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Editoriale

Il futuro elettrico è ancora molto lontano

elettrico

di Aldo Tagliaferro

04 Agosto 2022,13:40

Non c’è alcun dubbio che la rivoluzione destinata ad avere l’impatto più sconvolgente sulle nostre vite - sia in termini economici che sociali - è quella della transizione energetica. O meglio: l’avvento dell’auto elettrica, dal momento che l’Unione europea ha colpevolmente banalizzato nel suo approccio «tutto elettrico» un tema che avrebbe meritato una valutazione a ben più ampio spettro, a partire dalle benzine bio, alternativa interessante nonostante i costi soprattutto se parliamo di biofuel «avanzati».

Ma tant’è: l’elettrico è ormai il nuovo mantra e quel 2035 fissato dal legislatore europeo per l'inizio di una nuova era è minacciosamente vicino, soprattuto per la filiera che ha necessità ben più complesse del cittadino comune. Ma il mercato non se ne è accorto. Guardiamo gli ultimi numeri sfornati lunedì scorso: le vendite risicate di auto elettriche nei primi sette mesi del 2022 sono state addirittura inferiori a quelle dello scorso anno: il 16,4% in meno, nonostante gli incentivi statali (nel solo mese di luglio il crollo è addirittura verticale, -28,3%). E se la quota di mercato è salita impercettibilmente dal 3,2 al 3,4% è solo per la fortissima contrazione generale delle vendite dovuta a una perniciosa serie di concause, guerra in Ucraina in primis. Calo sostanzioso anche per le plug-in, ovvero le auto «con la spina», calate del 18%. E non inganni il dato dell’ibrido (peraltro solo le full hybrid, +19,6%: nel complesso il calo è dell’8%) perché parliamo sostanzialmente di motori endotermici con un «aiutino» elettrico più o meno consistente.

Sono dati impietosi che mettono a nudo due questioni irrisolte e una preoccupante mancanza di visione. Partiamo proprio da quest’ultima perché gli incentivi destinati all’auto stanno fallendo clamorosamente. Per l’ennesima volta - vuoi perché la cassa piange, vuoi perché la politica interviene perennemente per tappare dei buchi e raramente per pianificare - sono stati erogati soldi seguendo criteri irreali. Risultato: partite Iva e noleggio sono rimasti esclusi dalla manovra e gli incentivi per fasce di mercato ancora acerbe (0-20 g/km di Co2, cioè le elettriche, e 21-60, le plug-in) vanno molto a rilento facendo stimare che circa 300 milioni di euro rimarranno inutilizzati.
Passiamo ai nodi irrisolti: i costi delle auto elettriche sono ancora troppo alti per le utilitarie e nell'alto di gamma il tetto dell’Ecobonus a 35mila euro (più Iva) per le elettriche e 45.000 per le plug-in vanifica in larga parte la misura. Terzo punto dirimente: le infrastrutture. Pensate che fra una proroga e l’altra i bandi per le colonnine di ricarica in autostrada sono slittati a fine ottobre. A pensar male parrebbe un clamoroso aiuto ad Autostrade che opera nel settore (per ora senza concorrenza) attraverso Free to X.

Qualche numero? Per il momento su 506 stazioni di servizio appena 59 (l’11,6%) dispongono di colonnine, per un totale di 254 punti di ricarica. Ma i numeri crollano rispettivamente a 38 e 172 se parliamo di ricarica veloce… Ah, tre regioni poi (Basilicata, Molise e Sicilia) sono ancora a quota zero.
Certo, non possiamo negare che la crisi ucraina abbia inciso molto negativamente su catene di approvvigionamento globali già sfibrate dal Covid aggravando la mancanza di prodotto, ma è evidente che molti dei problemi sono a monte. E poi c’è un quarto elemento, non misurabile dalle statistiche, ma decisivo: il mercato, semplicemente, non è pronto per il grande salto. E basta guardare le quotazioni dell’usato in costante rialzo per capire che anziché guardare avanti tutti sembrano volersi voltare indietro.

La responsabilità è essenzialmente della politica, soprattutto a livello di concertazione europea: la lotta alle emissioni va fatta con un approccio a 360 gradi e non sperando che i miliardi investiti per anni dai privati in ricerca e sviluppo trovino magicamente una soluzione semplice a un problema complesso.
E se il cammino dell’auto elettrica appare oggi difficile c’è ben poco da stare allegri: gli investimenti avviati e le riconversioni degli impianti da parte delle Case costruttrici mettono a repentaglio centinaia di migliaia di posti di lavoro a livello europeo mentre il rischio di non risolvere né i problemi della mobilità né quelli delle emissioni si fa sempre più concreto.
Può andare peggio? La solita Tesla insieme allo specialista tedesco Bk World sta progettando autogrill autonomi con servizi completamente automatizzati per ottimizzare i tempi di attesa cui saremo costretti per la ricarica (da 20 a 30 minuti nelle ipotesi più rosee). I «Cube Lounge» saranno dotati di «distributori di pizza senza pizzaiolo» capaci di sfornare in 4-5 minuti. Se il futuro è questo, siamo a posto.

© Riproduzione riservata

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