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«Certe notti» la danza balla il rock

ParmaDanza: il coreografo Luciano Bigonzetti racconta lo spettacolo in scena stasera e domani

  • DATA - ORA INIZIO:24/05/2014 20:00
  • DATA - ORA FINE:25/05/2014 23:00
«Certe notti» la danza balla il rock

di Valentina Bonelli

E' nato dal folgorante incontro artistico tra il coreografo Mauro Bigonzetti e il rocker Luciano Ligabue «Certe Notti», spettacolo di culto della Fondazione Nazionale della Danza/Aterballetto, in scena al Teatro Regio di Parma stasera e domani alle 20, ultimo appuntamento del festival ParmaDanza 2014. I diciotto ballerini della compagnia reggiana, diretta da Cristina Bozzolini, rispondono con vibrante energia, nel tipico stile coreografico di Bigonzetti, alle più celebri songs di Ligabue. In sottofondo, a evocare l’universo del cantante emiliano, i taglienti dialoghi del suo film «Radiofreccia» e le ruvide poesie da lui composte.
«L’incontro con Luciano - ha spiegato Bigonzetti a proposito della nascita dello spettacolo - è stata una di quelle strane alchimie alle quali non si sa dare una spiegazione, ma da subito si è creato tra noi un forte legame. Siamo della medesima generazione, abbiamo vissuto gli stessi anni e le energie di allora ci hanno segnati profondamente. Così ci siamo trovati a guardare uno nel lavoro dell’altro e a capire che ne poteva nascere un’opera unica. E sono danzatori appartenenti a un’altra generazione, quella che più di ogni altra ascolta la musica, a dare letteralmente forma a quest’incontro».
«La musica è vibrazione: qualsiasi fisico potrebbe spiegare che ha interazioni con le cellule del corpo» ha raccontato Ligabue facendo eco alle parole di Bigonzetti. «Il rock’n’roll è celebrazione della vita e dell’impulso vitale. Questo incontro artistico genera corpi che hanno la capacità di allenarsi e controllarsi, esibire la propria corporalità come risposta alla mia musica. La prima volta che ho visto i ballerini danzare ho avuto un momento di grande commozione, soprattutto su “Buonanotte all’Italia”. Vedere l’energia del corpo nei movimenti eseguiti con grazia per me è un’emozione molto forte.»
Angelo Davoli, visual artist pure reggiano e della stessa generazione di Bigonzetti e Ligabue, evoca con le sue videoinstallazioni sulla scena un paesaggio industriale tipicamente emiliano. «La performance al Cantiere Morini - ha spiegato - è stato il punto di partenza ed il fulcro della video-installazione. Come artista visivo e non scenografo in senso stretto, ritengo il mio intervento di installazione un’opera site-specific, pensata e progettata per lo spazio del palcoscenico, in armonia con la musica e con la danza. Il sito di una cava in un cantiere in attività, ovvero un ipotetico “non luogo“, si trasforma attraverso più azioni artistiche in un luogo di incontro di più linguaggi, in armonia fra loro e con l’ambiente. L’azione performativa sui silos vuole essere un punto di incontro simbolico fra gli elementi aria e terra».