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editoriale

Vietato dire «Natale»: così l'Europa nega la storia

Natale

di Vittorio Testa

30 Novembre 2021,11:41

«Per Natale che fate?». No! Il Natale no, non va nominato. Così pure la Pasqua, l'Epifania, la Pentecoste. Che faremo, diremo messa pregando «quel tale che starebbe lassù nei cieli, secondo alcuni e alcune, ma non esistente secondo altri  e altre»? La  Commissione europea, per correttezza nei confronti di chi cristiano non è,  ci impone di agire come contrabbandieri di un lessico cifrato totalmente neutro: e armati di figure retoriche dovremmo cancellare i nomi non «inclusivi», espressioni e frasi che indicano cose e concetti e nomi che suonano irriguardosi di persone che hanno una religione  e abitudini diverse. Cioè il mondo, la gente di tutto il mondo.  Ma quale Natale! Accorti cittadini rispettosi e «inclusivi» sussurreremo agli amici: «Fate qualcosa nel periodo intorno al 25 dicembre?». Non solo: ma con sventagliate di Sineddoche e Metonimia abbatteremo senza tante storie qualunque nome o parola o fonema o frase che non sia «neutrale». Per esempio: avete chiamato la figlia Maria? Male. Così si chiamava la mamma di Gesù: vero è che i musulmani lo ritengono un profeta realmente esistito, ma i buddisti o gli Zaratrustiani? E gli atei? Meglio sarebbe stato metterle uno di quei nomi  che secondo i soloni di Bruxelles non feriscono alcuna sensibilità: Giulia, per esempio, che sarà bene si cerchi un marito evitando i portatori di nomi che abbiano attinenza con la religione cristiana: gli Apostoli, gli autori dei Vangeli. E nemmeno, a rigor di follia neolinguistica, il nome di uno dei santi di santa Romana Chiesa: sono 1726 i proclamati dal 1588, più le «riserve»  dei canonizzandi in arrivo. 
Questa delirante decisione della Commissione europea, scoperta da «Il Giornale», diretto da Augusto Minzolini, non è ancora entrata in fase esecutiva piena: è un catalogo di accortezze cui dovranno adeguarsi i funzionari addetti alla comunicazione. Ciò non toglie un grammo alla gigantesca distruzione semantica che alla lunga porterebbe a una vera e propria Neolingua di grammatica  e sintassi burocratica, amorfa e imprecisa. E come tutte le operazioni oblique che, calate dall’alto, intendono rinominare le parole della vita, ha in sé  i germi della dittatura, parola che non a caso deriva dalla «dictatura» di un «dictator». 
I documenti di questa tragicomica iniziativa recherebbero ingiunzioni tali da spegnere nelle parole ogni rimando culturale e sociale, cosa che è la vita stessa del linguaggio. Annullandosi in un pateracchio linguistico ogni tradizione distintiva saremo costretti a un lessico senza nerbo, incolore e innocuo. Non solo.  Si proibisce persino di usare sostantivi in  come  «operai» e «poliziotti». Come definirli? Operatori e operatrici impegnati e impegnate nelle fabbriche e nelle strade per garantire la sicurezza dei cittadini e delle cittadine? Ma cittadini e cittadine non emargina forse gli e le abitanti delle  campagne?  Aboliti sia Miss sia Msr: come dirotteremo la posta, mettendo soltanto il cognome? 
Bandita pure è locuzione introduttiva «Signore e signori» e figurarsi il «Signori e signore». «Inoltre fai attenzione» si legge in un passo della rivoluzionaria comunicazione, «a non menzionare sempre prima lo stesso sesso nell’ordine delle parole o a rivolgerti a uomini e donne in modo diverso: ad esempio chiamare un uomo per cognome e una donna per nome». 
Più si procede nella scoperta di questa enorme fandonia che vuole rendere «neutro», meglio: che vuole neutralizzare  lo strumento basilare di una comunità, intendendo liofilizzare il linguaggio e instaurare un Burocratichese internazionale, o un  Esperanto ottuso e quindi non offensivo, più aumenta lo sgomento per il futuro di questa Europa mai decollata e sentita come senso di appartenenza. 
Anzi, da oggi vista come una livellatrice lessicale sordida, inutile, dannosa e nella sua pretesa egemonista a prezzo di uccidere il linguaggio, davvero inaccettabile. Un pericolo reale da contrastare con la leggerezza di un sarcastico e divertente uso della lingua, magari rovesciando  i nomi. Maria? Meglio Airam. Gesù? Diventa Uges. E  la Commissione europea?  Arac Enoissimmoc Aeporue. Moloch da evitare.

© Riproduzione riservata

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