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Renzi e i soldi: vivere "di" o "per" la politica

Renzi e i soldi: vivere "di" o "per" la politica

di Vittorio Testa

19 Novembre 2021,08:36

Isoldi per la politica. La politica per i soldi. E’ suscitando in tutti noi tristezza che va in scena l’ennesimo siparietto etico riguardante la cosiddetta Questione morale nella conduzione della cosa pubblica. 
Ecco dunque che a Matteo Renzi, il fuoruscito dal Pd con annesso abigeato di una quarantina di seguaci, gli va la mosca al naso per certe insinuazioni dell’ex compagno e segretario Pierluigi Bersani sulla liceità o meno di certi lucrosi guadagni incassati dal giovane semprarrembante creatore di Italia Viva. Che invita l’ex amico a spiegare il perché e il percome di quattrini incassati dall’azienda Ilva di Taranto. 
E’ un tema sempreverde e sempre rovente, quello del denaro ai parlamentari, ai partiti e ai politici in genere. Questione che ha messo a soqquadro più volte il Parlamento: memorabile il discorso accusatorio, la «filippica», di Craxi accusante tutto e tutti di reticenza e ipocrisia nel non ammettere che «’i bilanci dei partiti e dei gruppi parlamentari erano notoriamente irregolari e illegali’». 
Sfidati e tremebondi, non un parlamentare alzò la mano. Chinati junco che passa la piena… Un tema più volte affrontato con disarmante sincerità: per esempio da Matteo Renzi. 

«Ecco qui. II 30 giugno del 2014, cioè prima di diventare presidente del Consiglio, avevo sul conto corrente 21.895 euro. Oggi? Un po’ meno: 15.850. Io sulla trasparenza non faccio sconti a nessuno. Se volete fare soldi non fate politica. Fai politica perché hai un ideale, una passione. Se vuoi fare soldi vai nelle banche d’affari e prendi i contratti milionari che ti offrono. Non ti metti a fare il politico». Strasicuro di sé, era un Renzi molto infervorato quello che il 7 gennaio 2018, dopo l’intemerata contro chi l’aveva definito un «traffichino», aveva cavato di tasca e consegnato al conduttore di Matrix, Nicola Porro, copia di due «rendiconto» bancari a dimostrazione della sua propria immacolatezza di intemerato cittadino e politico virtuoso. 
Benedetta sancta simplicitas o callida recita che fosse, già di per sé l’operazione aveva le caratteristiche o dell’improvvisazione imbonitoria o, peggio ancora, della recita farlocca. Benedetto figliolo d’un Matteo nato in riva all’Arno, che significa esibire il saldo di un conto corrente? Ci credi tutti quanti allocchi?
Il denaro e la politica. Max Weber vedeva soltanto due categorie di politici: chi vive «per» la politica; e chi invece «di» politica. Scendiamo un gradino, dai tempi di Tangentopoli a questa parte la questione è sempre la stessa a due corni: i soldi servono per fare politica o la politica serve per fare soldi. C’è una terza via? Per fare politica servono soldi: il politico pertanto può fare soldi da reimpiegare per continuare a fare politica? E’ la questione più attuale che mai. Chiusi tutti i rubinetti del finanziamento pubblico ai partiti, ecco che la politica si approvvigionava con i quattrini in dote ai gruppi parlamentari. Ciascun deputato ha una dote di 50mila euro: 60 mila per i senatori. Con il decreto dal nome enfaticamente temerario di «Spazzacorrotti», emesso dal governo Letta, questo rifornimento è diventato pressoché impossibile. Adesso ci si arrangia con le Fondazioni, aperte a contributi di qualsiasi provenienza. 
Ma attenzione: come sempre ecco che va in scena lo spettacolo della presunta onestà. Se a uno di noi pigliasse il ghiribizzo di regalare fino a 100 mila euro all’onorevole Caio, giustamente il bonifico dovrà essere «rendicontato»: nome cognome codice fiscale, trasparenza cristallina. Se invece Caio riceverà l’aiuto pecuniario dalla Fondazione, questa non avrà nessun obbligo di trasparenza: che bellezza! Era troppo grossa, vero? Sì. Si è così corsi ai ripari: ripari che non riparano un bel nulla: perché tolto il ferro dal pugno di velluto ecco piombare dagli ineffabili cieli della più severa politica una caricatura di scappellotto vibrato con un impeto serioso da morir dal ridere. Vediamo. 
Affinché la Fondazione sia in regola una ferrea e minacciosa norma etica stabilisce che nei «ruoli apicali» non vi sia alcun politico in carica e nemmeno chi abbia avuto un ruolo elettivo negli ultimi dieci anni. Brivido. Che fare? Semplice: il politico si dimette dai vertici divenuti con spietata ferocia inaccessibili e lascia il posto a un amico. Stop. Facile immaginare l’effetto ilare di questo diktat denominabile «Spazzapuremaiotifrego». Torniamo dal simpatico Matteo Renzi. Uno dei politici più intelligenti della «nouvelle vague», giovani capaci di parlare e argomentare con apparente e rapidissima efficacia sull’universo mondo visto e interpretato per un minuto e mezzo di dichiarazione ai telegiornali. E poi intervenendo ai vari programmi di approfondimento o di approsprofondamento serali. Tutto e tutti i giorni. In un anno migliaia di pareri e giudizi su ogni cosa, una frenesia quotidiana. Normale che cambiando lo scenario politico, uno non si ricordi più di quanto sostenuto mesi o anni fa. O che comunque il sempredichiarante ritenga, giustamente, che molta gente non si ricorda assolutamente più nulla da un giorno all’altro.
Se così non fosse, come spiegare il Matteo Renzi che, dimentico d’essersi professato professore e predicatore di virtuoso pauperismo, ora si gloria apertamente di essere passato in tre anni da un reddito di 27 mila euro a una dichiarazione che parla di un milione e rotti euro? E l’acquisto della villa, utilizzando un prestito di un amico insediato dal suo governo nel Consiglio di amministrazione di un ente pubblico? E il mutuo di un milione di euro concesso all’istante e ripagato in 360 rate? Tutto legittimo, sia chiaro. Così come legittimi saranno tutti quei proventi della sua attività di conferenziere internazionale, con ruolo di sostenitore della politica del leader Saudita. Ottantamila euro qua; cinquanta là, centotrentacinquemila euro per noleggiare un aereo privato, a carico della Fondazione Open, che gli consente di arrivare in tempo alla cerimonia in memoria di JF Kennedy. Tutto lecito. Ma forse non del tutto condivisibile da punto di vista dell’opportunità politica. 
Certi giornali sbagliano di grosso pubblicando documenti privati. Una cosa inaccettabile. Solidarietà al Matteo ipersuscettibile su questo versante. E un consiglio non richiesto e perfettamente inutile: ma darsi una calmata pecuniaria no?

© Riproduzione riservata

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