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EDITORIALE

Per ripartire dopo il covid più attenzione ai giovani

Per ripartire dopo il covid più attenzione ai giovani

di Patrizia Ginepri

03 Gennaio 2022,13:28

In principio ha prevalso la sorpresa e l’Italia intera cantava dai balconi piena di speranza. La fase successiva ha coinciso con le chiusure sempre più estese delle scuole e di una serie di attività economiche, soprattutto quelle legate ai consumi culturali, allo sport, al turismo, alla cura di sé e al tempo libero.

La speranza è crollata, il malcontento è montato e la rabbia ha portato in piazza le categorie produttive maggiormente colpite dai provvedimenti anti-Covid. Poi, con l’avvio della campagna di vaccinazione, le persone hanno più o meno potuto riprendere la vita che conducevano prima del virus, ma la protesta sociale ha registrato un'impennata, con lo scontro frontale tra i “no vax-no green pass” e il resto del mondo. Sono queste le fasi emotive che hanno accompagnato finora l'emergenza sanitaria, ma veniamo al presente. Inizia un nuovo anno, tra bilanci e timori legati alla recrudescenza dei contagi. Ritorneremo alla vita di prima o dovremo adottare altre modalità e altri valori? Nonostante l'incertezza sia tuttora dominante, dobbiamo iniziare a considerare ciò che ci sta insegnando la pandemia. In primis, ci ha rivelato che, senza relazioni buone e sane, la vita umana diventa problematica.

Perciò, terminata l'emergenza dovremo muoverci in un altro orizzonte. E l'impresa è tutt'altro che semplice. Occorre arginare l'ondata dell'egoismo, del protagonismo, del tornaconto personale. Va messo al centro il bene comune, come obiettivo imprescindibile per una vera ripartenza, concetto che evidentemente non è ancora chiaro in tutta la sua potenza.
Serve una società solidale ed equa anche dopo l'emergenza, lo dobbiamo alle giovani generazioni. Il 2022 si preannuncia un anno difficile per il lavoro, per le nuove povertà generate dalla pandemia, per il costo della vita sempre più caro, per i tanti ragazzi che non ne possono più di essere “liquidi”, termine molto utilizzato per non dire “senza alcuna certezza”.
Nelle stanze dei bottoni, dove si respira perennemente aria di campagna elettorale, si faccia una riflessione seria sui giovani e su ciò che la società sta offrendo loro. E' normale che, in un Paese civile come il nostro, ci siano laureati sottopagati per anni, che non arrivano a fine mese senza l'aiuto dei genitori? È normale che tanti giovani rinuncino a creare una famiglia e ad avere figli a causa dell'instabilità economica? È normale che giovani coppie non possano accendere un mutuo perché precari a oltranza? È normale che centinaia di ragazzi vadano a lavorare all'estero per vedere riconosciuto il proprio talento? È normale vedere rider sfrecciare sotto la pioggia per una misera paga?
Questi bravi ragazzi – e sono davvero tanti - vanno aiutati. Anche le imprese devono essere messe nelle condizioni di poter dare ai giovani le certezze di cui hanno bisogno per costruire il loro futuro. In tutto ciò le relazioni, quelle vere e non virtuali, giocano un ruolo fondamentale. A cominciare dal rapporto tra politica e cittadini e da un patto generazionale che non sia solo il solito “bla bla” di proclami e promesse.


Il sociologo Pierpaolo Donati ha definito la pandemia un'epifania delle relazioni, perché ha semplicemente rivelato ciò che era già in atto nella nostra società moderna e tecnologica: la rimozione delle relazioni, la mancanza di una cultura adeguata a gestire i rapporti. Ecco, allora, che la tanto decantata “ripartenza” non dovrà essere un semplice ritorno alla normalità. Occorrerà una rigenerazione della società, che riveda il modo di vivere delle persone. La lezione, del resto, è chiara anche in questa fase della pandemia: l'emergenza Covid si combatte certamente con i vaccini, ma è altrettanto utile saper gestire le relazioni, per evitare la diffusione di tutti i tipi di virus, non solo quelli sanitari, ma anche quelli ideologici e culturali.

© Riproduzione riservata

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