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Perché è importante il voto di domani

Perché è importante il voto di domani

di Domenico Cacopardo

25 Maggio 2019,14:01

Elezioni cruciali, domani. Non si voterà per qualcosa di lontano e di astratto. Non si voterà per un principio, quello europeo, che, pure, tanto è contato nella storia del continente.
Si voterà per qualcosa di immediato e di concreto, cioè per il governo di una comunità di 335 milioni di cittadini legati dalla moneta unica (ma ne coinvolge 480 in tutto il pianeta), e di 503 milioni dell’Unione nel suo complesso. 
Questo il primo dato di fatto.
Il secondo riguarda il rapporto tra stati nazionali e Unione. L’evolversi economico, finanziario e commerciale del mondo ha determinato il fenomeno inarrestabile della globalizzazione. Per affrontarlo con qualche possibilità di successo e cioè di sviluppo, occorrono entità idonee alla nuova era. La dimensione dello stato storico è insufficiente per carenza di numeri. Ci sono due soli stati protagonisti globali: gli Stati Uniti e la Cina (l’Europa realmente unita avrebbe tutte le carte per essere il terzo protagonista). Entrambi hanno livelli tecnologici, economici e militari tali da permettere azioni politiche incisive e dirette. E oggi stanno dando vita a duro scontro commerciale dall’incerto futuro e dagli effetti, appunto, globali. La Cina ha ormai acquisito come propria zona di esclusiva influenza e colonizzazione l’Africa, con l’eccezione parziale del Magreb e della Repubblica sudafricana. 
Gli Stati Uniti, privi di una politica estera coerente sono ancora in posizione di predominio o di rilevante peso in tutti gli scacchieri. Il richiamo all’Africa consente di introdurre un altro argomento: questo continente che nel 1930 annoverava circa 150 milioni di abitanti, nel 2015 aveva raggiunto il miliardo e 200 milioni circa, mentre le stime lo danno a 4 miliardi e 500 milioni circa nel 2100. L’Europa nel 2100 dovrebbe contarne circa 700 milioni (tutti compresi, ferma restando la linea piatta dell’Unione a circa 500 milioni).
Questi numeri ci dicono che la questione dell’invasione dal Sud non sarà né potrà essere dominata dall’Italia in disperata solitudine: le dimensioni sono tali che l’intera Europa non si potrà chiamare fuori e dovrà affrontarla con i mezzi complessivi di cui dispone o ne sarà sommersa.
Sono queste le ragioni pratiche cui dovremmo ispirare il nostro voto. Si voti per chi si ritiene idoneo a gestire questa fase storico-politica nell’interesse degli italiani. Non di una categoria o dell’altra, ma della comunità nazionale nel suo complesso, sapendo bene che da questo voto uscirà la nuova gestione dell’Unione europea che tutti ci auguriamo meno burocratica e, finalmente, rivolta ai problemi dell’immigrazione, alla ripresa e allo sviluppo. Se c’è un endorsement da formulare è verso la ragione: si voti e si voti di testa pensando all’oggi e al domani. E agli effetti che il voto può avere a Bruxelles e a Roma.

www.cacopardo.it

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