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Governo Draghi, la fase due

Governo Draghi, la fase due

di Luca Tentoni

18 Novembre 2021,08:52

Il governo Draghi sta uscendo rapidamente dalla sua “fase uno”: la missione affidata al presidente del Consiglio da Mattarella consisteva innanzitutto nell'approntare e avviare il Pnrr, curando allo stesso tempo il varo e l'attuazione del piano vaccinale. Il compito può dirsi esaurito con successo: il Pnrr, la cui completa realizzazione richiede anni, è però stato messo su un percorso che solo l'irresponsabilità delle forze politiche potrebbe compromettere; le prime e seconde dosi dei vaccini, intanto, hanno raggiunto l'84% della popolazione, con risultati migliori rispetto ai paesi occidentali comparabili col nostro e decisamente straordinari rispetto ai fallimentari dati dell'Est europeo. Dunque, si può dire che - sebbene l'azione di Draghi sia richiesta fino al 2023, se non oltre - il lavoro che doveva essere impostato sia andato a buon fine e si possa ritenere concluso. Non a caso, ora siamo giunti allo snodo più importante, nel quale si dovrà decidere se dar vita, a fine gennaio o secondo alcuni prima dell'elezione presidenziale, ad una “fase due” del governo Draghi o a un nuovo Esecutivo (con l'attuale inquilino di Palazzo Chigi promosso al Quirinale). Molti vorrebbero la prosecuzione dell'attuale governo e cercano di approntare “tavoli di confronto” per cercare di condurre in porto la legge di bilancio e provare a far gestire dalle cinque principali forze politiche del Paese la scelta del successore di Mattarella. 
Però, a parte il fatto che il “tavolo” sa di commissariamento di Draghi (il quale, infatti, non pensa affatto di farne parte), c'è il dato oggettivo - riscontrato durante la preparazione dell'intervento in tema di liberalizzazioni - che la spinta decisionista del governo si sia un po' affievolita: la formula blanda adottata per le concessioni balneari (fatta apposta per non decidere, sapendo che il Consiglio di Stato avrebbe provveduto a sciogliere tutti i nodi) fa il paio con la remissione al Parlamento e alle forze politiche della scelta di destinare gli otto miliardi di euro di riduzione fiscale. 
Pur di non decidere fra le richieste della destra e quelle della sinistra, non si è ripartita la cifra fra incentivi alle imprese e sgravi ai lavoratori. 
Sono incertezze non consone alla linea fin qui tenuta da Draghi. Inoltre, all'orizzonte si scorgono nubi che l'Esecutivo farà fatica ad allontanare: la nuova ondata di Covid spiegherà la sua forza - prima o poi - anche in Italia, mentre - secondo alcuni sondaggi - pare che circa il 10-20% dei vaccinati non abbia intenzione di sottoporsi all'iniezione di richiamo (la terza dose) rendendo così più difficile la lotta al virus. 
Senza contare che l'estensione ai bambini della vaccinazione creerà ulteriori problemi, perché la scelta sarà nelle mani dei genitori (alcuni dei quali no-vax oppure soltanto incerti). Se un sedicenne o un diciottenne può benissimo decidere di vaccinarsi senza ascoltare nessuno, per i più giovani è molto diverso (e meno semplice, si teme). 
Dunque, se nella “fase uno” il Pnrr e la campagna vaccinale andavano a gonfie vele, c'è il rischio che nella seconda entrambi si impantanino (il primo per i veti incrociati di partiti che da gennaio saranno già in campagna elettorale per le politiche del 2023, il secondo per i possibili intoppi dei quali abbiamo appena dato conto). 
A questo punto, il discorso sul governo non riguarda più solo o tanto la permanenza di Draghi a Palazzo Chigi, perché l’Esecutivo in carica dopo l'elezione del nuovo Capo dello Stato sarà oggettivamente più fragile dell'attuale, più esposto all'usura del tempo e alla volontà di protagonismo dei partiti. 
Forse è giunta l'ora che Draghi rifletta e decida se andare al Quirinale o farsi logorare come accadde a Monti (accolto a suo tempo come il salvatore della Patria e poi odiato da molti, dopo essere stato scaricato dai partiti, in primis dal Pdl di Berlusconi). 
È anche il momento, per i partiti, di mettere sul “tavolo” le carte su ciò che intendono fare del governo (che sia guidato da Draghi, Cartabia o Franco, poco importa) dopo l'elezione del Presidente della Repubblica: se faranno già entro Natale un patto per il 2022, avremo un quadro chiaro e una formula stabile destinata a rassicurare il Paese, oltre che un'indicazione chiara per avere un Capo dello Stato scelto già dalla prima - si spera plebiscitaria - votazione.

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