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EDITORIALE

I diversi scenari del mercato del lavoro

occupazione  lavoro

di Mario Menegatti

04 Gennaio 2022,12:30

La ripresa dell'economia italiana che ha caratterizzato la seconda parte del 2021 ha prodotto effetti importanti anche nel mercato del lavoro, che ha mostrato, nel terzo trimestre dell'anno, un aumento tendenziale degli occupati superiore al 2% e una diminuzione del tasso di disoccupazione, che è tornato ad assestarsi poco al di sopra dei nove punti percentuali. Alla crescita degli occupati e alla diminuzione della disoccupazione si sta però affiancando, in tutta l'Unione europea, un ulteriore fenomeno, che ha assunto dimensioni inconsuete rispetto a quanto riscontrato negli ultimi anni: il numero dei posti di lavoro vacanti è cresciuto in Ue, nel terzo trimestre del 2021, del 2,4.%, il valore più alto registrato dal 2011.


Per comprendere questo fenomeno bisogna innanzitutto considerare per quali ragioni una crescita elevata dei posti di lavoro vacanti possa coesistere con un livello di disoccupazione che rimane significativo e con una crescita sostenuta dell'occupazione. La presenza di un numero rilevante di lavoratori in cerca di un'occupazione evidenzia, infatti, un eccesso di offerta di lavoro. La crescita dei posti vacanti indica, invece, un eccesso di domanda di lavoro.

Eccesso di offerta ed eccesso di domanda, apparentemente incompatibili, possono coesistere principalmente per due motivi. Il primo è rappresentato dalla presenza di ritardi nell'incontro fra chi domanda e chi offre lavoro. In una fase di rapida uscita da una crisi, infatti, la domanda di lavoratori da parte delle imprese cresce in modo molto veloce e i lavoratori disponibili riescono a soddisfarla solo dopo un certo tempo.
La seconda possibile spiegazione è, invece, rappresentata da un mismatch (disallineamento) fra domanda e offerta di lavoro. In questo caso, eccesso di domanda ed eccesso di offerta coesistono perché le imprese domandano lavoratori con competenze e caratteristiche diverse da quelle che hanno i lavoratori disponibili.


Le due possibili spiegazioni sono chiaramente diverse fra di loro, cosi come lo sono le loro possibili implicazioni. Nel primo caso (presenza di ritardi) l'elevato eccesso di domanda sarà dovuto solo alla rapidità dell'uscita dalla crisi. Esso sarà, quindi, temporaneo e sarà riassorbito spontaneamente in alcuni mesi. Nel secondo caso (presenza di un mismatch) l'eccesso di domanda non diminuirà nel breve termine e, in assenza di interventi, rischierà persino di crescere nel corso del tempo.
È utile sottolineare che, alla luce della modalità con cui si è svolta la crisi recente, il primo dei due scenari descritti appare probabilmente il più plausibile. Anche il secondo scenario non può però essere del tutto escluso, così come non si deve sottovalutare il fatto che i profondi mutamenti nelle priorità politiche e sociali che emergono a livello internazionale (come, ad esempio, i problemi sanitari o quelli legati ai cambiamenti climatici) non potranno non avere un’influenza strutturale sulla domanda di lavoro nei prossimi anni.
Qualora questo accada, una profonda riflessione sulla riqualificazione delle competenze dei lavoratori e, in senso più ampio, su contenuti e strumenti dei processi formativi sarà indubbiamente necessaria, se si vorrà evitare il paradosso di una forza lavoro disponibile all'impiego ma impreparata alle sfide che esso inevitabilmente richiederà.

© Riproduzione riservata

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