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Editoriale

Rushdie, quell'odio mai sopito che ritorna

Rushdie,quell'odio mai sopito che ritorna

di Francesco Bandini

14 Agosto 2022,12:10

«Giustizia è fatta», ha detto il presidente Usa Joe Biden dando di recente la notizia dell’eliminazione del numero uno di al-Qaeda, al-Zawahiri, centrato da un drone nel suo nascondiglio di Kabul. Ventuno anni dopo l’11 Settembre, il nemico giurato dell’America è stato colpito da un giusto desiderio di vendetta che non si è mai sopito. Quasi in risposta a quell’atto così clamoroso, pochi giorni dopo un’altra vendetta si è consumata a distanza di molti anni – addirittura trentatré – dall’evento che ne era alla base, con l’accoltellamento di Salman Rushdie in applicazione di una fatwa emessa nel lontano 1989 dall’ayatollah Khomeini: un attentato contro un uomo che nel tempo ha saputo sfidare la morte (e soprattutto la cultura di morte che c’è dietro quell’anatema) e diventare un simbolo di resistenza all’odio, rifiutandosi di rassegnarsi a una vita da braccato, ma anzi facendosi testimone di un desiderio di libertà di espressione che è più forte di ogni oscurantismo.
Gli americani non dimenticano, ma non dimenticano neppure gli estremisti islamici, i fanatici, gli invasati, i nemici dell’occidente, della democrazia e della civiltà in generale.


La rabbia di tutti questi nemici degli Stati Uniti è evidentemente solo rimasta a covare sotto la cenere, dove però ha continuano ad alimentarsi e ad attendere il momento giusto per venire allo scoperto, non importa in quale forma e per mano di chi, purché avesse la possibilità di scatenarsi e colpire un bersaglio simbolico. È impossibile dimenticare per chi ritiene di agire in nome di un precetto considerato giusto, che ha un fondamento religioso e perfino «giuridico» e che in quanto tale rimane valido per sempre e al quale qualunque fedele può cercare di dare applicazione. E alla fine, purtroppo, è successo.
Questa è un’epoca in cui l’umanità è tormentata da flagelli sempre nuovi, sempre più globali e proprio per questo sempre più minacciosi: l’ultimo è la guerra (nuova nel senso che, almeno alle nostre latitudini, non ci si aspettava di vederla comparire ancora e in questi termini) e la crisi energetica che ne consegue, la pandemia, il cambiamento climatico, l’avanzata dei regimi autocratici e il pericolo che essi rappresentano per il mondo libero. Ma fra tante e potenzialmente letali sciagure, il gesto contro Rushdie ci ricorda che ce n’è una ulteriore, per niente nuova e sempre in agguato, quasi dormiente in attesa del momento propizio per attivarsi ed entrare in azione anche in casa nostra: il terrorismo di matrice islamista. E questo senza considerare quelle aree del pianeta dove tale ideologia regge o comunque ispira interi Stati.


L’odio di un intero mondo (o quantomeno di una significativa parte di esso) verso un altro mondo trova in quella fatwa, antica ma sempre attuale, una plastica rappresentazione, perché proprio come quell’anatema anche l’odio è antico ma sempre attuale. Solo che ora è un po’ meno evidente, coperto com’è dal clamore delle altre disgrazie che questo ventunesimo secolo ci sta riservando. L’importante è esserne consapevoli e non dimenticare mai che fra le tante insidie da cui guardarsi c’è anche quella e che si combatte principalmente rimanendo aperti al dialogo, sostenendo le componenti più moderate delle comunità in cui trova terreno fertile, rispondendo con la legittima forza alle aggressioni, ma soprattutto mantenendo saldi e vitali i propri irrinunciabili principi: saranno principalmente quelli la migliore arma per il giorno in cui il fondamentalismo tornerà ad aggredire su vasta scala.
francesco.bandini@gazzettadiparma.it

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