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editoriale

Quei giovani tutti social, violenza e sangue

Quei giovani tutti social , violenza e sangue

di Pino Agnetti

02 Agosto 2022,12:11

Una volta, si contendevano il territorio reale. Ora, la sfida è passata a quello virtuale, ma è sempre la violenza fisica e per nulla immaginaria a farla da padrona. Benvenuti nel mondo delle bande trapper, dall’inglese “trapping” che in slang significa “spacciare” (e già il nome è tutto un programma). Nei giorni scorsi, al termine di una lunga indagine condotta in mezza Lombardia, i carabinieri di Milano hanno tratto in arresto 9 componenti di due di queste bande (soprannominate rispettivamente “Simba La Rue” e “Baby Touché”)”. Tutti ventenni e tutti nordafricani di seconda generazione (per l’esattezza quattro italiani e cinque stranieri). Una di loro è una ragazza che ha avuto un ruolo tutt’altro che marginale nelle azioni criminose - sequestro di persona, rapina e lesioni aggravate - contestate agli arrestati. Era infatti lei ad attirare in trappola, seducendoli, gli elementi della banda rivale che, una volta finiti nella rete, venivano pestati a sangue e torturati. Tutto - botte, insulti, orecchini strappati a forza - veniva fotografato e filmato accuratamente con i telefonini e diffuso su Tik Tok e Instagram insieme a un ricco repertorio di altre imprese del medesimo tenore.

È il loro modo di glorificarsi e di reclutare nuovi seguaci», ha spiegato l’ufficiale dell’Arma che ha guidato l’operazione. Concetti sviluppati anche nella relativa ordinanza del gip di Milano, Ugo Salvini: «Gli indagati vivono una totale astrazione dalla realtà, che impedisce loro di percepire il disvalore e il peso delle azioni criminose poste in essere; questa continua sfida ad alzare sempre la posta in gioco, le continue e improvvise ritorsioni, sono ormai fortemente pericolose per la sicurezza pubblica».
Sono analisi che fanno giustizia di quelle sparse a piene mani dai tanti “pompieri” travestiti da sociologi secondo cui certi allarmi sarebbero solo frutto di una società prevalentemente di anziani, come tali facili a impaurirsi e incapaci di cogliere la «complessità» dei tempi. Tempi in cui, per tornare sul pianeta Terra dove invece vive la quasi totalità della gente comune senza distinzioni di età o condizione sociale, può accadere che una ventina di affiliati del gruppo «Simba La Rue» organizzino un raid armati di spade - avete letto bene: spade! - contro un “soldato” della gang rivale e, una volta fattolo prigioniero, lo tengano sequestrato seviziandolo per ore.

A testimonianza di quelle scene da film horror, sono rimaste anche le intercettazioni effettuate dai carabinieri. In una di queste, si sente la ragazza che agiva da esca dire: «Il suo sangue... volevo spalmarmelo in faccia il suo sangue di m...». Ma soprattutto sono rimasti i già citati video girati e fatti girare a lungo dagli stessi autori non nei reconditi meandri del dark web, bensì sui social normalmente frequentati pure dai ragazzini delle elementari e delle medie inferiori. A riprova che abbiamo a che fare con una tipologia di «bomba» che continua a esplodere e a devastare pressoché indisturbata, addestrando e preparando le future leve delle tante «Simba La Rue» e «Baby Touché» che ormai spuntano come funghi nelle nostre città. Ciò, grazie anche alla complicità a metà fra il consapevole e il rassegnato dei tanti che, per un motivo o per l’altro, preferiscono chiudere un occhio. A cominciare dai familiari, spesso però gente per bene e che tira la carretta dalla mattina alla sera, dei protagonisti di questa saga terribile e spietata.


C’è o ci sarebbe da fare ancora una riflessione sull’uso e sul senso della musica fra i giovani di oggi rispetto a quelli di ieri. Quando le canzoni - alzi la mano chi non le ha vissute così - erano la colonna sonora della nostra sete di emancipazione e di libertà. Mentre oggi fanno da sottofondo - anche se ovviamente e per fortuna non sempre - al trionfo degli istinti più feroci e belluini e di tutto ciò che è pura negazione della dignità della persona: droga, sopraffazione, violenza, soldi a tutti i costi, svilimento e sfruttamento sessuale dell’altro (in particolare della donna). E se qualcuno avesse intenzione di tirare fuori l’accusa trita e ritrita di moralismo, è pregato di andarsi a leggere i testi delle hit più gettonate del genere trap. Lo stesso di cui si dichiarano orgogliosi esponenti - con centinaia di migliaia di followers adoranti, difficile dar loro torto - pure i truci guerrieri di “Simba La Rue” e di “Baby Touché”. Quello sulle cui note è andato a schiantarsi a 300 km all’ora anche il ventenne morto recentemente sul grande raccordo anulare di Roma. E che, forse, ha scandito l’ultima notte delle due sventurate sorelle minorenni uccise all’alba senza un apparente perché da un treno dell’Alta Velocità a Riccione.


Tre storie fra loro diverse e tragiche al tempo stesso, ma che recano in sé qualcosa di ancora più lugubre e minaccioso: l’idea malsana che l’unica cosa che davvero conti sia di vivere in una realtà parallela. Dove qualunque cosa è lecita e non esiste più confine alcuno fra la vita e la morte. Fra il Bene e il Male. Fra il dolore fisico e quello ben più lacerante dell’anima. Una idea, in realtà, non nuova. Ma a cui la dittatura dilagante dei social network ha conferito una forza senza precedenti nella storia di quella che, con una punta forse di eccessivo ottimismo, ci ostiniamo a chiamare la razza umana.

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