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Editoriale

Se vince Putin sarà il caos: i pericoli dietro l'angolo

se vince putin sarà il caos I pericoli dietro l'angolo

di Pino Agnetti

24 Giugno 2022,13:49

C’è una parte di noi - intendo dire noi italiani, noi europei, noi occidentali in genere - che non ha mai smesso di trepidare inorridita di fronte allo sterminio in atto in Ucraina. Ho usato la parola «sterminio» perché quando si spianano intere città a colpi di artiglieria, quando migliaia di civili inermi vengono massacrati e spesso torturati e stuprati prima di essere finiti, quando milioni e milioni di persone sono costrette ad abbandonare le proprie case e centinaia di migliaia di altre vengono deportate in non meglio precisati luoghi di «rieducazione», appunto di questo si tratta.
Ma c’è un’altra parte di noi che ormai guarda a questa tragedia immane con un atteggiamento a metà fra il distaccato e l’infastidito. La guerra in Ucraina? Meglio là, che qua! Putin e Zelensky? Chiudeteli in una stanza e non fateli uscire finché non si saranno accordati (o magari non si saranno tolti di mezzo a vicenda). I russi sono dei macellai? Sarà, però a forza di sentirsi abbaiare sotto casa la pazienza la perdi!
Questa seconda parte di noi, inutile nasconderlo, sta crescendo a vista d’occhio. E la ragione principale di ciò si chiama inflazione. Si chiama rischio di carestia mondiale. Si chiama aumento della e delle povertà. Si chiama rischio di una guerra nucleare. In una parola, si chiama paura.

Una paura tutt’altro che ingiustificata. Aggredendo e invadendo l’Ucraina, infatti, Putin ha inteso e intende farci proprio questo: metterci paura. E minaccia dopo minaccia, ricatto dopo ricatto, obbligarci ad abdicare alle regole nel cui perimetro e al riparo delle quali siamo nati e cresciuti e che secondo l’ex spia del Kgb non dovranno essere più stabilite a Roma, Berlino, Parigi, Bruxelles o Washington, bensì a Mosca. Lo ha detto e ripetuto fino alla noia lui stesso, l’ultima volta parlando alle giovani leve dell’Armata destinata nei suoi piani a resuscitare l’impero sovietico.
La domanda allora è: Putin può vincere questa guerra solo in apparenza contro l’Ucraina, ma in realtà contro l’Europa e l’Occidente? Risposta: certo che sì! Ma se vince lui, sarà il caos. E tutti, inclusi i filo Putin di ogni ordine e grado, diverremo parte di un mondo in cui le controversie internazionali si risolvono a suon di missili e di colpi di cannone. Un mondo in cui ai dittatori è permesso di “affamare” di energia gli Stati regolari compratori. Un mondo in cui, come conseguenza degli analoghi blocchi illegali imposti anche alla libera circolazione di beni essenziali a partire dal cibo, la corsa dei prezzi non conoscerà più argini e le carestie e la fame dilagheranno spingendo verso le nostre coste masse sempre più incalcolabili e incontrollabili di disperati. Un mondo in cui parlare di “sovranità” e di “sovranismo” farà solo ridere, dato che l’unica sovranità che conterà sarà quella dei regimi militarmente più forti e privi di scrupoli. Un mondo in cui le campagne elettorali saranno definitivamente dominate dai troll e la libertà d’informazione sarà rimpiazzata da un eterno talk show popolato solo di squallide e chiassose controfigure. E per finire un mondo in cui l’impiego di armi nucleari “tattiche”, capaci cioè di distruggere tutto entro un raggio però limitato, sarà giudicato un crimine tutto sommato tollerabile, mentre verrà meno ogni residuo freno alla fabbricazione e allo schieramento di quelle “strategiche” in grado già oggi di raggiungere e dissolvere in un amen qualsiasi metropoli mondiale.
Questo, per chi non se ne fosse ancora accorto, è il mondo terribilmente pericoloso, instabile e a rischio perenne di implodere su se stesso in cui vuole portarci Vladimir Vladimirovič Putin. Un mondo di cui la guerra in Ucraina rappresenta solo l’allucinante prologo, anche se le prove generali si erano già tenute nel 2008 in Georgia e sei anni più tardi nella stessa Ucraina con l’annessione anch’essa forzata della Crimea. Tutto il resto - il Donbass, la difesa delle minoranze russofone, la “minaccia” della Nato - è solo parte di una ormai ventennale campagna propagandistica che ha inquinato spargendo rubli a volontà e sfruttando capillarmente il web le falde acquifere delle nostre stesse democrazie. Fino a offuscare, per tornare al punto di partenza, le menti e le coscienze di molti di noi.


Spetta o spetterebbe alla politica di reagire, indicando con nettezza alla opinione pubblica la minaccia mortale - la peggiore dalla fine della Seconda guerra mondiale, peggiore della stessa pandemia per altro non ancora finita - che ci sovrasta. Invece, la sola cosa che sembra preoccupare i nostri politici sono le elezioni del 2023. L’unico a distinguersi ancora una volta dal coro è stato il meno politico di tutti. O, forse, l’ultimo vero politico rimastoci: Mario Draghi. Ecco un passaggio del suo intervento dell’altro ieri alla Camera: “C’è una fondamentale differenza fra due punti di vista. In base al primo, l’Ucraina si deve difendere. Le sanzioni, l’invio di armi servono a questo. L’altro punto di vista è diverso: l’Ucraina non si deve difendere, non dobbiamo fare le sanzioni e non dobbiamo mandare le armi. La Russia è troppo forte, perché combatterla. Lasciamola entrare, lasciamo che l’Ucraina si sottometta, dopo tutto cosa vogliono questi”. In queste parole è racchiusa l’essenza del dramma epocale che stiamo vivendo. Possiamo anche maledire di esserci finiti dentro. Ma non sarà certo schierandoci con gli aggressori e voltando le spalle agli aggrediti che potremo saltarne fuori indenni.

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