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Editoriale

Covid e lavoro: chi pensa alle imprese?

Covid e lavoro:  chi pensa  alle imprese?

di Patrizia Ginepri

17 Gennaio 2022,18:26

La grancassa mediatica non ne parla più di tanto, preferisce le risse televisive sul green pass o, ancor peggio, i deliri e la malafede di taluni no vax. In questo inizio di anno tribolato, stiamo assistendo a una vera è propria emergenza nell'emergenza. Centinaia di migliaia di lavoratori sono a casa: chi perché positivo al Covid-19, chi perché aspetta il tampone dopo un contatto stretto con un positivo, chi perché si trova in isolamento fiduciario con i figli positivi.

Il risultato però non cambia: è forza lavoro in meno per le aziende. E se uffici e personale amministrativo provano a difendersi con lo smart working, le imprese manifatturiere - e in particolare l'artigianato - non hanno altra alternativa che rallentare la produzione, con tutti i rischi che ne conseguono. In queste settimane è difficile anche rimpiazzare temporaneamente i lavoratori tramite le agenzie interinali: spesso sono figure specializzate che non si trovano schioccando le dita. Non solo. Passaparola e testimonianze sui social lanciano un ulteriore allarme: anche nel caso in cui si tratti di lavori generici, sono le stesse agenzie interinali a non avere a disposizione persone da inserire, vista l'alta contagiosità del virus.

Tutto questo avviene in uno scenario di enorme incertezza e confusione: le materie prime che non si trovano (se non a prezzi esorbitanti), il raddoppio dei costi di luce e gas, il lavoro che arriva a ondate, la mancanza di personale qualificato.
Confindustria in più regioni, compresa la nostra, ha lanciato l'allarme: «Il caos sta aumentando. In alcune linee di produzione si blocca tutto se solo mancano due persone fondamentali. Figuriamoci ora, con l'ondata di Omicron». Morale, le imprese sono in affanno per non parlare dei servizi - dai trasporti alla sanità, dagli sportelli pubblici alla raccolta rifiuti - e lo spettro di una frenata dell’economia sta diventando sempre più concreto, proprio quando si dovrebbe spingere sull'acceleratore della crescita e della ripresa.

Chi sta vivendo queste difficoltà in prima persona, non ha dubbi. Premessa l'importanza di continuare a favorire gli screening di prevenzione del Covid-19, occorre garantire l’operatività delle imprese cercando di intervenire sul calvario burocratico in atto, con tutte le attenuanti concesse, vista la portata dell'emergenza da gestire. Bloccate nelle proprie abitazioni migliaia di persone in salute, restano in attesa di prenotazione, effettuazione del tampone, tempi di attesa per la diagnosi e lettere liberatorie: sono i percorsi infiniti di fine quarantena.


Complice la frammentazione e il costante aggiornamento delle comunicazioni agli operatori, l'esercito di coloro che risultano ancora in quarantena viene relegato a un regime di isolamento protratto a causa del carico di lavoro e di un modello organizzativo che grava sulle strutture pubbliche. Secondo l’Organizzazione Mondiale della Sanità, oltre la metà della popolazione europea, con estrema probabilità, sarà contagiata da Omicron nelle prossime 6/8 settimane.
E' un percorso ad ostacoli per gli operatori economici, che hanno già alle spalle due anni difficili, in cui hanno rivoluzionato il proprio modo di lavorare per far fronte alla pandemia. Nulla di scontato. La resilienza è anche questa, sperando nel frattempo in qualche buona notizia come l'equiparazione della quarantena alla malattia per ora non rinnovata, o la proroga delle garanzie e delle moratorie richiesta dal mondo bancario.

© Riproduzione riservata

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