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Editoriale

Quei leader di partito che non sanno emozionare

Quei leader di partito che non sanno emozionare

di Domenico Cacopardo

17 Agosto 2022,09:04

«Elections? Emotions» Barak Obama dixit. Se guardiamo agli Usa, dobbiamo ammettere che anche Donald Trump vinse con l’emozione che, purtroppo, democraticamente privato del potere, trasformò in «aggression». Joe Biden ha vinto senza emotions. La sua «rationality» s’è affermata anche per gli eccessi plateali (che hanno suscitato reazioni -emotions- negative) del predecessore. La digressione è giustificata dalla immediatezza dell’esempio americano.
Se guardiamo con il medesimo criterio all’appuntamento del 25 settembre, dobbiamo ammettere che Enrico Letta, segretario del Pd, non può suscitare emozioni nemmeno nell’ambiente più ricettivo. Di certo è un razionale che, tuttavia, violenta la razionalità per dare spazio all’opportunità. Al compromesso cioè con i potentati interni al suo partito che, ancora una volta, risulta privo di proiezione esterna. Superata la leadership di Matteo Renzi, un politico capace sì di suscitare emotions che, poi, strada facendo, ha abusato di questa dote sino a diventare reiettivo, il Pd s’è affidato a un modesto e grigio burocrate come Zingaretti e, poi, a un altro burocrate incapace di mobilitare aderenti e simpatizzanti disegnando un progetto rivolto agli italiani.

Questo limite dimostra come questa forza politica, non più egemone a sinistra, guardi sempre e solo ai propri
equilibri interni, alla difesa delle posizioni -soprattutto personali- raggiunte e tema un’apertura alla società contemporanea, alle riforme (non dimentichiamo che il Pd nel raccontarsi dichiari di essere una forza progressista, avendo bandito dal suo vocabolario alcune parole eversive per la propria nomenklatura come riformismo, e socialismo democratico) e quindi al cambiamento.
Se osserviamo gli altri, stragande maggioranza del mondo politico nazionale, ci rendiamo conto di come siano privi di capacità emozionale sia il povero Giuseppe Conte, sia Silvio Berlusconi, sia Salvini. Gli slogan sono freddi e del tutto inidonei a penetrare nel subconscio e nel conscio degli elettori, anche simpatizzanti. Sublime nella propria insignificanza la parola credo, motto leghista: non colpisce la comunità cattolica per contraddizioni insuperabili di chi la propone e non colpisce gli altri, abituati ormai a non credere, sentimento diffuso e prevalente, si tratti di Covid o di Europa.
Non era prevedibile che l’uomo delle grandi banche, colui che piegò gli gnomi di Francoforte alla sua visione dell’euro e dell’Unione, Mario Draghi, con il suo tono dimesso e discorsivo, tutto numeri e ragione, mostrasse un’inattesa capacità emozionale paragonabile, nella storia d’Italia, soltanto all’eloquio e alla presenza scenica di Alcide De Gasperi, di cui ricordo personalmente un comizio.


Se torniamo ai partiti, mi sembra oggettivo riconoscere a Giorgia Meloni e a Carlo Calenda la dote emotion, anche se viene declinata in modo molto diversificato. L’emotion della Meloni ha dietro di sé anni di direzione di Fratelli d’Italia (dopo Alleanza nazionale e Partito della libertà) e un lavoro assiduo e continuo che, passo dopo passo, ha determinato la crescita del consenso sino ad arrivare a numeri che mai, nella storia, il partito sostanzialmente erede del PNF (Partito nazionale fascista) aveva ottenuto. Segno questo che il valore dell’antifascismo è quasi del tutto svanito e alberga soltanto in una ristretta minoranza di anziani o di giovani rivoluzionari (un piccolo nucleo). Una constatazione che sfugge pienamente al gruppo dirigente del Pd e al suo segretario. O se non sfugge, viene usato per compattare nel campo trincerato costruito per le prossime elezioni i propri seguaci, quelli rimasti dopo una serie di docce fredde consumate in 11 anni circa di governo (con l’interruzione del Conte-Salvini), oltre che in precedenza.
Quanto a Carlo Calenda la sua presa -che sicuramente eserciterà (salvo gaffes) sino al 25 settembre- dovrà superare il cimento di una attività parlamentare le cui ombre prevarranno sulle luci.
Come sempre i periodi di crisi presentano impreviste opportunità. Buon raccolto per chi riuscirà a coglierle.
www.cacopardo.it

© Riproduzione riservata

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commenti 1
  • Frank

    17 Agosto 2022 - 15:31

    Lo chieda a Letta, più che un leader di partito mi sembra un giocatore d azzardo alla ricerca del piatto "buono"

    Rispondi

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