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Orario di lavoro: evitare soluzioni controproducenti

Orario di lavoro: evitare soluzioni controproducenti

di Domenico Cacopardo

07 Maggio 2020,13:23

Il governo si appresta (una specie di «Partiam partiam!» in cui i protagonisti non partono mai rimanendo ineffabili sul palcoscenico) a varare il decreto-legge (decimo nei 100 giorni dell’emergenza) con il quale dovrebbe essere realizzata una corposa iniezione di risorse (55 miliardi) nelle stremate arterie della Nazione.
Fra le misure annunciate spicca l’idea della ministra Catalfo, fatta propria da Conte (e, forse, da Gualtieri), di lasciare integre le retribuzioni anche nel caso di diminuzione delle ore di lavoro. A dire il vero, l’ennesimo slogan - demagogico e nocivo -  consiste in «riduzioni dell’orario di lavoro a retribuzione inalterata».
Invero, sembra esserci stata una correzione di rotta, nel senso che il delta tra ore lavorate e ore pagate sarebbe a carico dello Stato. Dicono i veneziani «Peggio il tacon del buso» (peggio la pezza del buco) e, infatti, rimane proprio indigesto questo scaricare tutto sulle finanze dello Stato, dando all’Europa una ulteriore testimonianza di incapacità politica e di non conoscenza dei fenomeni economici e sociali, tale da rendere sempre più drammatico il bilancio pubblico e sempre più acute le perplessità europee nei nostri confronti. Confindustria e Ance, convocate in conference con il governo ieri mattina, naturalmente, si sono opposte alla riduzione dell'orario di lavoro a parità di salario. Una posizione corretta sulla quale lor signori del governo dovrebbero riflettere.
Infatti, il «no» alla misura è un «no» alla rottura del sinallagma irrinunciabile tra ore lavorate e retribuzione: un valore morale prima che economico e sociale. E «no» alle conseguenze che si presenterebbero immediatamente al momento di ritorno agli orari normali e fisiologici, con le inevitabili richieste di adeguamenti salariali.
Voglio, infine, ricordare che da 15 anni non c’è miglioramento della competitività nazionale, il che significa costi eccessivi per unità di prodotto, rispetto alla concorrenza. Ora, immaginate come - in un mondo in cui le imprese si scanneranno per riprendere i clienti tradizionali e per farsene di nuovi, puntando su prezzo e qualità - l’Italia possa resistere e competere con un aumento del costo del lavoro per unità di prodotto.
Un buon scacchista è quello capace di pianificare tre, solo tre, mosse.
Questi nostri signori, invece, non riescono a immaginare cosa possa accadere il giorno dopo ogni loro mirabolante decisione.
 

© Riproduzione riservata

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