalmente si aprirà la caccia al responsabile di non aver fatto abbastanza. Dov’erano gli enti preposti alla cura e all’isolamento dei soggetti a rischio, i borderline, dov’erano i presìdi  con doppio dovere di vigilanza per chi è recidivo in materia di molestie gravi? Qui è accaduto tutto sotto il sole di Satana, spettacolo degli inferi saliti in superficie tra Parma e Reggio. C’è un giovane traumatizzato dalla tragedia materna, reo confesso e condannato per «stalking», che di lì a poco ricasca nello stesso comportamento e viene pertanto nuovamente punito. Questo ragazzo ad alto rischio, aveva avuto una compagna di vita: una ragazza già madre che il contesto  obbligherebbe a tenere sotto costante monitoraggio. È chiaro che fosse una situazione a rischio, che la giovane avrebbe potuto da un momento all’altro diventare un bersaglio. Non occorre una laurea in Psicologia per temere che su di lei - Juana,  unita a lui ma fecondata da altri  - potesse  riversarsi tutto il livore di chi si sente abbandonato dalle due figure di donna più significative: la madre che lo lascia solo nel modo più violento possibile.  E la compagna che lo abbandona e si dedica all’esser madre di un figlio avuto da un altro uomo. Sì, c’erano tutte le premesse perché Mirko, vittima di matricidio, diventasse femminicida, a suo modo giustiziere di donne che gli sembrano infedeli. Ma invece di custodire e sorvegliare  la sua rabbia gli hanno concesso piena libertà, seppure parziale. Che Mirko se ne sia servito stava scritto nella storia individuale... Ora che, cultore di un  misoginismo letale,  ha regolato i conti con il  mondo femminile dal quale ritiene d’essere stato tradito, Mirko, pesa sulla coscienza di noi incapaci, per pigrizia o incapacità o per voluta cecità, di proteggere la vittima designata. Un femminicidio annunciato più volte, alla luce del sole, sotto gli occhi di tutti, di chi non ha visto o non ha voluto vedere.