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Gli scenari le crisi globali e la nostra fragilità

Gli scenari le crisi globali e la nostra  fragilità

di Augusto Schianchi

11 Settembre 2021,08:55

Sono trascorsi vent’anni da quel mattino dell'attacco. Sembra ieri. 

Sono trascorsi vent’anni da quel mattino dell’attacco alle Torri Gemelle, da quel “USA Under Attack”. Sembra ieri, perché in questi anni non solo il terrorismo ha continuato con alterna aggressività ad imperversare oltre l’Europa, estendendosi all’Africa, ma perché questi sono stati anni di eventi, tanti drammatici, pochi quelli positivi.

Si è partiti con l’invasione dell’Afghanistan, comprensibile, alla caccia dei terroristi. Invasione che avrebbe potuto essere chiusa nel 2010 con l’eliminazione di Bin Landen, ma che è proseguita senza chiari obiettivi strategici. Con la conclusione del ritiro di questi giorni, sotto gli occhi di tutti. All’Afghanistan si è aggiunta l’invasione dell’Irak, con il presupposto rivelatosi poi falso, che Saddam Hussein avrebbe posseduto armi di distruzioni di massa. In quest’avventura Bush ha trovato il supporto ingenuo del leader inglese Tony Blair, un errore storico dei Laburisti. Un disastro per le motivazioni false, per gli errori organizzativi (la liquidazione dell’esercito di Saddam), per l’assenza di obiettivi chiari, che alla fine ha portato al confronto diretto con l’Iran.

Per gli Stati Uniti l’avventura afgana e irachena è stata l’inizio della fine della leadership americana nel mondo. Non solo, poi è arrivata la crisi finanziaria tutta americana del 2008. In tanti avevano intravisto che si stava formando una bolla folle nel settore immobiliare, con prezzi delle case al raddoppio in un paio d’anni. Una bolla supportata da mutui concessi senza preoccuparsi troppo di chi poi li avrebbe ripagati. 

Gli ingegneri della finanza e le società di rating avevano trovato gli strumenti giusti (sarebbe meglio chiamarli “trucchi”) per oliare il meccanismo di finanziamento. Greenspan, allora governatore della Fed, che per troppo tempo aveva tenuto i tassi d’interesse troppo bassi, in seguito li alzò troppo velocemente. Ma non fu una delle solite crisi finanziarie che durano qualche mese, e poi si riprende tutto come prima. Venne fuori che gran parte dell’attività finanziaria era gestita dallo “shadow banking”, il settore bancario ombra. Una parte essenziale dell’attività finanziaria filtrava attraverso un settore finanziario legale, ma totalmente fuori dal controllo dell’Autorità di controllo. Il settore dello “shadow banking” vive di cartolarizzazione e di derivati, cioè è costruito su carta, su debiti e sulla speranza. Se salta una rata del rimborso, c’è un effetto domino: una valanga che travolge tutto. 

Dapprima il sistema frenò poi entrò in stallo. Venne salvato dall’intervento provvidenziale della Fed (dove Greenspan era stato sostituito dal professor Benanke), che - d’intesa con il Congresso- rifinanziò il sistema bancario americano e si fece garante - la Federal Reserve- di pagatore di ultima istanza. Ma nel frattempo la crisi aveva invaso il sistema finanziario mondiale, e l’economia reale mondiale entrò in una crisi profonda, la peggiore dopo quella del ’29. La prossima vittima avrebbe dovuto essere il sistema dell’euro, con la sua intrinseca ambiguità istituzionale. (I banchieri svizzeri ne davano per certa la dissoluzione). Per fortuna arriverà il “whatever it takes” di Mario Draghi e tornerà il sereno, anche se i problemi di fondo resteranno.

Contrariamente alle attese, le risposte politiche a queste due crisi - terrorismo e finanza - saranno  Trump, con la sua politica di conflittualità contro tutto e tutti; ed il divorzio della Brexit, quando il buon senso avrebbe raccomandato il massimo di unità. Per arrivare all’oggi, con l’esplosione della pandemia del Covid.

Questi vent’anni, dalle Torri Gemelle al Covid, dovrebbero averci rivelato tutta la nostra fragilità, di fronte ai grandi problemi globali: l’uscita dalla pandemia, il cambiamento climatico, l’integrazione ragionata delle grandi emigrazioni dei popoli alla ricerca di una vita migliore, una politica equilibrata negli scambi commerciali internazionali.

Ci ha anche rivelato le nostre fragilità interne: la polarizzazione della politica con l’evaporazione delle aggregazioni al centro; l’incertezza sul “che fare”, ricercando una mediazione tra gli interessi contrapposti nell’ottica del bene comune; il problema del lavoro, con l’enorme scarto tra una domanda sempre più qualificata ed un’offerta sempre meno adeguata alle richieste del mercato.

A distanza di vent’anni dalle Torri Gemelle dobbiamo registrare anche una “vittima nascosta”: oggi rispetto al 2001 -come comunità mondiale- siamo più deboli e divisi, soprattutto meno coesi nell’affrontare i problemi infiniti di questo imprevedibile ventunesimo secolo.
 

© Riproduzione riservata

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