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editoriale

Chi ha vinto, chi ha perso e la partita che ci aspetta

Esclusioni e riammissione: dopo un altro sorteggio, ecco il nuovo ordine delle liste (e dei candidati) sulla scheda

di Domenico Cacopardo

15 Giugno 2022,13:13

Nella sala da giochi delle ultime elezioni amministrative, alcuni leader nazionali si sono seduti al tavolo del tressette: tra di essi Giorgia Meloni, Enrico Letta e, per un giro, Carlo Calenda. Al tavolo del «Ciapa-no» erano Matteo Salvini e Matteo Renzi, i re Mida che hanno smesso di trasformare tutto ciò che proponevano nell’oro del consenso. A dire il vero, con loro si trovava Giuseppe Conte che, purtroppo per lui  non è vissuto nella stagione dell’oro, garantito da Beppe Grillo e Luigi Di Maio, e vive la stagione del crollo dei consensi. Nella realtà e nell’articolazione delle comunità interessate dalla tornata elettorale di domenica scorsa, alcune tendenze possono identificarsi. Salvo ulteriori conferme che si avranno nella celebrazione dei ballottaggi.
Ora, si può dire che emergono un fattore «M», come Matteo Renzi e come Matteo Salvini, e un fattore «G» come grillini.
Per la prima volta, Italia Viva paga la presenza del suo fondatore e leader Renzi, diventato d’improvviso un fattore negativo nella competizione.


Sulla strada del ridimensionamento del consenso si è inoltrato Salvini che non conferma nemmeno i risultati del 2018 (-2%), che non sfonda nelle isole e al centro-Sud e che ovunque viene ridimensionato. Lunedì, in conferenza-stampa, ha affermato che conta la coesione del centro-destra. Un’asserzione banale applicabile a ogni schieramento politico che nasconde la realtà di una competizione con Fratelli d’Italia nella quale lui s’è rivelato perdente. Un caso di scuola come quello che si sta verificando nel centro-destra dovrà aprire un dibattito serio in casa Lega, per capire cosa c’è che non va e per definire una piattaforma di rilancio programmatico e organizzativo.
In ogni caso, il centro-destra va e va anche perché nel suo schieramento hanno un peso crescente (fenomeno generalizzato) i Fratelli d’Italia - coerenti con le proprie scelte e capaci di far dimenticare gli imbarazzanti episodi del recente passato, in particolare l’assalto alla sede romana della Cgil - e le liste civiche. Un fenomeno che non può essere trasportato nel confronto politico e che incide sulle possibilità di previsioni attendibili.


Disastrosa la performance dei 5S e non solo nella città di Beppe Grillo (che, quindi, lo conosce bene). È vero che nelle amministrative la presenza dei grillini spesso evapora e si volatilizza. Ma è anche vero che nelle elezioni passate, Roma, Torino, Livorno, hanno testimoniato che il movimento riusciva a realizzare una certa presa nell’elettorato in specifici contesti.
La «prova del budino», cioè del governo locale, ha bocciato tutti gli esponenti del grillismo che, ormai, dovrebbe avere iniziato l’ultimo suo giro di valzer. La conseguenza seria di questo affondamento riguarda il Pd, il suo gruppo dirigente «duro e puro», capeggiato da Enrico Letta, cui è riferibile lo slogan elettorale - fallito causa M5S - del «campo largo». Il «campo largo» del Pd s’è ristretto e di molto. Certo - e la storia della seconda Repubblica lo dimostra - il Pd gode di uno zoccolo duro di consensi che ha costituito la base su cui si sono costruite varie formule politiche allargate a partiti «amici» e alleati.


Ora, con questo gruppo dirigente, con un alleato da tempo in evaporazione, le prospettive sono incerte: non si riesce a scorgere l’attrattività necessaria per convincere un ampio pezzo dell’area centrista -unica possibile riserva di voti- a scegliere il Pd e i suoi fragili alleati.  Invisibile, in queste elezioni, il peso dei centristi: ma questo è un effetto noto e determinato dal sistema elettorale maggioritario che costringe alle coalizioni. Da essi, dovrebbe discendere la creazione del «rassemblement» di cui si va parlando. Un’operazione volta ad aggregare gli europeisti italiani e coloro che si riconoscono nell’esperienza di Draghi al governo.
Mesi tribolati ci aspettano, per ragioni globali, per ragioni continentali, per ragioni tutte italiane.
Chi conosce il gioco non può sottrarvisi sia per l’insufficienza del personale politico in circolazione, sia per i rischi che il «Sistema Italia» sta correndo. La Bce ha cessato di essere il nostro salvagente: dovremo salvarci da soli.
Sembra elementare, ma, per noi italiani, sarà la partita più difficile dal 2008. 

© Riproduzione riservata

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commenti 1
  • politonna

    21 Giugno 2022 - 12:19

    l''uomo é un essere destinato a vivere in branco e facilmente soggetto all'evenienza dei neuroni a specchio. Nel 1960 i capelli lunghi e le minigonne , i capelli spesso con lo stesso taglio, oggi teste rasate e tatuaggi. E' il mondo dell'influencer che colpisce l'arte la musica, la politica, in pratica tutti i campi. La scelta che ne consegue non è detto che sia la migliore, anzi spesso è la peggiore. Tralasciando le religioni il più grande influencer della storia, a mio avviso, fu Napoleone

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