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EDITORIALE

Il vecchio ordine si è dissolto: effetto collaterale dell'inflazione

 Il vecchio ordine si è dissolto effetto collaterale dell'inflazione

di Augusto Schianchi

29 Giugno 2022,12:25

Il vecchio ordine sociale, emerso all’indomani della crisi finanziaria globale del 2008, si sta dissolvendo, in Italia come in buona parte del mondo occidentale, dal Regno Unito agli Stati Uniti. Questo non deve stupire: per un sistema sociale basato sulle libertà individuali – e non sullo stato etico come nei paesi autoritari – i conflitti sociali sono normali, e l’ordine sociale “evolve” nel tempo, esattamente come i sistemi naturali.
Il vecchio ordine sociale era basato su salari bassi e un’inflazione altrettanto bassa. Con i vantaggi economici spostati su altri fronti. I tassi d’interesse a zero hanno garantito mutui per la casa quasi senza oneri per interessi; altresì hanno garantito rendimenti sostanziosi per i risparmiatori. L’estensione progressiva del welfare ha assicurato condizioni sanitarie ragionevolmente efficaci (con le inevitabili diversità locali per la differente efficienza delle istituzioni); una scuola consolidata (per chi vuole studiare); un processo di digitalizzazione pubblica lento (per gli inevitabili problemi culturali), ma che è proseguito nel tempo. Soprattutto è aumentato il sostegno economico alle persone e famiglie più fragili, di cui il reddito di cittadinanza è stato la leva caratterizzante.  (Negli altri paesi occidentali sono stati introdotti strumenti analoghi).
Naturalmente non tutto ha funzionato perfettamente. La lotta all’evasione fiscale si è rivelata inadeguata, ma alcuni provvedimenti come la progressiva riduzione nell’uso del contante, hanno trovato vie parlamentari molto faticose, perché sono materie molto sensibili per l’elettorato, e non sono mancati strenui difensori interessati della libertà nei pagamenti.
Improvvisamente poi – ben prima della guerra in Ucraina– nella convinzione che l’epidemia di Covid si stava esaurendo, tutto è cambiato, con l’esplosione dell’inflazione, nell’arco di pochi mesi da zero alla soglia del 10 percento. Abbattendo il pilastro centrale del vecchio ordine sociale, che fungeva da contrappeso alla stagnazione salariale. Senza un’inflazione bassa, i salari bassi non reggono più, innescando la ben nota spirale: inflazione che aumenta - salari che aumentano - inflazione che accelera.
In un primo tempo le banche centrali hanno mandato messaggi che l’inflazione era un fenomeno temporaneo, non per autentica convinzione, ma per tenere ancorate le aspettative (fondamentali per la politica monetaria!) d’inflazione degli operatori economici ad un’inflazione bassa. Questa sottovalutazione dell’inflazione ha ritardato il rialzo dei tassi d’interessi, che nei prossimi mesi dovranno salire velocemente per recuperare il rialzo rispetto all’inflazione, con il rischio elevato di una recessione.
Le ragioni dell’inflazione sono presto dette. La ripresa dell’economia mondiale a seguito dell’esaurimento (presunto) dell’epidemia del Covid, è stata impetuosa (soprattutto per effetto degli acquisti cinesi), con emergenza rapida delle strozzature del lato dell’offerta, inclusa la scarsità di materie prime e semilavorati. Ad essa si è sovrapposta la crisi nei trasporti, con flotte insufficienti, carenze nel numero dei container disponibili, interminabili file per lo scarico dei porti.
L’esplosione della domanda dell’economia si è scontrata con le limitazioni fisiche dell’offerta, con conseguente aumento dei prezzi delle merci divenute “scarse”. Una regola economica vecchia come il mondo.
Ma un effetto collaterale dell’aumento dell’inflazione ha messo in crisi il vecchio ordine sociale: la scarsità di manodopera. In Italia come negli Stati Uniti.
Il sostegno per i cittadini fragili è un principio “giusto” e ineludibile delle moderne democrazie, che non sopportano eccessi nelle diseguaglianze al proprio interno. L’equità è un’idea strettamente associata a quella di democrazia, che nei suoi fondamenti ritrova il principio di inclusività.
Ma il sostegno economico alle fasce più deboli dev’essere organizzato in meccanismi che aumentino l’offerta di lavoro, e che non vadano ad alimentare incentivi opportunistici, del tipo “reddito di cittadinanza + lavoretti in nero = reddito da lavoro regolare”. Questo effetto perverso già si verifica per i lavori nel settore dei servizi, come la ristorazione, o, su altro fronte, nella pulizia degli aerei. La certezza di un lavoro duraturo non basta più.
La scarsità di manodopera, qualificata e non, è drammatica per un sistema economico perché viene a mancare il fattore primario nella produzione del Pil. Il problema è di difficile soluzione. L’aumento dei salari può indurre a un aumento dell’offerta di lavoro, ma con la conseguenza di un ulteriore aumento dei prezzi, con l’intensificazione della spirale prezzi-salari.
L’aumento dell’inflazione ha portato ad una crisi profonda del vecchio ordine sociale ed il nuovo è tutto da inventare.

© Riproduzione riservata

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