×
×
☰ MENU

editoriale

Il caso Tesla tra auto e finanza

Il caso  Tesla   tra auto e finanza

di Augusto Schianchi

01 Dicembre 2021,15:08

Tesla è l’esempio più abbagliante dell’innovazione industriale degli ultimi 10 anni, in un settore, l’automobile, trainante dell’economia mondiale. L’obiettivo, nei piani del suo Chief Executive Elon Mask, è quello di produrre 20 milioni di auto per la fine di questo decennio. Il doppio rispetto a Volkswagen o Toyota, le maggiori produttrice di auto di oggi. Quest’anno Tesla dovrebbe produrre solo un milione di auto (con i concorrenti hanno dovuto ridurre la produzione per la scarsità di chip); ma in questo terzo trimestre le vendite sono aumentate (rispetto allo stesso periodo dell’anno precedente) del 57 percento a 13.8 miliardi di dollari, con un profitto trimestrale di 1.6 miliardi di dollari.


Per conseguire l’obiettivo decennale di 20 milioni di auto, Tesla sta pianificando impianti di produzione in tutto il mondo. Non solo in Texas, ma anche in Cina. L’impianto di Shanghai già oggi produce più auto che non il primo impianto di Freemont, in California. Ora è in corso una ristrutturazione da 190 milioni di dollari per aumentare la capacità produttiva con aumento degli addetti da 15.000 a 19.000.

A Tesla non sono mancati gli incidenti di percorso: proprio in Cina con il richiamo di tutte le auto prodotte per problemi al software del controllo dell’auto; oppure come quello di questi giorni a Berlino, in cui Tesla ha dovuto rinunciare (per mancanza di rispetto di una clausola contrattuale) ad un contributo di 1.1 miliardi di euro per l’impianto di costruzione di batterie.
Oggi Tesla in borsa vale 1000 miliardi di dollari (il 40% del debito pubblico italiano). Un livello di capitalizzazione spropositato rispetto ai risultati economici di oggi, ma che “sconta” il futuro di Tesla, per l’appunto dei 20 milioni di auto all’anno. Soltanto quest’anno il valore (di borsa) di Tesla è aumentato di 475 miliardi, pari alla capitalizzazione di una banca come JPMorgan o a due McDonald’s.
Ebbene dietro a questa performance finanziaria, in corrispondenza dell’espansione industriale, si è costruita (con le parole del Financial Times) una “Tesla, complesso-finanziario”, che va ben oltre la capitalizzazione di borsa. Una rete intrecciata di veicoli finanziari associati agli investimenti industriali, sostenuti -udite, udite- da una montagna di prodotti derivati (opzioni anzitutto), senza precedenti in termini di ammontare, complessità tecnica e volumi di attività. Ha commentato un esperto (ripreso dal F.T.): “Non abbiamo parole per descrivere cos’è Tesla”. La maggior parte degli investitori professionali esperti ha un’enorme difficoltà “a capire”, pur continuandoci a lavorare. Si tratta di transazioni nominali di 241 miliardi di dollari al giorno (!), pari alle restanti transazioni su tutto il S&P 500 messo insieme.
Tesla, per le dimensioni del suo complesso industriale (innovativo) e finanziario (con l’intreccio azioni-opzioni), è diventato il motore della borsa americana, la più importante del mondo, in misura mai vista nella storia finanziaria. Con un’interazione tra opzioni ed azioni, che impatta sulla volatilità dei mercati in misura senza precedenti.
I protagonisti, oltre alle solite banche e fondi d’investimento (e la piattaforma Reddit), sono lo stesso Mask, Larry Ellison (di Oracle) e Leo KoGuan, un raider finanziario con un pacchetto di azioni Tesla del valore di 8 miliardi, acquisito proprio grazie ad operazioni integrate opzioni-azioni. Apposta per Tesla, è stato pure introdotto un nuovo derivato strutturato, denominato “auto-callable”, per inciso particolarmente apprezzato dagli investitori asiatici.
Fino ad oggi Tesla ha premiato chi ci ha creduto: quelli che lo ha venduto (allo scoperto) ci hanno perso 60 miliardi in 10 anni (incluso Michael Lewis, protagonista della Grande Scommessa del 2008). Chi, in alternativa, è rimasto sulle «growth stocks», tradizionalmente preferite, ha performato in modo assai modesto.
Le nuove fabbriche di auto che hanno seguito esempio di Tesla, Rivian e Lucid, oggi in perdita e con ricavi irrilevanti, valgono entrambe ciascuna sui 100 miliardi. Per contro le case produttrici storiche come Toyota capitalizza 250 miliardi, Volkswagen 130, Hyundai 42.


A fronte di queste attività d’investimento finanziario, le autorità di controllo pubblico (come la nostra Consob) possono, oltre ai controlli di legge, fare ben poco. La finanza investe con l’obiettivo di anticipare il futuro, con un’ingegneria finanziaria innovativa, impossibile da controllare in tempo reale negli specifici dettagli tecnici.
Le autorità di controllo possono soltanto rafforzare il proprio impegno nel diffondere la cultura finanziaria, e rendere consapevoli gli investitori dei rischi connessi all’impiego dei propri risparmi.
«Fare previsioni è molto difficile, soprattutto riguardo al futuro».

© Riproduzione riservata

Commenta la notizia

Comment

Condividi le tue opinioni su Gazzetta di Parma

Caratteri rimanenti: 1000

commenti 0

CRONACA DI PARMA

GUSTO

GOSSIP

ANIMALI