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Editoriale

Per una cronaca giudiziaria senza eccessi

Per una cronaca giudiziaria  senza eccessi

di Ruben Razzante

15 Gennaio 2022,13:47

Tra le aspettative che l’Unione europea nutre nei confronti del nostro Paese c’è senza dubbio quella di una efficace riforma della giustizia. Processi troppo lunghi, accuse di pubblici ministeri che spesso si traducono in un nulla di fatto, burocrazia che tarpa le ali alla competitività delle imprese quando si imbattono in disavventure giudiziarie. L’Italia, per poter accedere ai miliardi del Pnrr, si è impegnata a ridurre nei prossimi cinque anni del 40 per cento la durata del processo civile e del 25 per cento la durata del processo penale. Investimenti mirati, riorganizzazione di uffici, digitalizzazione di processi e funzioni: tutto potrà giovare alla causa, ma un nervo che rimane scoperto è senza dubbio quello della comunicazione dei procedimenti giudiziari all’opinione pubblica.
Le ultime novità normative sono finalizzate a migliorarla e, senza ostacolare il dialogo tra gli uffici giudiziari e i media, a tutelare maggiormente le parti e a impedire i cosiddetti processi mediatici, vale a dire la spettacolarizzazione narrativa che equivale spesso al classico fango gettato nel ventilatore.
Lo spunto riformatore è stato attivato dalla direttiva 2016/343 del Parlamento europeo del 9 marzo 2016 sul rafforzamento di alcuni aspetti della presunzione di innocenza, recepita in Italia con decreto legislativo 8 novembre 2021, n.188.
La Procura della Repubblica di Parma, il mese scorso, ha diffuso un aggiornamento della direttiva n.2 del 19 gennaio 2019 in tema di «comunicazioni istituzionali della Procura della Repubblica di Parma». Il documento contiene indicazioni per magistrati, avvocati e giornalisti affinchè conformino la propria attività al nuovo quadro normativo, muovendosi - per quanto riguarda in particolare i rapporti tra giustizia e informazione aventi ad oggetto la comunicazione sul contenuto dei procedimenti curati dalla Procura stessa - nel costante rispetto delle leggi, operando il doveroso bilanciamento tra diritto all’informazione e tutela della dignità delle persone coinvolte.

«La comunicazione relativa ai procedimenti curati dalla Procura della Repubblica di Parma – si legge nel documento – deve corrispondere ai seguenti principi di carattere generale: obiettività, imparzialità, equilibrio e misura; rispetto della pari dignità dei giornalisti e delle testate, senza discriminazione nei confronti di nessuno; spersonalizzazione delle informazioni; assenza di opinioni personali o di giudizi di valore su persone o eventi; chiarezza, sinteticità, tempestività, effettivo interesse pubblico della notizia; rispetto del principio della presunzione di innocenza».
Si tratta di principi cardine che puntellano due valori imprescindibili della nostra democrazia: l’imparzialità del potere giudiziario e la neutralità dell’informazione.
La nuova legislazione si pone la finalità di aumentare le tutele per gli indagati e gli imputati senza penalizzare la cronaca, intervenendo sui meccanismi di condivisione delle informazioni tra magistrati e giornalisti. Volendo semplificare con uno slogan, garantismo sì ma senza bavagli ai mezzi di informazione. Un tema che il Guardasigilli, Marta Cartabia sta dimostrando di avere molto a cuore.
Ma quali sono nei dettagli gli elementi principali del decreto legislativo n.188/2021, in vigore dal 14 dicembre? Anzitutto un approccio linguistico più rispettoso della presunzione di innocenza. Nei casi di dichiarazioni delle autorità coinvolte a vario titolo nel processo, ma anche di dichiarazioni rese da autorità pubbliche (categoria nella quale sono compresi ministri e parlamentari) su processi penali in corso, anche via web e sui social o, ancora, di comunicazioni delle procure ai media su procedimenti penali in corso, occorre trattare un indagato come un indagato e considerare un imputato come non colpevole fino alla sentenza passata in giudicato. L’anticipazione in chiave colpevolista dell’esito di indagini ancora in evoluzione e l’utilizzo di toni sensazionalistici nella narrazione di vicende giudiziarie tutt’altro che nitide nei loro sviluppi sono eccessi deprecabili che alimentano una centrifuga mediatica in contrasto con il rispetto dei diritti della persona.
A supporto di tale punto di vista il nuovo decreto rafforza le tutele delle parti coinvolte. In caso di dichiarazioni pubbliche sulla colpevolezza della persona sottoposta al procedimento penale, quest’ultima avrà diritto alla rettifica entro 48 ore e, in caso di inerzia o rigetto dell’istanza, all’eventuale ricorso al tribunale civile ex art.700 c.p.c. per l’ottenimento del provvedimento d’urgenza finalizzato alla pubblicazione immediata della rettifica della dichiarazione colpevole.
Limitazioni risultano introdotte nel campo delle comunicazioni ai media sui processi in corso: esse devono avvenire solo tramite comunicati stampa istituzionali o conferenze stampa e solo ove siano strettamente necessarie alle indagini (ad esempio la foto di una persona scomparsa) e per rilevanti ragioni di interesse pubblico (concetto dai contorni indefiniti e che potrebbe generare equivoci e scelte opinabili). Dunque, il Procuratore della Repubblica mantiene personalmente i rapporti con gli organi di informazione. Tale stretta dovrebbe, nelle intenzioni del legislatore, limitare il “mercato nero” delle notizie, che spesso risulta funzionale agli interessi di una delle parti e si traduce in una vera e propria gogna mediatica per alcuni indagati e imputati.
Leggendo accuratamente il nuovo testo di legge si ha la sensazione che esso intenda sterilizzare in partenza ogni rischio di mediatizzazione del processo. Le stesse sanzioni disciplinari a carico di avvocati e giornalisti potrebbero diventare un deterrente.È vero che sono già in vigore da anni, ma una regolamentazione giuridica più severa nell’ambito della cronaca giudiziaria porta con sé una maggiore sensibilità deontologica da parte delle categorie e degli ordini professionali.
Come detto, però, sarà fondamentale capire quale riassestamento si registrerà nei rapporti tra informazione e giustizia a seguito di tali novità legislative. In particolare bisognerà monitorare le specifiche declinazioni del concetto di interesse pubblico, che costituisce la bussola orientatrice delle decisioni che gli uffici giudiziari dovranno assumere nella individuazione dei contenuti da veicolare all’opinione pubblica e nella articolazione delle modalità con le quali veicolarli. Il decreto n.188/2021 attribuisce ai dirigenti delle Procure la responsabilità di valutare l’interesse pubblico alla divulgazione di un fatto giudiziario, con il rischio che essi vengano tacciati di essere faziosi e di perseguire finalità di natura politica. Siamo proprio sicuri che sia stata una buona idea imbalsamare la discrezionalità dei giornalisti, che in realtà dovrebbero essere chiamati a valutare di volta in volta la pertinenza delle informazioni raccolte e la loro utilità sociale nel rispetto del principio di essenzialità della notizia? Sarà forse questo il banco di prova più impegnativo della nuova normativa, col rischio concreto che si spengano gradualmente gli entusiasmi dei suoi sostenitori.

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