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Editoriale

Degrado: la riscossa parta dalla Ghiaia

Degrado: la riscossa parta dalla Ghiaia

di Pino Agnetti

09 Agosto 2022,09:06

Il primo pensiero va ai carabinieri che, a giorni e orari alterni, pattugliano quella che per secoli è stata la “piazza dei parmigiani”. Li ho visti lì tante volte, accanto al furgone blu dell’Arma, a compiere il loro dovere nonostante le temperature insopportabili dell’estate italiana più calda di sempre. Una presenza senz’altro utile, ma inevitabilmente non risolutiva dato che il personale a disposizione - altre forze dell’ordine incluse - non consente comunque una sorveglianza h24. Il secondo pensiero va al grido di allarme (o di disperata resa?) dei commercianti della zona raccolto in questi giorni dalla “Gazzetta”. Dunque - come titolato sempre da questo giornale - la Ghiaia muore, ammesso che non sia già morta. Bombardata non solo metaforicamente (vedi le bottiglie di birra e perfino le biciclette scagliate allegramente da viale Mariotti) e occupata in pianta stabile da una multiforme orda che ormai lì è di casa e lì ha eretto il proprio dominio fatto di furti, aggressioni, rapine, festini alcolici, risse, insulti e minacce verso gli incauti che osano anche solo levare lo sguardo per protestare.
La cattiva notizia è che anche altre zone della città (in primis San Leonardo) versano o rischiano di finire nelle stesse condizioni.

La buona, è che non è vero che tutto questo degrado insieme umano, civile e urbano sia qualcosa di inarrestabile e di ineluttabile. C’è però una operazione verità da compiere. Una operazione che richiede - capisco la difficoltà visto che da qui al 25 settembre saremo di nuovo in campagna elettorale - di rinunciare alle solite ricette miracolistiche e ai soliti sdegnati scambi di accuse. E il punto di partenza di questa “operazione verità” consiste nel riconoscere senza più infingimenti che la scelta fatta a suo tempo dalle amministrazioni Ubaldi-Vignali di fare sloggiare il mercato permanente della Ghiaia fu una scelta radicalmente sbagliata. Ancora più sbagliata perché accompagnata dalla costruzione di quelle terrificanti “vele” che, oltre a distruggere la mirabile skyline degli edifici visibili dal Lungo Parma, si sono rivelate (ma non bisognava essere certo dei Renzo Piano per immaginarlo) un gigantesco forno a microonde d’estate e una superflua tettoia (spesso fra l’altro sgocciolante) nei restanti mesi dell’anno.

Intendiamoci. Che il tradizionale cuore mercatale cittadino avesse bisogno di essere riammodernato e riqualificato, è fuori discussione. Ma le soluzioni adottate - per non parlare della coda infinita di disagi, sprechi e contenziosi che ne seguì - hanno reso la “nuova Ghiaia”, inaugurata ufficialmente nel dicembre 2010, un misfatto architettonico e urbanistico paragonabile solo alla demolizione nel 1930 delle storiche Beccherie del Bettoli. A dirlo non sono io, ma la triste e dura realtà. Da allora infatti, e nonostante i successivi tentativi di rattoppo tutti miseramente naufragati, quella ferita non si è più rimarginata. E a riempire il vuoto che è all’origine della catastrofica situazione attuale ci ha pensato la variegata fauna - rapinatori, spacciatori, baby gang, ubriachi e fuori di testa di ogni ordine e grado - che oggi costringe gli operatori superstiti e con loro i residenti a dire che “qui siamo in zona di guerra”.

Pensare di saltarne fuori semplicemente “militarizzando” la zona - con quali forze, poi, visto che ora anche i soldati della operazione “Strade Sicure” sono stati ritirati da tutta Italia? - può andare bene, ripeto, per alimentare le solite schermaglie politico-elettorali. Non per aggredire il problema alle sue radici. Che, essendo chiaramente di natura strutturale e progettuale, dovrebbero spingerci a guardare, da un lato, al meglio del nostro passato e dall’altro agli esempi che ci vengono da altre città. Valga per tutti quello di piazza delle Erbe a Verona, dove in un centro storico decisamente più “complicato” del nostro è attivo dal lunedì al sabato (ed eccezionalmente in alcune domeniche) il mercato quotidiano risalente all’epoca scaligera. Una istituzione sacra non solo ai veronesi, ma agli stuoli di turisti che vi possono acquistare di tutto: dai souvenir alle tipicità del territorio. Siccome copiare è da furbi, ma limitarsi solo a quello da asini, è chiaro che il “modello” andrebbe rivisitato in base alla nostra specifica e universalmente riconosciuta vocazione agroalimentare. Con le ricadute commerciali, d’immagine e anche sociali derivanti da una Ghiaia di nuovo popolata di turisti e di parmigiani. Poi, naturalmente, servirebbe pure una stretta sull’ordine pubblico.

E qui lancio un’ultima provocazione, che poi tanto provocazione non è. Stabiliamo che per un arco definito di tempo - facciamo tre o sei mesi? - tutta la zona, compresi i borghi limitrofi, divenga un “sorvegliato speciale” in cui fare rispettare le regole nel modo più rigoroso possibile. Pena, multe salate e sanzioni esemplari anche per chi usa le strade come una discarica privata e per quei bar dediti a fare caciara e a distribuire ettolitri di alcol all’aperto fino a mattina inoltrata. Poi, al termine dell’esperimento, vediamo come siamo messi. Intanto, nella lista delle grandi opere della Parma di domani, inseriamone una che non può più attendere: fare della “nostra” Ghiaia un simbolo non più di degrado e di abbandono, ma di riscossa. Il fiore all’occhiello e il biglietto da visita di una città che non si arrende e che guarda con coraggio, fiducia e l’indispensabile partecipazione di tutti alle tante sfide che la attendono.

© Riproduzione riservata

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commenti 2
  • pierlvignoli

    13 Agosto 2022 - 06:31

    .... Puoi ricorrere alla ghiaia oppure ai ' benedetti' dehors sparsi per il centro e pagando le consumazioni!. Purtroppo il prezzo della ghiaia è troppo alto per i commercianti ? Preferiscono i rionali? Chi si prende dalla periferia per andare in ghiaia? Con tanti supermercati? Solo i nostalgici di quel che era e non è più! Ma la nostalgia è canaglia e ti prende quando non vuoi dice la canzone.

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  • pierlvignoli

    13 Agosto 2022 - 06:20

    Credevo che i biglietti da visita di Parma fossero altri. A parte il fatto che le vele non ostruiscano la visuale Skyline dei palazzi e il forno forse è di richiamo per il popolo subsahariano che vive a Parma. Che dire del bellissimo palazzo medioli? Che interrompe la visuale della pilotta?. Quel mercato che è sostituito dai rionali e perché no, da quelli dei paesi limitrofi, Collecchio, Traversetolo o Sorbolo. Come ho scritto, i biglietti da visita, pensavo fossero altri, quelli pubblicati sulle guide turistiche, Duomo, battistero, la pinacoteca, il teatro Regio, le fontane che accolgono da est a ovest, San Giovanni , i viali ombrosi , la cittadella e la Stazione se non fosse ridotta a latrina dai soliti derelitti. Per quanto riguarda i carabinieri e le forze di Polizia di stato e locale che dovrebbero completarsi nella sorveglianza di questo luoghi , la lascio al buon cuore dei vari comandati, in primis al prefetto. Comunque se non ti vuoi bagnare nei momenti di agognata pioggia ...

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