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Editoriale

Il dilemma di Berlusconi alla conta dei voti

Il dilemma di Berlusconi alla conta dei voti

di Vittorio Testa

20 Gennaio 2022,09:21

Chiamarsi fuori o raddoppiare la determinazione a conseguire quella che sarebbe l’ultima vittoria, quella più grande?
Nel dilemma di Silvio Berlusconi ci sono da considerare diversi aspetti reali che, per di più potenziati da un’egida sentimentale fortissima, autorizzano a credere che il Cavaliere opterà per gettarsi «toto corde» nella battaglia per il Colle. Occorre valutare alcune cifre parlamentari, alla luce della legge elettorale, del taglio del numero dei parlamentari e dei conseguenti esiti nel caso si andasse a votare anticipatamente. Tenere bene a mente che l’elezione del successore di Mattarella avverrà per mezzo del voto segreto: strumento perfetto per imboscate, fuoco amico, regolamento di conti, sadiche vendette di cecchini franchi tiratori. A questo proposito, un altro elemento determinante potrebbe rivelarsi il fenomeno che riguarda il numero dei «nicodemisti». Si tratta degli emuli di Nicodemo gran sacerdote fariseo che, furtivo tra le tenebre, andava a trovare Gesù nottetempo, divenendone un seguace talmente infervorato da essere presente alla deposizione del Cristo. Tipi ed effetti del nicodemismo si sono visti soprattutto nel periodo di massimo consenso della Lega.

In quel tempo se fossero state di conio sincero le migliaia di prese di distanza da Bossi, il ‘«senatur» di Varese avrebbe preso la metà del 35 per cento incassato a Milano nel 1993. Per non dire di Forza Italia. E fu proprio Berlusconi a segnalare la bontà, pro domo sua, del fenomeno che contribuì al suo imprevisto successo del 1994.
Vediamo i numeri in campo. Per essere eletti dalla quarta votazione in poi occorre mettere insieme almeno 505 voti, la metà più uno. I due blocchi principali dei gruppi parlamentari hanno grosso modo queste dimensioni: centrosinistra 438 grandi elettori parlamentari, 419 centrodestra. Ai quali si aggiungeranno i 58 grandi elettori regionali: 33 del centrodestra e 25 del centrosinistra. In totale sono 915. Ma Il numero complessivo dell’assemblea elettiva è composto da 1009 votanti. Quindi a determinare il successo della candidatura saranno questi 94 elementi. Berlusconi dovrebbe pescarne almeno 53 per essere eletto. Ma il panorama è suscettibile di possibili e probabili cambiamenti anche sostanziali per via delle sicure defezioni che ci saranno provocate dal Covid o da scelta «politica». Questi i numeri magistralmente messi in ordine da Roberto D’Alimonte,del Centro italiano studi elettorali (Cise).


Dunque a questo punto Berlusconi, mal sopportato seppure in silenzio dai due alleati Salvini e Meloni, deve decidere che cosa fare. La posta in gioco è altissima e degna di superlativi è di conseguenza la prima mossa del Cavaliere. Il quale, determinante per gli assetti attuali del Governo, fa sapere che nel caso in cui Draghi lasciasse Palazzo Chigi per traslocare al Quirinale, toglierebbe la fiducia al governo . Il che aprirebbe lo spettro delle elezioni anticipate, da tenersi con la nuova legge che fissa il numero dei parlamentari a livelli da incubo per gli attuali eletti. Sulla base dei risultati elettorali del 2018, il Cise ha effettuato una proiezione del voto che uscirebbe dalle votazioni mediante la nuova legge. Una carneficina. Movimento 5 Stelle da 339 seggi a 108; Lega da 181 a 168; Pd da 165 a143; Leu da 18 a zero, Fratelli d’Italia da 50 a 119; Forza Italia da 162 a 55. Quanto a Renzi, Italia Viva che ora ha 48 seggi, 30 alla Camera e 18 al Senato, non superando lo sbarramento del 5 per cento, tirerebbe le cuoia, insieme a Coraggio Italia di Toti. E con una falcidie di seggi: 345 in meno. Metterà mano a questa minaccia di stampo tragediante, da vendicatore universale, ‘fiat iustitia ruat caelum’’, sia fatta giustizia anche a costo di far cadere il cielo. Antonio Tajani e Licia Ronzulli, ieri hanno rimbrottato Vittorio Sgarbi che parlava di un Cavaliere rassegnato a dare forfait. «La verità è che on posso tradire chi ha fiducia in me», fa sapere Berlusconi con tutto il peso di una locuzione biblica che suona come preannuncio di grandi gesta. Lunedì si vedrà.

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