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EDITORIALE

La pretestuosità irresponsabile di alcuni leader di maggioranza

La pretestuosità irresponsabile di alcuni leader di maggioranza

di Domenico Cacopardo

01 Luglio 2022,12:12

È stato un pomeriggio di tensione, quello di mercoledì 29, a Madrid: sembrava che a Roma un pagliaio avesse preso fuoco determinando un rogo così grave da costringere Mario Draghi a lasciare il cruciale vertice dell’Alleanza atlantica cui stava partecipando.
Il professor De Masi -probabilmente in cerca di un ritorno alla notorietà perduta -, trovandosi di fronte i giornalisti, comunica loro che Grillo gli ha riferito di aver parlato varie volte con Draghi che gli ha detto di rimuovere Conte dalla presidenza del Movimento 5Stelle, perché inadeguato.
Un pettegolezzo da bar di paese di campagna che in tempi normali con normali uomini politici non avrebbe meritato un commento, una dichiarazione. Al massimo un aggrottamento d’occhi.
Giuseppe Conte, invece, nelle vesti dell’indignato, è addirittura andato dal presidente Sergio Mattarella a riferirgli l’insulto. Fortunatamente ha deciso di non sfidare a duello il reo, Mario Draghi.
Peraltro, la «consecutio verborum» è assolutamente indicativa della natura e delle modalità dell’accaduto. Non che io creda che Draghi non abbia azzardato qualcosa del genere in un colloquio con Grillo. Anzi, ritengo riprovevole e non coerente con la figura pubblica e privata del nostro premier dedicare tempo a un personaggio pericoloso, devastante e inaffidabile come Grillo.
Lo dico francamente: si tratta di un passo falso, inatteso.
Comunque, non si trattava di un rogo, ma della fiammella tremula di un cerino da sigaretta che s’è immediatamente spenta, non appena lo spostamento d’aria dell’aereo di Draghi si è materializzato sul cielo di Roma.
Rimane il fatto spiacevole, in una situazione drammatica come l’attuale, nella quale viviamo da lontano una vera e propria tragedia umanitaria provocata da una guerra terroristica, e in un contesto che promette sangue e lacrime per l’autunno su tutti i fronti civili, oltre che militari.
Il grillino pro-tempore Giuseppe Conte prende cappello e corre al Quirinale, il leghista Matteo Salvini prende cappello per l’iniziativa del Pd di portare alla discussione dell’aula le proposte di legge relative alla liberalizzazione della Cannabis e all’introduzione dello «ius scholae» e pone una questione politica seria, il pidino Enrico Letta mette sul tappeto la provocazione delle due proposte di legge, presentate e portate avanti per segnare il territorio visto che non hanno un briciolo di possibilità di passare l’esame del Senato.
Mario Draghi, rientrato a precipizio, ieri ha allentato le tensioni, puntando sulla continuità del gabinetto e su un’agenda piena di appuntamenti cruciali per l’immediato e per il futuro prossimo.
Rimane la sensazione di una pretestuosità irresponsabile dei movimenti di alcuni leader di maggioranza, intenti più a preparare le elezioni del 2022 che a occuparsi dei problemi del Paese.
«Dum Romae consulitur, Saguntum expugnatur» («mentre a Roma si discute, Sagunto viene espugnata»). Mai come in questi giorni il vecchio detto della Roma imperiale si attaglia alla Roma della seconda -quasi terza- Repubblica.

www.cacopardo.it

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