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Editoriale

Resa dei conti dopo il voto dei ballottaggi

Resa dei conti dopo il voto dei ballottaggi

di Domenico Cacopardo

28 Giugno 2022,14:05

Le sorprese e le conferme nei ballottaggi di domenica rappresentano lo spartiacque al di là del quale dovrebbe aprirsi
una stagione di riflessioni, di ridefinizione di programmi e prospettive e, diciamolo pure, di resa dei conti. Le elezioni comunali e i ballottaggi non sono andati bene per il centro-destra, ammettendo che esista ancora, cosa molto discutibile e per varie ragioni, la prima delle quali è che la competizione interna tra Fratelli d’Italia e Lega -e, in particolare, tra Giorgia Meloni e Matteo Salvini- prevale sulle esigenze unitarie. Mentre Berlusconi ha adottato la linea dell’attendismo fruttuoso, gli altri due componenti del centro-destra hanno continuato a competere duramente, all’ombra di una solidarietà formale. La Lega ne ha fatto le spese, anche e soprattutto per errori personali del suo leader nei confronti del governo e per la non smentita vicinanza a Putin e al suo partito al quale la Lega stessa è legata da un patto di cooperazione (ancora in vigore a dispetto dell’aggressione ucraina e di inaccettabili indicazioni ideologiche).
L’idea in circolazione tra gli osservatori è che gli elementi emersi dagli ultimi sondaggi Winpoll-Il Sole 24 Ore che danno la Lega 15,2% non possano essere sovvertiti senza un profondo rinnovamento politico e organizzativo.
Dal lato del centro-sinistra la prima sensazione è che l’immobilismo politico, programmatico e tattico di Enrico Letta abbia avuto un certo successo, permettendogli di superare di slancio l’appuntamento dei ballottaggi. Nel centro-sinistra risulta fondamentale l’insediamento sociale del Pd che gode di uno zoccolo duro di sostenitori ed elettori legati dalla storia e da un antico, mai dismesso Kombinat di aziende e associazioni che si richiamano al partito e dal partito attendono supporto.
Rimane il fatto che anche il centro-sinistra, preso atto della dissoluzione del Movimento 5Stelle, deve pensare al futuro, che in ogni caso è difficile per tutti ma specialmente per il partito che sostiene più degli altri il governo Draghi, anche in relazione al previsto aggravarsi della crisi provocata dalla guerra e dal connesso rincaro di gas, petrolio e altre materie prime. Per non parlare dell’inflazione che sta colpendo i fondamentali dell’economia e della società civile. Questi sono i suggerimenti che le due tornate elettorali ci forniscono, al netto della loro particolarità: fondate cioè sulla personalizzazione, sulla qualità personale dei candidati che fanno aggio sugli schieramenti dei partiti. Vedere i casi di Verona, di Piacenza, di Parma e, in senso contrario, di Genova, di Palermo e Lucca.
Guai a farsi prendere dall’euforia di un successo che rimane in ogni caso personale. Quando si apriranno le urne politiche, quelle per l’elezione della Camera dei deputati e del Senato della Repubblica in versione ridotta, se non ci sarà stato un processo di maturazione e di definizione di programmi e di proposte, le rendite di posizione potranno essere spazzate via, con buona pace di tanti leader e leaderini in circolazione.
È questo il traguardo cruciale, quello che il Paese dovrà superare dopo una pandemia storica e una guerra feroce, sanguinosa e criminale. Prepararsi è un dovere comune, di tutte le parti politiche che nutrano ambizioni di governo.
www.cacopardo.it

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