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Editoriale

Obbligo vaccinale, una scelta ragionevole

Obbligo vaccinale una scelta ragionevole

di Antonio D'Aloia - Ordinario di Diritto costituzionale

09 Gennaio 2022,12:10

L'ultimo decreto anti-Covid, finalmente in Gazzetta Ufficiale dopo giorni di anticipazioni e commenti intorno ad una bozza (poi confermata), ha esteso l’obbligo vaccinale, già previsto per alcune categorie di lavoratori (personale sanitario, scolastico, forze dell’ordine), a tutti i cittadini italiani che abbiano compiuto il 50° anno di età.
Per i lavoratori pubblici e privati con 50 anni di età sarà necessario il Green pass rafforzato (certificato di vaccinazione o di avvenuta guarigione) per l’accesso ai luoghi di lavoro a far data dal 15 febbraio prossimo; ma questo comporta che devono immediatamente attivarsi per completare il ciclo entro quella data. Non sono previsti invece limiti di età per l’obbligo vaccinale del personale universitario, che viene così equiparato a quello scolastico.
Molto rumore per nulla? Non proprio. Sicuramente è una soluzione di compromesso. E come tutti i compromessi lascia sul campo qualche perplessità, prima fra tutte con riferimento alla soglia di età oltre la quale scatta l’obbligo. Per la prima volta però viene configurato un obbligo vaccinale anti-Covid tendenzialmente generale.
Euna cosa del genere l’hanno fatta solo pochissimi Paesi nel mondo, in Europa (con modalità diverse) l’Austria e la Grecia, e ci sta pensando la Germania.
Quello che non manca è il rumore. Ieri l’ennesima esibizione a Torino dei profeti della fine della democrazia e dell’attentato alla Costituzione e ai diritti fondamentali. Ho sempre rispettato (pur non condividendoli) i dubbi di tante persone in buona fede sull’utilità e sui rischi dei vaccini e su una certa farraginosità delle disposizioni sul green pass di questi mesi. Io stesso ho criticato alcune di queste misure e i ritardi che purtroppo continuano a contrassegnare l’azione politica ed amministrativa in molti settori. Non mi piacciono però i toni apocalittici sulla deriva autoritaria, i paralleli azzardati – e perfino surreali – tra le misure emergenziali finora adottate per contenere l’emergenza pandemica e i terribili esperimenti totalitari del ‘900. Ma si sa, a volte la ribalta mediatica spinge all’iperbole, al paradosso, e poco importa se così si perde il senso reale delle cose di cui si sta parlando, e soprattutto del contesto in cui ci troviamo.
La salute, nel disegno costituzionale, non è solo un diritto dell’individuo (fino al punto che possiamo rifiutare qualsiasi trattamento sanitario, anche a rischio delle estreme conseguenze per la nostra stessa vita), ma – contemporaneamente, e direi intrinsecamente – un interesse della collettività. Proprio questa pandemia ci ha costretto, brutalmente, a prendere atto che la salute di ciascuno riguarda tutti gli altri. Quello che accade in un angolo anche remoto del mondo (il mercato di Wuhan, o una zona del Sud Africa per la variante Omicron) può replicarsi velocemente dovunque.
La legge può imporre trattamenti sanitari obbligatori (tra cui le vaccinazioni) quando il trattamento obbligatorio sia diretto non solo a migliorare o preservare lo stato di salute di chi vi è assoggettato, ma anche quello degli altri, ed è proprio tale ulteriore scopo, a giustificare la compressione dell’autodeterminazione del singolo. Numerose sentenze della Corte Costituzionale hanno ribadito questo principio, che è innanzitutto l’espressione di un ‘patto di solidarietà’ tra individui e collettività. L’interesse collettivo ad introdurre norme più stringenti sul piano della campagna vaccinale mi sembra incontestabile, e ragionevolmente sorretto dai dati scientifici e sanitari. Quello che emerge, e che viene sorprendentemente negato dalla propaganda no-vax, è che la malattia colpisce molto più duramente, in termini di ospedalizzazioni, ricoveri in terapia intensiva, decessi, i non vaccinati, rispetto a chi invece ha avviato e soprattutto completato il ciclo della protezione. Parliamo di differenziali che vanno dalle 7 alle 19 volte a seconda delle tabelle di riferimento e delle classi di età.
Dunque, il vaccino, per quanto in modo parziale, imperfetto (ma al momento non abbiamo altro), protegge molto meglio sia chi si vaccina, sia tutti gli altri, e quindi l’interesse collettivo alla salute, che significa anche ospedali e terapie intensive non saturi, e disponibili anche per i tantissimi malati non Covid, che hanno subito effetti indiretti devastanti in questa pandemia; significa contenimento della diffusione del virus, perché (anche questo è scientificamente dimostrato) più il virus circola, più può presentare mutazioni che rischiano di vanificare gli sforzi fin qui fatti e di costringerci ad inseguire ancora.
Lo stiamo vedendo in queste settimane, dove ai numeri dei contagi che sembrano fuori controllo rispetto all’esperienza di questi due anni, corrisponde una situazione ospedaliera ancora sostenibile.
A questa stregua, distinguere (per una serie di attività) tra vaccinati e non vaccinati, non è una discriminazione, ma – per usare le parole che tantissime volte sono state pronunciate dalla Corte Costituzionale – un modo di trattare diversamente situazioni diverse dentro una terribile emergenza sanitaria; e questo vuol dire applicare correttamente, e non già violare, il principio di eguaglianza. Anche la scelta di differenziare in base all’età non è in linea di principio, irragionevole, perché è oggettiva la diversità dei livelli di gravità e di letalità del virus tra le diverse ‘generazioni’, anche se l’obiettivo di contenere la circolazione stessa del virus avrebbe forse potuto suggerire una scelta obbligatoria più netta, non limitata per fasce di età, o almeno più estesa rispetto alla categoria degli over 50.
Il Governo ha proceduto finora con gradualità, cercando di utilizzare il mezzo meno invasivo delle libertà individuali. La risposta al piano vaccinale è stata spontaneamente forte, importante, e tuttavia, alla luce dei dati attuali, non più sufficiente. Serviva un passo in più, e questo decreto prova a farlo.
Il senso è giusto. Poi si può discutere sui dettagli, come ad esempio l’irrisorietà della sanzione per i no vax che non siano anche lavoratori (100 euro sono effettivamente un messaggio sbagliato, ai limiti del ridicolo).
Davanti a noi c’è una battaglia ancora lunga, faticosa, in un quadro che resta incerto su tante cose; e questa battaglia ha bisogno del contributo di tutti. Libertà significa anche questo, se vogliamo prendere sul serio il messaggio costituzionale. La Costituzione ci dice che la libertà non è mai una dimensione solo individuale, ma che essa è intrisa di responsabilità, consapevolezza e attenzione verso i diritti e le esigenze degli altri, appunto di doveri di solidarietà sociale, che costituiscono quel materiale di ragionevolezza, il senso del limite di cui i diritti e le libertà hanno bisogno per essere qualcosa di più del riflesso egoistico dei nostri desideri e dei nostri interessi. Soprattutto in momenti della storia come quelli che stiamo attraversando.

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