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editoriale

Con la guerra si è aperta una nuova fase della storia

Con la guerra si è aperta una nuova fase della storia

di Domenico Cacopardo

17 Maggio 2022,12:38

Oggi è l’83° giorno di guerra nell’Europa dell’Est. 83 giorni nei quali la repubblica Ucraina ha perso 25.000 soldati contro oltre 35.00 russi. Si tratta di dati stimati, visto che entrambe le parti non intendono rendere nota questa tragica contabilità. Se le sanzioni occidentali causeranno ai russi una perdita del Pil intorno al 10%, le ostilità hanno provocato agli ucraini un crollo del Pil dell’ordine del 45%. Salvo gli effetti devastanti del blocco dei porti sul Mar Nero.
Ho voluto iniziare con questi numeri per mettere i lettori di fronte ad alcuni aspetti della tragedia causata alla popolazione ucraina dall’aggressione russa iniziata nella notte tra il 23 e il 24 febbraio. Secondo un recente rapporto dell’ISW (Institute for the studies of war) il Cremlino è entrato in guerra privo di una attendibile valutazione dei suoi effetti e delle sue esigenze. A parte il fallimento della conquista di Kiev in 3 giorni, tutta la pianificazione militare è risultata un disastro: 30 km di mezzi corazzati schierati in fila indiana sull’autostrada che collega Minsk, capitale della Bielorussia a Kiev, privi di copertura aerea hanno permesso ai droni ucraini e alle armi individuali anticarro di procedere a una sistematica distruzione della colonna di invasori.

Gli osservatori internazionali sono concordi nel ritenere che l’elevata corruzione insita nel sistema di governo russo non può creare forze armate efficienti, sia sotto il profilo della idoneità dei mezzi bellici (sul cui acquisto si esercita ampiamente la predetta corruzione), sia sotto il profilo della qualità del personale, scelto con criteri che non garantiscono la migliore professionalità. Il comando delle forze russe, originariamente dell’FSB (il servizio segreto responsabile della pianificazione dell’attacco e della gestione delle prime settimane di conflitto), passato poi al generale Aleksandr Dvornikov (il macellaio di Aleppo) sembra ora tornato nelle mani dei servizi segreti. Resta in ogni caso il fatto che l’esercito russo non è in condizione di realizzare gli attacchi che la progettata conquista dell’Oriente ucraino e del Sud rende necessari. Per essi, la via scelta è quella della distruzione sistematica delle città, degli impianti, di ogni edificio visibile all’orizzonte, per poi mandare sul campo le sanguinarie milizie cecene e siriane.


La determinazione e la capacità di resistenza del popolo ucraino sono state potenziate dalle efferate stragi compiute dai nemici.
Ciò non toglie che la disparità delle forze in campo sia assolutamente evidente.
Vanno considerate acquisite alcune valutazioni di base. Putin, dopo avere scatenato l’inferno, non è disposto a venire meno al proprio programma politico e ideologico: ricostituire l’impero russo nelle dimensioni conseguite prima della sconfitta nella guerra fredda. Un obiettivo del genere ha fondamento «morale» giacché permette di salvare la madre Russia e i suoi valori storici contro le degenerazioni occidentali (posizione del patriarca Kirill): insomma l’impero del bene (la Russia) lotta contro l’impero del male (l’Occidente). Non c’è alcun segnale visibile o riservato di disponibilità russa a un cessate il fuoco o all’apertura di negoziati. Lo spiraglio apertosi ieri sera per l’impianto Azovstal sembra una nuova truffa.
Gli esperti dell’ISW che dispongono di informazioni privilegiate sostengono che il prossimo passo politico di Putin sarà la dichiarazione di annessione al territorio russo (non alla Federazione, ma proprio alla Russia) dei territori ucraini occupati. Poiché un attacco militare al suolo della patria (Russia) legittima il governo all’uso dell’arma nucleare, una volta che Kherson, Mariupol ecc. saranno dichiarate territorio della madre-patria anche una fucilata potrà essere considerata ragione legittima per l’uso di quest’arma totale.


Appare fuori luogo la polemica e i distinguo innescati in Italia da politici e partiti noti per la vicinanza al despota del Cremlino. Svezia e Finlandia interrompono l’ultradecennale neutralità e chiedono di aderire alla Nato per fondati drammatici motivi che responsabilmente i loro parlamenti hanno valutato, decidendo per l’adesione. Consapevoli della maturità di quei popoli dobbiamo rispettare le loro scelte e immaginare - nella Nato - quali strumenti di difesa dovremo mettere in campo rispetto al prospettato rischio nucleare.
Qualunque sia la nostra posizione mentale, morale, ideologica siamo entrati in una nuova fase della storia: in essa il confronto Russia-Occidente, già iniziato, è diventato irreversibile.
Coltivare una specie di terza posizione italiana rispetto al conflitto è pura illusione. Sia perché l’Italia è politicamente, economicamente, culturalmente parte del mondo occidentale sia nella nuova situazione un nostro disimpegno dalla Nato e dall’Europa presenta più rischi del rimanere fedeli alle nostre alleanze.

© Riproduzione riservata

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