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EDITORIALE

Le prospettive socioeconomiche dell'Italia in un mondo globale

Le prospettive socioeconomiche dell'Italia in un mondo globale

di Fabrizio Pezzani

09 Febbraio 2022,12:15

Sul tema del rilancio del paese si vanno formando dichiarazioni contrastanti sulla crescita reale e sugli effetti inflattivi delle variazioni dei prezzi delle materie prime dovute anche ad operazioni speculative che li rendono altamente variabili nell’arco della stessa giornata e quindi non prevedibili.
Il richiamo costante alla crescita del pil, per quello che vale questo indicatore , sembra essere messo in discussione dalla dinamica avversa dei mercati finanziari. La sua crescita lo scorso anno è relativamente indicativa e non rappresenta in nessun modo un trend possibile che richiede un’osservazione più estesa nel tempo , infatti il pil dello scorso anno in crescita del 6,1% va confrontato con la decrescita dell’anno precedente così in termini differenziali la media scenderebbe vistosamente.
Prima di affrontare il tema specifico è interessante osservare la dinamica dei flussi economici e finanziari globali in particolare tra Usa con un deficit commerciale e la Cina con un vistoso surplus commerciale. Gli Usa hanno confermato l’aumento del deficit del 19,4% pari ad oltre 80 miliardi di dollari mentre la Cina ha ulteriormente aumentato il suo surplus commerciale del 29,9 % pari a 676 mld di dollari.

L’interscambio fra i due paesi è l’espressione delle due velocità la Cina ha un export cresciuto del 21/% pari a 576 miliardi di dollari ed un import cresciuto del 32,7% per un valore di 179,53 miliardi. Al contrario gli usa importano quasi tre volte il loro export verso la Cina, va notato che quasi il 40 % delle importazioni americane sono i prodotti fatti fabbricare in Cina per i minori costi produttivi. La politica usa orientata al breve tempo ed alla remunerazione dei dividendi ha favorito la delocalizzazione selvaggia e con questa la riduzione reale della manifattura americana che aveva fatto grande il paese. I due paesi hanno un debito altissimo rispetto al pil ma mentre il debito cinese è in mano ai cinesi quello Usa è disperso in modo globale dalla finanza; i due debiti hanno strutture e possibilità diverse la Cina è la fabbrica del mondo gli Usa sono grandi stampatori di dollari di cui non è chiara la reale e vera contropartita dopo la fine del «gold exchange standard».
Noi siamo in mezzo e continuiamo a domandarci da che parte stiamo per non finire come i polli di Renzo Tramaglino anche se sembra ci sia una sorta di piacere morboso nel farci del male come i tempi recenti hanno dimostrato.
Abbiamo il vantaggio di essere un paese di grande manifattura e di straordinaria creatività ma anche qui i modello perdenti degli usa hanno intaccato fortemente la nostra storia fatta da piccole e medie imprese e da coraggiosi imprenditori figli degli antichi mezzadri da cui hanno ereditato il coraggio , l’etica del lavoro , il valore dei sentimenti e della famiglia. Sarebbe necessario smettere di vivere di finanza ma in gran parte di economia reale in cui siamo tra i più forti al mondo . Eppure ogni giorno sembra che esista solo una finanza da rapina che esercita un potere sugli andamenti dei prezzi delle materie prime comprando e vendendo in continuazione senza un reale controllo sugli strumenti finanziari come i derivati e gli otc. Guardiamo ogni giorno la borsa che sembra una montagna russa spinta da continue speculazioni che sono troppo lontane dalla realtà perché vivono di aspettative create ad arte , ma le aspettative non sono conoscenze per cui le borse e la finanza divengono in modo molto diverso da come diverrebbero se fossero basate sulla conoscenza ma non si può vivere di aspettative.
La misura più efficace sarebbe potere mettere in discussione un modello socioculturale fallito fondato sulla tecnocrazia, «Technè» la chiamavano gli antichi greci , a cui abbiamo affidato il ruolo di fine e non quello di mezzo. Dobbiamo avere la forza di tornare a quelle radici che ci hanno fatto forti e diventare dal nulla fra i paesi più industrializzati al mondo. La politica scollegata dalla realtà e governata dalla finanza è fallita nel suo ruolo di guida socioculturale ed andrebbe ricostituita con persone nuove o comunque con idee nuove , non siamo arrivati a questo punto di incapacità per caso ma sono anni che stiamo percorrendo una pericolosa china verso il dissesto promuovendo l’appartenenza politica e non il merito. La correlata crescita abnorme della burocrazia è diventata quasi una realtà a sé stante ed un ceppo micidiale per la crescita allungando i tempi delle decisioni dal loro essere poste in essere . Il problema della burocrazia si lega a quello della giustizia e del diritto che se una volta era considerato un bene per il paese ora sembra la sua tomba
Non usciremo mai da questa crisi con provvedimenti esterni – norme sulla finanza , la borsa , la politica , la scuola … ma solo con la capacità ed il coraggio di ridefinire le nostre gerarchie dei bisogni e riportare l’uomo ad essere un fine e non un mezzo sacrificabile riconoscendo e promuovendo il merito.

© Riproduzione riservata

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commenti 1
  • silvio.cocconi

    11 Febbraio 2022 - 19:12

    Bravo Professore, concordo in pieno e sono orgoglioso che sia stato il mio relatore nel lontano 13/03/1986 , anche se Lei giustamente ha sempre definito le tesi di Laurea o diploma "un retaggio medievale dell'Univesità italiana" ... anche lì aveva ragione ! ... Si presenti p.f. a Sindaco di questa città o cmq. partecipando a qualche lista civica, dato che le liste di partito credo non facciano al caso Suo ! Con immutata stima Silvio Cocconi

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