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Editoriale

Berlusconi, che errori con Draghi

Berlusconi, che errori con Draghi

di Vittorio Testa

01 Agosto 2022,14:04

Ormai ci siamo, il 25 settembre è già qui e stavolta l’aver licenziato Mario Draghi senza nemmeno dargli gli otto giorni, potrebbe costare davvero cara a Silvio Berlusconi e a Matteo Salvini. Sono loro due ad aver tradito il presidente del Consiglio. Sì, anche i Pentastellati hanno messo la mano e giurato il tutti per uno, uno per tutti: ma ormai contano quanto il loro leader, Giuseppe Conte, cioè pochissismo. Sono tre infatti i punti esiziali delle elezioni di settembre: quanta gente andrà a votare; quale sarà il nuovo assetto del centrodestra; il risultato del Pd e insieme quello di Calenda. Si vota con il sistema spurio del Rosatellum adattato ai nuovi collegi uninominali e al resto del computo proporzionale con sbarramento al 3 per cento per i singoli partiti e del 10 per cento per le coalizioni.
Ma il versante che promette persino ipotesi di sconvolgimenti notevoli è quello del centrodestra,
i leader del quale hanno deciso di correre un rischio devastante, silurando
l’ex presidente governatore della Bce, un uomo stimato soprattutto nel mondo imprenditoriale e quello «dell’antipolitica» .
E senza alcuna motivazione, salvo quella irridente di Silvio Berlusconi: «Si era stancato di fare il premier».

E Salvini, il Matteo dei rosari e delle gite a Medzugorie alternate al Billionaire di Briatore, dopo aver schierato la Lega in ogni posizione possibile in un Kamasutra politico mai visto prima d’ora, lo ha persino applaudito. Dicevamo del rischio che hanno deciso di correre il Cavaliere e Salvini, per via dell’elettorato che in buona parte sicuramente non ha gradito la cacciata di Draghi. Ma soprattutto perché il vento, che pare soffiare nelle vele di Fratelli d’Italia, porterà la Meloni a poter rivendicare il proprio legittimo obbiettivo di essere la leader del centrodestra vincente che dovrà indicare il presidente del Consiglio. I sondaggi disegnano uno scenario da incubo per Forza Italia e la Lega. Berlusconi al 7/8 per cento; Salvini al 12/13 e la Meloni al 25 per cento. I Cinque Stelle al 10 per cento, il Pd al 23. Di conseguenza la situazione a destra ingarbuglierebbe mica poco. Una cosa certa è che Matteo Salvini non potrà mai più pensare di poter fare il premier: una cosa che mette di buonumore il Cavaliere, tornato nella versione del propagandista elettorale che ha a cuore noi povera gente con i nonni spesso catarattati e sdentati, le mamme e le nonne che hanno sgobbato in casa gratis e amore viri: e dunque ecco che pioverà su di loro la manna berlusconiana: mille euro al mese per le angelesse del focolare incontribuite; e un impianto dentistico per ridare un sorriso come si deve al popolo dei cariati e gengigementi. Nel 2014 il Cavaliere aveva promesso anche una visita gratuita mensile del veterinario a casa dei possessori di cani e gatti domestici: circa 10 milioni di italiani. Pare ci voglia riprovare, aggiungendo sconti per i viaggi in treno e per le sale cinematografiche.
Ma è sul versante politico, quello delle cose serie che si giocherà il nostro futuro. Dunque Giorgia Meloni sbaraglierà il campo? Se così sarà, in vista di quel giorno il Cavaliere, messa la mordacchia a Salvini, ha già fatto capire quale sarà la strategia. Ha riso di buon gusto alla domanda del direttore della «Stampa», Giannini, che gli chiedeva se la Meloni avrebbe potuto diventare presidente del Consiglio. «Non scherziamo» ha affermato, convinto che prima o poi da Bruxelles arriveranno problemi – sicurezza e migranti soprattutto- e decisioni che metteranno Fratelli d’Italia in una posizione troppo estrema. Vi è poi il timore che la Meloni intenda forzare in tema di nazionalismo, applicando una riforma costituzionale che, rafforzando il potere sovranista si scontrerebbe con le regole basilari comunitarie. E tutto questo mentre c’è in corso l’inarrestabile guerra tra Russia e Ucraina, con le solite polemiche e i puntuali sospetti su chi era o è alleato di chi e ha percepito finanziamenti da Putin o da chi per esso. Siamo sulla strada giusta per andare a votare inutilmente perché il centrodestra che vincerà di gran lunga sul centrosinistra che non c’è più, perché, a parte Calenda e Renzi, c’è solo il Pd che andrebbe bene (23 per cento) ma che in un Parlamento frastagliatissimo avrebbe difficoltà a stipulare patti e alleanze. Ci saranno 345 scranni in meno ma almeno 16 gruppi parlamentari. Un bel risultato, signore e lorsignori.

© Riproduzione riservata

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