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EDITORIALE

Bimba di 18 mesi lasciata morire: non dite che è lucida follia

Bimba di 18 mesi lasciata morire:  non dite che è lucida follia

di Patrizia Ginepri

25 Luglio 2022,12:08

Diana, la bimba di 18 mesi lasciata morire di fame e di sete dalla madre, in un appartamento di Milano, ci lascia annichiliti.
E' il delitto più atroce di questa pazza estate. La follia, certo: perché ci deve essere, per forza, una deviazione della ragione per violenze di tale efferatezza. E qui sta il punto: nessuno pensi che si sia trattato di uno squilibrio mentale, l’unico scaffale in cui collocare tanta crudeltà.


Sarebbe rassicurante convergere sulla pazzia, l’irreparabile marchio di diversità così percentualmente poco rilevante, come la sola origine del male. Ma i conti non tornano. Se la violenza fa ormai parte della nostra quotidianità, non è più circoscrivibile alla follia del singolo individuo, ovvero l’atteggiamento tipico del «capro espiatorio, ossia del voler trovare a tutti i costi una ragione plausibile – e assai utilizzata nelle aule dei tribunali - che riguardi solo il colpevole, e che al contempo calmi l’altrui coscienza.
In sostanza è un modo per non porre in discussione il nostro sistema di valori: la società funziona e l'assassino è solo una scheggia impazzita. In tanti casi, sempre per trovare una chiave di lettura, si potrebbe parlare di mancata «civilizzazione», ma già ai tempi di Freud, anche le famiglie viennesi più rispettabili cedevano ai vizi della pedofilia.

Proviamo a ragionare. La società ha definito «pazzia» qualsiasi azione irrazionale, inconcepibile, per cui il folle è stigmatizzato come una persona bizzarra, senza ragione. Non solo, anche irrequieto, pericoloso per la collettività. Ma chi decide i limiti della normalità? Ogni individuo si costruisce un ruolo e un’immagine di sé che non devono uscire da certi limiti, e devono essere funzionali ai valori sociali dominanti.
Ciò che è considerato «da pazzi», deviante, varia nel tempo, nelle culture, nella categoria sociale. Come le norme sono accettate, anche un comportamento è ritenuto deviante sulla base di un sistema che tende a imporre all’intera società i modelli di comportamento che sono accettabili e quelli che invece non lo sono. Pirandello diceva che «la pazzia è una forma di normalità», perché tutti, in un modo o nell’altro siamo folli, chi più e chi meno. Detto questo, se pensiamo alla piccola Diana e ai tanti delitti feroci e inspiegabili, occorre abbandonare questo tipo di narrazione, con buona pace degli avvocati difensori.
Nella mente di questi assassini non vi è traccia di malattia. È solo crudeltà, egoismo e cattiveria insiti nella mente umana.

Certo, è difficile pensare a genitori «normali» che uccidono i propri figli. Purtroppo, però, la natura umana è del tutto capace di queste atrocità. Sicuramente non giova la crescente desertificazione delle relazioni nella società contemporanea, i muri alzati hanno incrementato aggressività e cattiveria. Non so se l'uomo nasce buono ed è la società a rovinarlo come sosteneva il filosofo Jean-Jacques Rousseau, tuttavia esiste un filo sottile, perfettamente distinguibile, attraverso la trama irregolare dei sentimenti inquinati che conducono alla premeditazione di un omicidio o all’esplosione di una rabbia letale. Pensiamo alla solitudine metropolitana: il silenzio in cui la nostra immensa comunità globale si avviluppa, tra urla mediatiche e intrecci social. Un meccanismo perfetto che lascia gli individui in balia delle proprie personali oscurità. Comunichiamo continuamente, ma parliamo poco. Anche le famiglie sono diventate luoghi di passaggio, ognuno nella sua camera e solo con se stesso. Non può essere un clic o un like a unirci al resto del mondo. La mancata interazione è una corsa verso una deriva arida difficile da scardinare. In ogni caso, per favore, almeno nel rispetto di un piccolo angelo innocente, non diamo la colpa alla follia. Di pazzesco c'è solo il gesto agghiacciante che solo una mente efferata e lucida può commettere.

© Riproduzione riservata

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