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Le regioni dettano la linea

Le regioni dettano  la linea

di Domenico Cacopardo

26 Novembre 2021,08:46

È in questi giorni accaduto qualcosa  di veramente nuovo nella prassi istituzionale  del Paese: il presidente della Conferenza Stato-regioni, Massimiliano Fedriga (Friuli-Venezia Giulia, della Lega), d’accordo con i suoi rappresentanti, ha  proposto e definito  con il governo le misure necessarie per contrastare la quarta ondata pandemica: consistono nell’introduzione (anche nelle zone bianche) di un «super green pass» riservato a chi è vaccinato o è guarito. 

Esso abilita alla partecipazione a tutte le attività lecite per l’ordinamento vigente con le eventuali specifiche prescrizioni. Il «green pass» ‘normale’ ottenuto sulla base di un tampone negativo consente l’accesso al posto di lavoro o poco più.  Tra le misure, c’è l’obbligatorietà della vaccinazione (2 e ora 3 dosi) per docenti e forze di polizia. 
Qualcuno sosterrà che l’attività della Conferenza Stato-regioni è costellata di intese. È vero e ovvio. Sul punto, però, si sbaglia visto che l’innovazione consiste nell’adozione di un provvedimento - di emergenza - governativo su iniziativa delle Regioni che, d’un balzo, hanno superato ogni perplessità ‘romana’. Una novità assoluta nella storia della Repubblica, che apre la via a una utilizzazione completa delle opportunità offerte dalla Costituzione.
Questo è l’aspetto istituzionale.

C’è anche un aspetto politico: i presidenti leghisti delle regioni proponenti sono stati al primo posto nel sostenere le nuove misure. Proprio il giorno precedente l’ufficializzazione di queste posizioni, il ‘capo’ della Lega Matteo Salvini aveva espresso la sua contrarietà a ulteriori restrizioni, e in particolare nelle zone ‘bianche’. Si è trattato, quindi, di una evidente smentita della posizione del ‘capo’ da parte di esponenti politici particolarmente coinvolti nell’emergenza sanitaria e vicini alle esigenze di cittadini e di gruppi sociali che sono la storica «costituency» della Lega. Le conseguenze non sono ora valutabili: si vedranno in futuro. 
C’è però un richiamo storico: ai tempi dell’imperatore Tiberio le legioni romane stanziate sul Reno si ribellarono e misero in discussione il potere di Germanico, loro comandante. Nel tentativo di ristabilire la sua autorità, questi si spinse a minacciare il suicidio. Calusidio, uno dei più importanti militari al suo comando, gli offrì addirittura la sua spada.

Certo - direte voi - Germanico successivamente divenne imperatore. Certo - risponderò - ma perché venne adottato dall’imperatore Tiberio: nel mio paragone e se mai accadrà (del che è lecito dubitare), il Tiberio di Salvini non potrà che essere Silvio Berlusconi.
www.cacopardo.it

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