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EDITORIALE

E ora al lavoro per tenere insieme l'alleanza

michele guerra stefano bonaccini

di Stefano Pileri

27 Giugno 2022,14:20

Non c’era spazio per sorprese nella sfida fra Michele Guerra e Pietro Vignali. E non ne sono arrivate. In questa rovente domenica di fine giugno, Guerra riporta il centrosinistra alla guida della città dopo 24 anni di opposizione. Tenere insieme il Pd e il gruppo di Pizzarotti era un’impresa tutt’altro che facile. Gli è riuscita con una campagna condotta senza sbavature fin dall’inizio. Per il ballottaggio ha confermato sostanzialmente la strategia: sguardo rivolto al futuro e poche polemiche. Ha funzionato: Guerra incassa la maggior percentuale ottenuta da un sindaco in quasi trent’anni di ballottaggi a Parma. Nessuno era mai arrivato al 66%. Alla fine, porta a casa 37 mila voti, qualcosa in più di Pizzarotti 5 anni fa.

In sostanza, è andato a votare per Guerra in questo ballottaggio solo un parmigiano su quattro. Dato tutt'altro che positivo anche se la bassa affluenza in realtà è uno degli elementi che hanno permesso a Guerra di vincere in scioltezza. Era già evidente al primo turno che gli elettori del centrodestra avevano deciso di non andare a votare. Ed era davvero difficile pensare che ci tornassero per il ballottaggio. Tanto più che, neanche dopo la batosta del primo turno, il centrodestra parmigiano è riuscito a ritrovare un po’ di unità. Fratelli d’Italia ha sì annunciato un sostegno a Vignali ma ben poco convinto, anche perché, senza apparentamento ufficiale, in caso di vittoria ci avrebbe rimesso un consigliere comunale. La verità è che in dieci anni di opposizione in Comune la Lega, capace invece di fare l’en plein alle ultime elezioni politiche, non è riuscita a costruire un progetto valido con il resto del centrodestra. E, dopo aver bruciato in malo modo il nome di Filippo Mordacci, si è ritrovata a sostenere un po' timidamente la candidatura di Vignali, che aveva dei limiti evidenti. A lui, a Vignali, va riconosciuto il coraggio di averci provato fino in fondo. Era alla ricerca di una riabilitazione politica, dopo quella penale ricevuta dalla Corte d’appello di Bologna. Ora avrà cinque anni per dimostrare di meritarla facendo un’opposizione seria in Consiglio comunale, come ha promesso ieri sera a caldo dopo la sconfitta.

Ben più difficile ovviamente il compito che attende ora Michele Guerra. E non solo perché quello di sindaco è il lavoro politico più complicato (e più bello) che esiste. Ma perché arriva alla guida della città con due gruppi, Pd ed Effetto Parma, che si sono scontrati aspramente per dieci anni. Divisi su tutto o quasi. Fare sintesi ora e tenerli insieme alla guida della città senza troppi sbandamenti non sarà facile come avvenuto in campagna elettorale. Ma è quanto serve alla città ora, in un'epoca complicata come poche altre.

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