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Mario Draghi imperturbabile nonostante il caos italico

Mario Draghi   imperturbabile nonostante il caos italico

di Vittorio Testa

10 Aprile 2021,10:39

Il temuto Tecnocrate, il freddo Banchiere crudele «senzacuore», definito «l’uomo più potente dell’Europa in questi ultimi dieci anni», si rivela ogni giorno un affabile signore dall’aria enigmatica, serio e composto, calmo e impermeabile, un controllo totale delle emozioni. L’atarassia, l’imperturbabilità, l’ha imparata senza troppo penare, ed esercitata in ogni momento dei nove anni da presidente della Banca Europea.


 Anni vissuti con un’intensità silenziosa, quasi in una meditazione guidata dall’immobilismo. Un obbligo professionale, questo, per il ruolo delicatissimo di chi tiene  in mano le sorti economiche dell’Europa e dei vari Paesi: un sorrisino appena accennato, sotto i fari delle troupe, un  tono di voce che cambia di tono, una risposta brusca e ecco che l’espressione mandata in onda decide spostamenti, turbini di miliardi: le Borse ne strologano i più riposti significati e i possibili scenari socio-economici, in un vortice di azioni in su o in giù. 


Di questo passo, l’indispensabilità di una faccia senza alcuna espressione porterà  l’evoluzione della specie a produrre  nascita dell’Homo Inferus, l’ominide senza volto? 
Mario Draghi è sì della razza  monetaria-tecnocratica destinata ai vertici delle istituzioni. Ma nella versione del «Civil Servant», il dirigente che pone la propria competenza, il talento e l’esperienza a disposizione della società. «Servant ma ben pagato» è in genere la battuta dello scettico,  «o comunque incistato nel potere».

E non manca chi sale sulla macchina del tempo e la parcheggia negli anni di Draghi direttore generale del Tesoro, criticato da Cossiga per la ‘svendita’, a suo dire, dell’industria pubblica italiana, dopo aver consigliato a Berlusconi di candidare il «venditore» alla presidenza del Consiglio per il Cenrodestra. 
 Stava scritto pertanto – lunga sì ma scapparla no- che questo  elegante e sempre meditabondo «tecneurocrate» sarebbe arrivato a Palazzo Chigi nel momento peggiore della storia della Repubblica Italiana. Un coraggio «leonino» si diceva una volta. In effetti Draghi è chiamato a un’impresa non da poco: in pratica «migliorare la pubblica amministrazione, la politica, il sistema giudiziario, il fisco e il sistema attuale degli appalti pubblici» spiega “Mario l’imperturbabile”  «che così com’è non riesce a sfruttare i miliardi stanziati dall’Europa». Ci riuscirà? La scommessa, la sfida è di quelle da far tremare le vene e i polsi. Dall’asciutta ma cortese tattica intravista nelle prime uscite, si direbbe che Draghi presto si trasformerà  in un premier dal pugno di ferro nel guanto di velluto: i prodromi della mutazione si sono visti nella maniera con cui ha difeso il ministro Speranza dagli attacchi di Salvini: «L’ho scelto io come ministro perché mi fido di lui».

Un gelido sorriso corretto da un cordiale ammiccare. E stop. Confortanti sono pure i modi severi e rapidi di chi ha in testa un progetto e le idee per attuarlo di come affrontare il problema delle vaccinazioni. Si starà a vedere, dunque. Per intanto a Draghi va la nostra gratitudine di cittadini ai quali sono risparmiati spettacoli di volgarità e scalmane. E un comportamento rispettoso del suo ruolo. In più: non si tinge i capelli, né esibisce una chiostra di denti maiolicata. Si presenta così com’è, accetta se stesso destinato come tutti a invecchiare: si tiene  le sue rughe, mai tentato dalla sirena del bisturi ringiovanente. Ha buon gusto nel vestire in maniera semplice e sobria: abiti tasmania o blunotte ma sfidati, quasi canzonati da cravatte «osée» dai colori freddi e squillanti, scelte dalla moglie. Da fruitori della Rai Tv meriterebbe un monumentino a Saxa Rubra per aver stroncata l’abitudine dei Tg di aprire il notiziario con pezzi agiografici di tre o quattro minuti dedicati al premier in veloce deambulazione nei corridoi, poi in primo piano alla scrivania, e giù in cortile per un’alzabandiera, con l’Inno nazionale cantato dal presidente, sillabato largo a un metro della telecamera, gli occhi lustri e la mano destra sul cuore. Meglio i timidi silenzi di questo uomo serio, lontano dalla pacchianeria di mezze tacche smaniose di gloria. Ce n’è a sufficienza per dirle «Grazie, dottor Draghi, grazie davvero».

© Riproduzione riservata

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