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EDITORIALE

Schiaffo a Macron Francia nel caos

Schiaffo a Macron Francia nel caos

di Paolo Ferrandi

21 Giugno 2022,14:10

La gifle», cioè la sberla, titola Libération, il quotidiano della gauche francese, sopra un’immagine di Emmanuel Macron. Parla di una legislatura «mort-né», nata morta, Le Figaro, il più autorevole quotidiano della destra repubblicana che poi scrive di elezioni-referendum pro o contro Macron perse in modo disastroso dal neoeletto presidente. Più analitico, come sempre, Le Monde che, nel lungo editoriale della sua edizione pomeridiana, usa un concetto, quello di «dégagisme», che non è facile da tradurre in italiano – «dégage-toi!», è un «vattene!», parecchio brusco – se non usando un termine che deriva da un altro alveo semantico e che conosciamo bene: «rottamazione».
E proprio dalla rottamazione del rottamatore – tipo quella che toccò in sorte a Matteo Renzi con la bocciatura del suo referendum sulle riforme costituzionali – che dobbiamo iniziare la nostra analisi. In effetti il voto legislativo per Macron è stato un vero e proprio sberlone: la sua coalizione non ha più la maggioranza assoluta dei seggi all’Assemblea Nazionale e non per pochi voti. Ne ha 247 e ne servono 289. 

In effetti per governare con efficacia (quindi con una maggioranza non risicatissima) dovrebbe fare un’alleanza stabile con quel che resta dei Républicains, cioè i gollisti storici che alla fine non sono del tutto scomparsi, pur diventando la quarta coalizione francese, con 68 seggi. Gli altri sono esclusi dal computo delle alleanze perché sono andati o alla destra radicale del Rassemblement National di Marine Le Pen (89) oppure alla coalizione di sinistra (Nupes) messa insieme da Jean Luc Mélenchon che ne ha 147 e che già scricchiola per la tensione tra le sue varie anime e che non formerà un gruppo unico.
Solo che questo passo per ora è escluso dagli stessi Républicains che non hanno nessuna intenzione, stando alle dichiarazioni ufficiali, di andare in soccorso a un’anitra zoppa, cioè a Macron, il cui soprannome – Jupiter, cioè Giove – ormai è abbastanza appannato. Più probabile, allora, il ricorso a un governo di minoranza che cerchi una maggioranza variabile sui vari provvedimenti all’Assemblea Nazionale. Più o meno quello che fecero i due governi guidati da Michel Rocard durante il secondo settennato di François Mitterrand. Solo che allora il presidente poteva governare per decreto, in pratica bypassando l’Assemblea Nazionale. Un’opzione che rimane anche ora, ma che è stata fortemente indebolita, visto che è possibile solo in casi particolari come il voto sul bilancio e può essere seguita da una «mozione di censura» delle opposizioni, che in pratica sfiducia il governo. Un’opzione che Mélenchon ha già agitato e che Marine Le Pen, che resterà comunque defilata visto che non è più la presidente del partito, ha già evocato parlando di un «patriottismo di destra e di sinistra» unito contro Macron. Però nemmeno le opposizioni «radicali» hanno i numeri senza i Républicains. Insomma, da qualunque parte la si guardi, la composizione dell’Assemblea Nazionale è un rebus e appare oggettivamente ingovernabile.

Così, alcuni esponenti della «macronie», il termine abbastanza dispregiativo con cui si designa il sistema di potere macroniano, parlano già di una legislatura che entro un anno verrà sciolta, o, come ricordava Le Figaro, «nata già morta». Però il problema del «dégagisme» resta intatto. Infatti, in caso di votazioni legislative l’anno prossimo, non è affatto scontato che la maggioranza relativa macroniana si trasformi di nuovo in maggioranza assoluta. Anzi i precedenti storici sono negativi: come quando Jacques Chirac forzò lo scioglimento dell’Assemblea nazionale e poi, invece di una maggioranza gollista, si ritrovò con una maggioranza socialista e dovette coabitare con il primo ministro socialista Lionel Jospin.
Insomma, il motore politico della Francia è ingolfato. E, questo, per la Francia che deve fare riforme importanti (come quella sulle pensioni) è un problema. Come lo è per l’Unione europea, anche se i poteri del presidente in politica estera non dipendono dall’Assemblea Nazionale. Ora Macron dovrà cercare di essere più «politico», per assicurare le gambe legislative ai suoi provvedimenti in Parlamento, e meno «tecnico». Meno Jupiter e più Mercurio, per usare le metafore mitologiche. Ma non è detto che ne sia capace.

© Riproduzione riservata

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